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Posts Tagged ‘michele federico sciacca’

Esporremo qui gli argomenti a favore di un ricorrere continuo proprio del concetto di “idea-cosa”, così come ci sono saltati all’occhio nel corso di studi che non erano in relazione con la nostra attuale indagine.
Non abbiamo difficoltà a dire che si è trattato di studi assolutamente basici, che abbiamo condotto (entro il nostro curriculum), per pura completezza di informazione, sulla base di un testo enciclopedico ; non rientrando nel nostro programma di ricerca (almeno per il momento) la lettura diretta dei testi degli autori qui menzionati. Questo non  vale però per il testo dello Sciacca che abbiamo letto approfonditamente e che commenteremo nella seconda parte di questa appendice. Il testo enciclopedico al quale ci siamo qui riferiti è la “Storia della Filosofia”  di Nicola Abbagnano [Nicola Abbagnano, Storia della filosofia,  Torino : UTET 1969].
Da queste letture abbiamo dedotto l’impressione che il tema dell'”idea-cosa”, oltre che nascere in Platone ed essere al centro della sua doppia doppia dottrina delle Idee e dei Principi, è stato anche sempre al centro stesso della filosofia successivo. Esso infatti sembra riemergere periodicamente.
Questo scritto figura comunque come appendice in uno scritto più ampio dedicato allo stesso tema e già presentato in questo blog con il titolo : ‒ Il “nuovo paradigma” di studi platonici, la dottrina delle Idee ed il concetto di “idea-cosa”.
Dalla Scolastica in poi:

Il concetto si è presentato in piena Scolastica con Anselmo [Nicola Abbagnano, Storia della filosofia,  voll III, IV,  189-199, p. 378-393] in rapporto alla sua riflessione (intorno alla prova ontologica) sui tre tipi verità.  Vi è la verità puramente conoscitiva che riguarda la cosa vera così com’è in termini conoscitivi, dove la conoscenza dev’essere conforme al modo di essere della cosa stessa, ossia alla cosa “come essa è” indubitabilmente. Qui la cosa è cosa come conosciuta e si tratta con ciò di rectitudo cognitionis. Vi è poi la verità volontaria, che riguarda la cosa vera in quanto agire motivato dal dover essere. Qui la cosa è azione e si tratta con ciò di  rectitudo voluntatis. Infine vi è verità della cosa stessa, o della cosa vera proprio in quanto cosa, cioè come ciò che esiste come cosa. Qui la cosa è come è e si tratta con ciò di rectitudo rei.
E diremmo che proprio a proposito di quest’ultima forma di verità possiamo cogliere il significato dell'”idea-cosa”, perchè la radicale onticità dell’idea consiste proprio nella verità ultima della cosa.

Il problema ricompare nel corso della disputa della media Scolastica sugli Universali [Nicola Abbagnano, Storia della filosofia,  voll III, V,  200-202, p. 394-400], dove avviene la divisione tra nominalisti, o terministi e realisti, o formalisti. I primi negano che gli Universali, o Idee, abbiamo qualunque realtà, e li considerano presenti nell’anima appena come pieni incorporei.
I secondi affermano invece che gli Universali, o Idee, si trovano nell’anima proprio come corporei e quindi si trovano anche nelle cose. Per i primi le cose sono appena cose giustificate sufficientemente da sè stesse, e non sussiste quindi alcuna continuità (fondativa) tra idea e cosa, per i secondi la cosa è invece proprio l’idea stessa, ed è quindi in continuità con essa. Per costoro, come per l’idealismo medievale in generale, quando si conoscono le cose si conoscono in realtà le idee.
Quest’ultimo corso di idee (già anticipato nella Patristica greca e latina, con Gregorio di Nissa ed Agostino, e poi giunto in qualche modo fino ad Anselmo) non avrà comunque di fatto un vero seguito (tranne che discontinuamente, in singoli pensatori, come i Mistici e Bonaventura), per cui, da questo momento il poi della Scolastica, non costituirà affatto il main stream della filosofia. Sembra essere dunque proprio a questo punto che si crea una dicotomia netta, entro la dottrina cristiana e poi in generale nella filosofia, tra l’ortodossia naturalista-concretista (sulla linea dei nominalisti) di ispirazione aristotelica, e l’eresia platonico-spiritualista. Tendenzialmente enticista la prima e tendenzialmente onticista la seconda. (altro…)

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Abstract.

