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Archive for the ‘OMEOPATIA’ Category

Ci sono due possibili risposte a questa domanda.
La prima risposta è negativa, nel senso che l’omeopatia non è comprovabile. Ma è in realtà una negazione affermativa. Perché è la stessa Omeopatia a farla, rifiutandosi (così com’è suo pieno diritto) di sottomettersi all’obbligo della comprovazione. Specie se questa viene da un Tribunale dell’Inquisizione.
Pertanto, se non vivessimo in un regime di dominio assoluto dello scientismo sperimentale, il discorso dovrebbe essere chiuso qui. E senza che in alcun modo l’Omeopatia ne risulti delegittimata.
Ma la verità è che invece viviamo proprio in questo genere di regime, e quindi siamo in una certa misura costretti ad accettare almeno il discorso circa la comprovazione. E qui cade allora la seconda risposta alla domanda posta inizialmente: – almeno sulla base di alcuni presupposti, l’Omeopatia può essere effettivamente considerata comprovabile.
Questo scritto è quindi dedicato all’esplicazione del complesso e delicato discorso circa la comprovazione dell’Omeopatia. In verità non ci sarebbe stato alcun bisogno di produrlo, ma mi sono visto costretto a farlo a causa delle prese di posizioni di troppi, nel contesto di una discussione nata intorno al video pubblicato da certo dr. Dario Bressanini (che definisce sé stesso «chimico di quartiere»). Parlo delle prese di posizione di chi rifiuta di accettare il pur legittimo discorso sull’assoluta non necessità di comprovazione dell’Omeopatia, e pretende pertanto invece precisi «dati» e «spiegazioni». Cercherò quindi di fornirli nella maniera migliore possibile.
Avverto però chi si accinge a questa lettura che, se non è abituato a seguire un lungo discorso dall’inizio alla fine (e si aspetta invece solo sbrigativi e secchi dati), è molto meglio che si risparmi la fatica. Qui infatti non troverà quello che cerca. Ma in tal modo costui si precluderà anche per sempre la possibilità di comprendere se e come l’Omeopatia sia o meno comprovabile. Perché è impossibile trattare questa questione nel contesto di un discorso che non sia lungo, complesso ed articolato. Mi riferisco con ciò in particolare ad uno dei più accaniti avversari che ho avuto nella discussione, e cioè un giovane uomo dallo strano nome (Matteo Pierino Carriglio) e dal barbaro frasario italiano («fuffa», «postare»…).
Ma veniamo al video del Bressanini. Esso pretende, in una sola mossa, di spazzare via completamente la legittimità dell’Omeopatia; facendo così di essa un volgare trucco illusionistico posto nelle mani di meri truffatori, e cioè i medici omeopati. Il tentativo viene condotto sulla base di una semplicissima constatazione. Eccola: – i rimedi omeopatici (RO), per quanto contrassegnati dai nomi di diverse sostanze chimiche, non contengono in realtà null’altro che semplice zucchero, e quindi sono di fatto tutti i uguali.
Il Bressanini ha infatti fatto una scoperta davvero sensazionale: – in quello zucchero non vi è alcun soluto, ossia nessuna sostanza chimica. Il caso vuole che però si tratta solo di una scoperta dell’acqua calda.
Perché l’Omeopatia non ha mai negato (anzi ha affermato esplicitamente) che chimicamente le sostanze contenute nei RO sono largamente al di sotto del numero di Avogadro. Del resto su questa evidenza si basa l’intera identità della terapeutica omeopatica (TO).
Pertanto, una volta escluso il dolo, decade miseramente già gran parte dell’accusa di truffa!!!
