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Archive for gennaio 2012

 Vincenzo Nuzzo

 

IL MANIFESTO CONSERVATORE DELLA BORGHESIA ETICO-PROFESSIONALE

 

Parole d’ordine: DECELERARE-REGREDIRE-DECOMPLESSIZZARE

 

La storia del Movimento

 

L’idea di fondare un movimento inter-sindacale nasce da molto lontano, e cioè dalle circostanze in cui più volte si è trovato il dr. Vincenzo Nuzzo nel corso delle battaglie da lui combattute per la riqualificazione in senso qualitativo del modello assistenziale della Pediatria di Famiglia (visite domiciliari e ADHD-psicosociale). L’idea è sostanzialmente quella di un movimento di originale riflessione ed intelligence, oltre che di indirizzo e pressione ideologica, con il compito di richiamare la teoria e prassi sindacale al perseguimento dei più qualificanti ed autentici obiettivi della categoria.

Al momento presente, l’esigenza di riproporre l’antica idea di un siffatto movimento (condivisa dagli aderenti , ed in particolare, dal dr. Nino Contiguglia, referente organizzativo di esso) è nata dalle impressioni suscitate dal drammatico scenario configurato dal progetto del governo Monti di incamerare nelle casse dello Stato il patrimonio della cassa pensioni ENPAM, una cassa puramente contributiva. Un progetto, questo, che è da inquadrare nel gravissimo scenario politico (e filosofico) illustrato dal manifesto-documento ideato ed elaborato dal dr. Nuzzo, e che qui viene presentato.

Dati i rilevanti rivolti etico-professionali che saranno illustrati nel manifesto-documento, il movimento rinasce nella forma chiaramente indicata dalla sua denominazione di Movimento Etico Professionisti Sanità, o MEPS, una forma che è sufficientemente indicativa dei suoi scopi e della sua filosofia di azione, in linea con l’indirizzo filosofico-politico illustrato nel manifesto-documento stesso.

Ciò che il movimento auspica, in rapporto a quanto esposto nel documento, è un’ampia mobilitazione della borghesia etico-professionale, includente gli operatori di tutti i settori menzionati nel documento stesso e configurante il contesto finalmente globale (basato su una visione di ampio respiro filosofico-politico) delle lotte delle singole categorie.
Siamo convinti infatti che, in particolare nel momento storico che stiamo oggi vivendo,
le lotte intraprese dai vari settori (o categorie) della borghesia etico-professionale debbano finalmente rientrare nel più vasto orizzonte della presa di coscienza di sé stessa da parte di quest’ultima

 

 

Il manifesto-documento

 

Questo documento, che ha l’ambizione di essere un manifesto per la borghesia etico-professionale e quindi di costituire per essa lo stimolo ad una nuova presa di coscienza di rivolta, nasce chiaramente dalle intimazioni rivolte alla coscienza collettiva dalla grave crisi economica in atto.

 

Dicono che il mondo sia scosso da una delle più profonde crisi che abbia mai conosciuto. (altro…)

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 Vincenzo Nuzzo.

Proposta di un Movimento della borghesia etica.

 

 

 Il Movimento Etico Professionisti Sanità, o MEPS, è stato fondato nell’ambito di iniziative che riguardano sostanzialmente la realtà sindacale della classe medica, ed in particolare in relazione alle risposte richieste dal progetto del governo Monti di incamerare nelle casse dello Stato il patrimonio della cassa pensioni ENPAM, una cassa puramente contributiva.

 Questo progetto nasce però nell’ambito della crisi finanziaria mondiale e nazionale (alla quale nel nostro Paese Monti è stato ufficialmente chiamato a porre rimedio). E pertanto riferendosi a questo progetto da qualsivoglia punto di vista, non si può non riferirsi allo scenario molto ampio e complesso della crisi stessa.

È infatti proprio a quest’ultima che cerca di dare risposte il manifesto-documento, che costituisce lo strumento sulla base del quale il Movimento si è data una prospettiva di pensiero e di azione.

Ebbene, proprio perché così ampiamente collocata, tale prospettiva (sebbene per il momento affatto concreta, e limitantesi a configurare solo lo spazio di una possibile convergenza di idee ed iniziative da discutere ed elaborare) non può che prevedere la partecipazione ad essa, oltre che della classe medica, anche di tutte le figure professionali che nel manifesto-documento sono dichiarate appartenenti di diritto alla borghesia definita come “etica.

 Proprio quest’ultima ci sembra infatti la vittima designata delle oscure ma non poco opinabili macchinazioni politico-economiche che si profilano sullo sfondo della crisi.