In questo scritto, sulla base del commento al libro del Prof. Michele Federico Sciacca [Michele Federico Sciacca, Filosofia e Metafisica, Palermo : L’Epos 2002, III.11], abbiamo discusso soprattutto la relazione esistente tra la metafisica integrale e la  filosofia religiosa quale legittima possibilità del pensiero (qui rappresentata concretamente dalla sua moderna forma storica in un pensatore come Sciacca).
Due elementi in particolare sono emersi nella relativa investigazione interpretativa sul testo e nella riflessione delle possibili relazioni delle sue idee con quelle della metafisica integrale come corpus di conoscenze e metodo conoscitivo.
Il primo elemento emerso è il sostanziale allineamento della filosofia religiosa sulle posizioni di un platonismo (anch’esso religioso anche se non confessionale) a sua volta fortemente coincidente con: 1- l’idealismo “paradigmatico” (da noi pressupposto sullo sfondo del lunghissimo percorso storico-filosofico dell’idealismo da Platone in poi) [Vincenzo Nuzzo, “Il percorso dell’idealismo e realismo moderni alla luce dell’idealismo realista di Leibniz”, in: https://cieloeterra.wordpress.com 2013 ; Vincenzo Nuzzo,”L’ipotesi di un idealismo  ‘paradigmatico’ alla luce dei pensieri congiunti di Proclo ed Edith Stein”, in https://cieloeterra.wordpress.com   2013] ; 2- il concetto di “idea-cosa” (da noi presupposto come nucleo della doppia dottrina platonica delle Idee e dei Principi) [Vincenzo Nuzzo, “Il concetto metafisico-integrale di “idea-cosa” e la dottrina delle Idee secondo il “nuovo paradigma”, in https://cieloeterra.wordpress.com  2014]. Tale linea, costellata da un gran numero di pensatori antichi e moderni, appare istituire una forte continuità tra il pensiero greco-pagano e quello cristiano medievale e si prolunga inoltre oltre questo fino ai giorni nostri. Essa coincide abbastanza bene con il platonismo agostiniano che lo Sciacca vede culminare in Rosmini. In tale contesto appare dunque molto plausibile una possibile convergenza tra l’ipotesi di un idealismo “paradigmatico” e la reatà filosofica dell'”idealismo trascendentista” lasciato emergere dal nostro pensatore nell’ambito dello “Spiritualismo cristiano” nel quale si compendia la sua visione. Nel complesso ciò che qui sembra emergerne è pertanto un possibile paradigmatico spiritualismo immaterialista ed essenzialista quale anima di una moderna filosofia religiosa (da noi indagata a fondo anche in Edith Stein) [Vincenzo Nuzzo, “L'”Io sono Colui che sono” secondo Edith Stein”, in https://cieloeterra.wordpress.com   2013 ; Vincenzo Nuzzo, La dimensione metafisico-religiosa nelle opere precoci di Edith Stein, in : https://cieloeterra.wordpress.com 2014] ed in forte sintonia con la metafisica integrale.
Il secondo elemento emerso nella nostra indagine è la conferma di quanto da noi già messo in evidenza nei nostri (già citati) studi precedenti, e cioè l’importanza ed il ruolo centrale della “questione ontologica”, ovvero della questione dell’Essere, anche nel contesto di un idealismo paradigmatico riconducibile (per mezzo del Neoplatonismo specie greco-pagano) al tradizionale essenzialismo immaterialista e spiritualista che da sempre è patrimonio della metafisica integrale nella spiegazione totale e profonda della Realtà. Ciò che abbiamo cercato di chiarire è che la giustissima insistenza della metafisica integrale sulla totale sovra-essenzialità dell’Uno-Tutto divino non è affatto in inconciliabile contraddizione con il valore da attribuire alla questione dell’Essere (anzi è con esso molto convergente).
In relazione sia all’uno che all’altro elemento abbiamo posto in luce le attuali urgenze storico-filosofiche e socio-politiche che rendono del tutto plausibile in cammino comune di filosofia religiosa e metafisica integrale nella comune lotta contro quella moderna catastrofe che proprio nella filosofia ha trovato la sua forse più drammatica (se non tragica) espressione. Tutto ciò ci sembra di fondamentale importanza perchè, al di là degli aspetti dottrinari, individua una nuova possibilità di impegno dello studioso di metafisica integrale nello scenario della modernità, e peraltro non in inconciliabile conflitto con la filosofia.

 

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