Bene, è su questa constatazione – primo segno di un’ignoranza sconcertante ed impudente (l’ignoranza di chi non sa nemmeno di cosa parla quando chiama in causa l’Omeopatia) – che si è basata l’intera discussione. Che in verità non era nemmeno tale, dato che è diventata subito la chiamata in giudizio dell’Omeopatia e degli omeopati davanti al Tribunale inquisitorio (fanaticamente scientista) costituitosi intanto in men che non si dica entro il gruppo di discussione. Il Tribunale vantava la presenza di sussiegosi docenti come il Prof. Alberto Clivio (estremamente indignato e minaccioso). Ma in verità la Corte era costituita dal Popolo stesso (nella sua interezza) dei detrattori per principio dell’Omeopatia. Charles Dickens ci ha descritto alla perfezione questo genere di Tribunali (illegali ed arbitrari per definizione), raffigurando gli eventi del terrore rivoluzionario francese nel romanzo «Storia di due città». Molto istruttiva la sua lettura.
Il compito che il Tribunale si assegnava nella discussione era pertanto chiaramente quello di fare giustizia sommaria. E quest’ultima si basava poi sulla pretesa che il medico omeopata desse una risposta secca alla seguente domanda: – hai o no prove sperimentali (cioè «dati» chimici) per la reale efficacia certa del «farmaco» omeopatico?
Ecco emergere allora il secondo segno dell’abissale ignoranza con la quale si affronta la questione da parte di non-omeopati: – il RO non è affatto un «farmaco», né pretende minimamente di esserlo! Spiegherò più avanti perché.
La secca domanda (posta ovviamente nella certezza di una facile e rapidissima vittoria dialettica!) tendeva comunque a far emergere il sussistere o meno della comprovabilità sperimentale del RO sul piano puramente chimico. Terzo segno di abissale ignoranza: – il RO agisce semmai sul piano sottilmente bio-fisico, e non invece chimico. Anche questo lo vedremo tra poco.
Concretamente ci troviamo con ciò davanti all’aspettativa che per il RO si dimostri quella capacità di fare scomparire sintomi nel paziente, che può essere invece solo di una sostanza agente sul piano puramente chimico, ossia appunto un «farmaco». Cosa che però in Omeopatia giudichiamo terapeuticamente negativa; in quanto è mera «soppressione» dei sintomi, che non comporta in alcun modo il recupero dello stato di salute.
E vi è qui il quarto segno dell’abissale ignoranza dei detrattori dell’Omeopatia: – il RO cura in quanto «simile» (ai sintomi patologici) e non invece in quanto «contrario» ad essi.
Inoltre (quinto segno di abissale ignoranza): – la scomparsa dei sintomi (acuti o cronici) non equivale in alcun modo ad una vera «guarigione». E consiste proprio in questo una delle principali e più geniali scoperte di Hahnemann: – la «salute» non coincide affatto con la scomparsa dei sintomi, ma coincide quindi invece con uno stato di equilibrio dell’organismo che è solo profondo (corrispondendo all’assenza di una o più delle principali costellazioni fisio-patologiche, o «miasmi», e cioè psora, sicosi e siphilis).
Ma questo evidenzia una gravissima carenza della dottrina terapeutica non-omeopatica (o «allopatica»): – la totale mancanza di una vera teoria della salute e della malattia. Infatti, identificando la salute in maniera puramente negativa (assenza di sintomi), la medicina allopatia tradisce il fatto di non avere alcuna definizione della natura (essenza) della salute (così come della malattia). Con ciò, quindi, all’Omeopatia va assegnato un punto decisivo nella contesa: – essa è in possesso di una coerenza dottrinaria che invece la medicina allopatica (nonostante la ricchezza di dati sperimentali che può vantare) non possiede affatto.

Da questo primo esame dei fatti sono emersi dunque dei fatali errori logico-dialettici nell’approccio al problema da parte dei detrattori per principio dell’Omeopatia. Essi quindi si presentano nella forma di presupposti logici di pessima qualità per affrontare e risolvere la questione. Almeno in filosofia, la trattazione una questione così posta sarebbe bocciata in partenza, e quindi non avrebbe alcun diritto di venire sviluppata.