La nostra tesi filosofico-politica è che la crisi non sia che un’arma nelle mani di forze occulte che intendono eliminare, con la borghesia etica, l’ultimo baluardo in vista della costruzione di un ordine iper-progressista in cui anche gli ultimi valori conservatori, e pertanto l’ultima traccia di morale politico-economica, sia eliminata dal mondo. Uno scenario questo in cui sono destinati a trionfare una volta per tutte i non-valori del consumismo, dell’edonismo e del diritto individuale incondizionato ed illimitato. E sullo sfondo di tutto questo si intravvede una crescita economica finalmente esplosiva e deflagrante che dovrà vedere l’atomizzazione e l’anonimizzazione completa della società, con la scomparsa totale da essa di soggetti etico-politici in possesso di un proprio spazio di autonomia e l’affermazione di meri individui-automi.

 Ebbene l’emblema di ciò che in principio non potrebbe, non dovrebbe e non dovrebbe volere trasformarsi in questi aberranti non-soggetti è proprio la borghesia etico-professionale, nelle cui mani vediamo pertanto riposta interamente la speranza in un futuro ancora umano per il mondo.

Per questo ci auguriamo che intorno a questo Movimento ed alla sua proposta di manifesto-movimento possa generarsi un interesse per il momento solo alla discussione ed al confronto, ma che preluda possibilmente ad un’ampia presa di coscienza di sé stessa da parte della borghesia etico-professionale, e pertanto infine ad una sua mobilitazione sulla via della riscossastorica.

Anche se come conservatori convinti non abbiamo affatto in simpatia questo termine, diremmo che ciò verso cui la borghesia sia etica dovrebbe ormai andare è una vera e propria rivolta, rivolta civile, pacifica e non violenta, ma pur sempre una rivolta.

Per il momento sostanzialmente una rivolta di auto-consapevolezza.

Pertanto, la proposta che per il momento facciamo ai lettori di questo testo e dell’annesso manifesto-documento (il testo integrale può essere trovato in questo blog sotto la voce “movimento” e nella relativa sotto-categoria “manifesto conservatore”) è solo quella di esprimere il loro consenso e/o interesse per le idee e propositi espressi.

Basta inviare una mail anche priva di contenuto ai seguenti indirizzi: dottnuzzo@libero.it oppure nuvens2@virgilio.it

 Napoli, 29.01.12

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Il film Shame

 Vincenzo Nuzzo.

Shame.

 

 

In che cosa sarebbe “bellissimo” il film Shame, di Alexander McQueen?.

Infiniti sono gli interrogativi morali ed estetici suscitati da questo film, interrogativi che susciteranno le ire e le beffe degli entusiasti cinefili che sono accorsi a vederlo, ma che comunque vanno posti.

Di tutti questi interrogativi ne proponiamo però qui solo due.

Il primo : pare che il film abbia rappresentato coraggiosamente il “vuoto” sociale evidenziato dalle dipendenze (come quella dal consumo di sesso) ?

Ma al di là del fatto che non c’era affatto bisogno che qualcuno ce lo mostrasse, visto che ce l’abbiamo ogni giorno davanti (nello spettacolo ormai veramente mortuario offertoci dalla rutilante e scoppiettante società moderna), esso non viene forse accresciuto da un film che, restando nel pieno della moderna retorica estetica, di fatto di tale vuoto si compiace?

Si ritorna così alle stucchevoli pretese di condanna del male da parte di pubblicitari del tipo di Oliviero Toscani, il quale, attraverso la proposizioni di disgustose o scandalose immagini, intendeva condurre una crociata contro l’amoralità dell’utilitarismo moderno, crociata per la quale però veniva profumatamente pagato dalla ditta che di queste immagini si approfittava.

Forse che non è compiaciuta la macchina da presa di McQueen, che si sofferma su curve provocanti, tette ben adombrate, pubi, piselli, chiappe, intimo trasgressivo, sontuosi amplessi, etc etc?.

E forse che in tutto ciò vi è dunque un giudizio morale di qualunque tipo su questo genere di vuoto?

E se non c’è, perché (come si vuole!) l’arte non è chiamata ad emettere giudizi morali, allora a che serve un’arte, che sceglie di proposito a suo oggetto un tema morale, se non a farsi complice dell’immoralità dilagante proprio attraverso il crescere dell’indifferenza?

Secondo : a quale categoria estetica ci si riferisce definendo “bellissimo” un film come questo?.

Una domanda banale, sulla quale molti sorrideranno! Ma comunque legittima!.

Si può parlare di bello a proposito dei toni foschi ed ultra-malinconici del film, ovvero quelli della New York tutta grigio-acciaio di cui parlava un critico ? Si può parlare di bello a proposito del supposto coraggio radicale (giudizio sempre di un critico) del regista nel servirsi della glacialità pervertita di un quasi amimico Fassbender (quando si dice “nomen omen” !) ?

