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Archive for dicembre 2008

Questo saggio, che si propone di esplorare in modo trascendentale la definizione del potere – e conseguentemente della libertà e del diritto – è stato costruito sulla base delle riflessione a margine della lettura di Filosofia della Rivelazione, di Friederich Wilhelm Joseph Schelling [1], un libro che riteniamo un caposaldo assoluto della metafisica e della filosofia.

Per un riassunto dei suoi contenuti si rinvia alla recensione dell’autore [2].

Prima di entrare nel merito della questione vorremmo anche anticipare che nel corso di questo saggio daremo ragione dell’impressione dedotta dalla lettura di Schelling, che sia possibile una fondazione trascendentale della psicologia sulla base della teoria psico-dinamica della vita intra-divina sostenuta dal filosofo tedesco. Ciò è in linea con quanto da noi sostenuto in una precedente opera [3], in cui sostenevamo che i fenomeni dello sviluppo bio-psicologico umano, andassero, per essere compresi nella loro essenza, e cioè nel loro senso profondo, proiettati sullo sfondo di entità ontologiche illustrate dalla metafisica e dalla teologia.

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Napoli, 28.12.08

In questo saggio l’autore ha voluto esplorare il concetto di potere, usando le riflessioni al margine della lettura della Filosofia della Rivelazione di Schelling.

Il concetto di potere, come viene comunemente inteso nell’ideologia democratica e nel sentire comune, viene dunque serratamente criticato alla luce del pensiero metafisico di S., che, illustrando le dinamiche della vita intra-divina, permette a giudizio dell’autore, di intravedere in esse un paradigma normativo per i corrispondenti fenomeni della psicologia e dell’agire umano.

La tesi di fondo del saggio è quella della nullità ontologica dell’individualità, e dunque della necessità, nel concepirne l’esistenza, di relativizzare quest’ultima al valore etico della sottomissione, del sacrificio e dell’appartenenza ad un entità ontologicamente superiore.

Un breve stralcio del saggio viene pubblicato nel blog alla voce “filosofia”, mentre uno stralcio più ampio può essere reperito nel sito www.liberaofficinaletteraria.it

Il testo completo può invece essere richiesto all’autore

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Al sorgere del sole i venti cavalieri raccolti sullo spiazzo antistante la chiesa sguainarono le spade all’unisono e le levarono al cielo mentre l’ostia brillava come un secondo sole tra le mani del sacerdote che con le spalle al sole levante celebrava l’ufficio.

Poi l’ostia iniziò a librarsi in alto perfettamente allineata con la sacra spina custodita nell’ostensorio.

Una lunga guerra era finalmente terminata, una guerra in cui molte vite erano state sacrificate e molte erano state le distruzioni, ma il paese era ormai libero dai nemici.

I primi a portare la notizia nella città erano stati i venti cavalieri, mandati dal Re dal campo di battaglia lontano nelle pianure ad ovest. Il Re aveva messo a capo del drappello tre tra i migliori di essi, e questi avevano disposto per la messa di ringraziamento.

Non ebbero il tempo di riposarsi dalle fatiche della tremenda battaglia, e quando essi partirono dal campo l’esercito era ancora impegnato a raccogliere dal campo di battaglia, oltre che il grande numero di feriti e morti, anche i molti uomini esausti e resi folli dal sangue e dal terrore.

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“Oggi mi sembra proprio un giorno benedetto”, si disse Matteo uscendo di casa presto per raggiungere la sua bottega al centro del paese.

Appena uscito si riassettò il cappotto, si mise il cappello e si alitò il fiato caldo sulle mani dopo averle battute energicamente l’una contro l’altra.

Poi, sentendo le forze del mattino ascendere in lui su dalle gambe, che intanto avevano iniziato il cammino, e da quelle su poi per il dorso fino al collo e la nuca, si disse soddisfatto : “Oggi finirò il lavoro per Don Leandro, e potrò iniziare quello nella chiesa!”

Matteo faceva il falegname ed era ben conosciuto ed apprezzato in tutto il paese.

Il suo lavoro l’aveva reso abbastanza agiato da permettergli di comprare una casa lungo uno dei lunghi e graziosi viali che univano il centro del paese alla periferia ed alla campagna.

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La raccolta, edita dall’autore, contiene tre racconti dai seguenti titoli: Terra di eroi, La battaglia e La sacra spina.

Nella sezione “racconti” di questo blog vengono proposti degli stralci dei suddetti testi.

In essi l’autore sviluppa il tema del compimento individuale attraverso il dolore ed il sacrificio.

I punti di vista corrispondenti a ciascun racconto sono diversi.

In Terra di eroi, viene sviluppato il tema del rapporto misterioso tra il presente ed il passato, mediato attraverso l’immagine simbolica del sangue versato. Gli abitanti di una cittadina, che nel racconto viene volontariamente definita “paese” allo scopo di tenersi prossimi allo spessore etico delle storie locali, vivono una vita resa felice ed agiata dall’adesione spontanea e collettiva ad un’antica tradizione di servizio ed abnegazione. Poco a poco il mistero di questa condizione viene spiegato da un antico passato di gloria e sacrificio.

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Da Friederich W.J. Schelling, Filosofia della Rivelazione, Bompiani, 2002

” Se si da una dottrina realmente irreligiosa , essa non dev’essere definita filosofia irreligiosa; questo significherebbe concederle troppo; essa è tanto poco filosofia, quanto può esserlo una dottrina immorale nel suo profondo fondamento; piuttosto, com’è stato spesso notato, merita di chiamarsi filosofia, e soddisfa le autentiche esigenze scientifiche, solo quella filosofia in cui tutti i concetti essenziali possiedono profondamente tanto un significato morale quanto uno speculativo” (pag. 223)

“…l’empirismo non esclude affatto ogni conoscenza del sovrasensibile”  (Pag. 187)

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La battaglia

Vincenzo Nuzzo


La battaglia

Il rullio dei tamburi alle nostre spalle è finalmente cessato.
Siamo davanti al nemico.
Tra poco sarà impartito l’ordine di attacco.
Ed improvvisamente, mentre a pie’ fermo attendiamo, mi coglie il lancinante ricordo dei radiosi giorni del passato.
Il nemico si tiene ai piedi delle basse alture con cui termina lo stretto pianoro alla cui altra estremità ci siamo fermati alla fine di un lungo pendio.
Finora i tamburi avevano rullato interminabilmente dietro di noi guidandoci all’attacco.
Marciavamo in file serrate, uno accanto all’altro, misurando il terreno a lunghi e risoluti passi.
Spingendo avanti le gambe rigide, ed lasciando cadere i piedi pesantemente al suolo. Risoluti. Senza esitazioni. Come ci è stato insegnato. Perchè il nostro passo cadenzato e pesante faccia tremare la terra ed i cuori.
Ma non i nostri.
E i nostri cuori non tremavamo affatto, mentre marciavamo.
Risoluti, si!. Ma risoluti a morire, prima che ad uccidere!. Sollevati, come lo si è solo prima di una battaglia. Decisi a concludere lì, se il destino lo volesse, i nostri giorni.

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