Si può?

Si dirà che è la bellezza del tragico, ma il vero tragico collegato al bello è stato sempre collegato ad un epos più o meno eroico (Karl Jaspers). Dov’è qui tutto questo, visto che non vi è altro che un soverchiante grigiore arrotondato da accattivanti levigatezze metalliche e fascinoso clean architettonico, che fanno tanto fascinoso moderno?

 No, non ci stiamo, non la beviamo, non ci crediamo! Ancora una volta si tratta per noi di niet’altro che di leziosità estetico-filmiche cinicamente condite di morale per rendere la proposta ancora più piccante. Forse nient’altro che strategia di marketing.

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Vincenzo Nuzzo. Un manifesto conservatore della borghesia etico-professionale in tempi di Avvento.

 

Questo documento è stato scritto quando mancavano pochissimi giorni al Natale dell’anno 2011 e per questo esso inizierà e si svolgerà come un racconto di ciò che in quei giorni si lasciava cogliere nell’aria.

                                                                                                                                                                                          A pochi giorni dal Natale

 Mancano pochi giorni al Natale e l’aria è già di nuovo da tempo piena delle sdolcinate, ipocrite ed ormai del tutto vuote melensaggini varie che usualmente la saturano fino all’insopportabile in questo periodo.

 

A tutto ciò si accompagna come di consueto la solita furiosa frenesia dei cosiddetti “acquisti natalizi”, delizia ossessiva dei compratori e spasmodica preoccupazione dei venditori.

 

Perché da tempo ormai il Natale è, anzi deve essere, una ghiotta occasione per rimpolpare la pulsioni desiderose degli uni e degli altri. Una volta ripulito di tutti si suoi infimi connotati ciò si definirebbe come “volontà di acquisto”, alla quale corrisponde ovviamente, in modo speculare, una “volontà di guadagno”. Ma su quest’ultima si preferisce di gran lunga glissare, ritenendola troppo grigia, mentre va messa in evidenza l’altra volontà, nei termini di una presunta gioia, una gioia in fondo innocente, anzi fisiologica, e pertanto ormai ammessa come legittima ed affatto criticabile tanto da destra quanto da sinistra.

 Dunque “gioia d’acquisto”, o anche “esperienza d’acquisto”. Entrambe corrispondono alla popolarità assunta ormai universalmente dql temine “emozione”, per designare un’esperienza di eccitazione senza alcuna differenza se si tratti di un trasalimento o prurito genitale oppure di un improvviso trasporto trasgressivo-rivoluzionario oppure del desiderio irresistibile di un luccicante articolo bombasticamente promosso dalla pubblicità.

 Emozione, delizia, soddisfazione. Siamo sempre più tutti eccitatamente emozionati e poi, regolarmente, deliziosamente soddisfatti. Del resto, si sa, la regola almeno idealmente è severissima : ‒ soddisfatti o rimborsati…!. Ma poi dopo pochissimo tempo di nuovo slanciati lungo la traiettoria di un nuovo furioso desiderio.

 Usque quo?!, si chiedeva Sergio Quinzio1 nel suo libro sugli ultimi tempi del mondo e della chiesa

 E di fronte a tutto questo assurdo ed insensato ciarpame ‒ che però ogni volta, ogni anno, prende di colpo a scorrere sulle limacciose e nauseabonde acque di un fiume che, fatto sgorgare come d’incanto da Satana in persona, prende a scorrere per le nostre strade provenendo dal nulla e pori ritornando nel nulla ‒ , nel fondo di noi stessi, siamo costretti a porci l’usuale fatale domanda, ma una domanda per carità da non esprimere altrimenti anche il più paziente degli ascoltatori ti griderà in faccia prima o poi che sei un maledetto guastafeste ed un vecchio rompiscatole. Perché perché “…ch’aggia fa, a me me piace assaie campà!” (“….cosa ci posso fare, a me piace troppo vivere!”).

 Vivere! Sic! Questo sarebbe vivere…!

 Ebbene tutto ciò, le azioni collettive ed anche le dubbiose reazioni dei sempre più pochi (il cui numero diminuisce progressivamente in relazione con la progressiva dipartita dal mondo d’oggi di coloro che sono nati almeno un po’ più di una cinquantina di anni orsono), torna a ripetersi invariabilmente ogni anno come se nulla fosse.

 

La crisi ed il Natale

 

Quindi, anche adesso tutto ciò torna a ripetersi come se nulla fosse, vale a dire come se il mondo non fosse scosso da una delle più profonde crisi che abbia mai conosciuto. (altro…)

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