Ma l’ignoranza totale del proprio oggetto di analisi critica (da parte dei detrattori dell’Omeopatia) evidenzia un’insufficienza ancora più grave: – un’unilaterale epistemologia scientifica (quale dottrina scientifica e metodo conoscitivo) non può infatti eleggere sé stessa a metro di giudizio della correttezza ed appropriatezza di un’altra unilaterale epistemologia scientifica. Ebbene, con questa constatazione dovremmo in realtà chiudere il discorso già qui. Perché non vi è alcuna ragione per proseguire nell’esame di una questione, una volta che essa sia stata posta su basi totalmente errate.
E tuttavia proseguirò comunque. Sia per soddisfare le pressanti richieste degli avversari nella discussione, sia anche per dimostrare loro che chi non è capace di sviluppare un «pensiero» intorno alla dottrina che sostiene (ma invece si basa solo sui presunti «dati» che la sosterrebbero da soli), non possiede in realtà alcun titolo per presentarsi sul piano di una vera discussione «scientifica». La parola «scienza» non equivale infatti per nulla alla parola «scienza empirico-sperimentale». Anzi la più rigorosa filosofia (la Fenomenologia husserliana) ha dimostrato che è l’esatto contrario; e che quindi solo un discorso filosofico può dare alla scienza empirica quel fondamento che essa non può in alcun modo procurarsi. Insomma il «tecnico», in quanto mero possessore di «dati», è per definizione privo degli strumenti per elaborare qualunque genere di teoria. In questo senso egli è ignorante per definizione.
Ora, tornando al prevalente ruolo di «simile», svolto dal RO, è evidente che esso non può (né vuole) agire sopprimendo (cioè appena eliminando) sintomi patologici. Esso mira infatti invece semmai al ristabilimento della salute ad un livello che può essere solo profondo, e non invece superficiale. La sua azione è pertanto pensata (dalla dottrina omeopatica) nel senso della sollecitazione rivolta ai meccanismi omeostatici di controllo (se si vuole quei superiori circuiti neuro-ormonali recentemente identificati dalla medicina cibernetica) e quindi nel senso di un ripristino dell’equilibrio turbato dall’agente patogeno ambientale (qualunque esso sia).
Ebbene la via per realizzare tutto questo è esattamente il «simile». Esso presenta infatti ai meccanismi omeostatici una sorta di immagine speculare dello stato di disordine fisio-patologico in cui essi versano (corrispondente poi a sua volta alla costellazione sintomatologica della stessa «malattia», ovvero la specifica entità nosografica); in modo tale che essi, impiegando tale immagine come modello, possano poi agire nel senso del ripristino del pregresso equilibrio. Vedremo più avanti come ciò avviene.
Naturalmente chi giudica l’Omeopatia senza conoscerla minimamente, nemmeno si cura di sapere che possa esistere (alla base della TO) una dottrina di questo genere. E tale voluta incuria ignorante destituisce totalmente di fondamento (in partenza) la facoltà di giudizio che egli si arroga con violenza e sufficienza.
Nel caso specifico ci troviamo davanti alla pretesa di una medicina puramente chimica – non solo grossolana ma anche per la verità estremamente arretrata davanti all’estrema sofisticazione delle moderne conoscenze bio-fisiche e fisico-matematiche – di porsi come unilaterale ed universale metro e criterio di giudizio di scientificità.
Per essere più chiaro impiegherò un esempio molto concreto.
Mettiamo che in un remoto deserto terrestre sia stato scoperto un oggetto misterioso e soprattutto alieno; le cui caratteristiche non assomigliano infatti a nulla che possa essere considerato terrestre. La sua presenza in quel luogo suggerirà pertanto (per quanto anche solo ingenuamente) che esso vi sia giunto in volo, e quindi costituisca un possibile apparecchio dotato della capacità di volare. Nulla nel suo aspetto tradisce però le caratteristiche degli oggetti volanti così come sono conosciuti sul pianeta Terra. A questo punto verrà allora nominata una commissione di ingegnieri aereonautici, con il compito specifico di stabilire se il misterioso oggetto sia o meno un apparecchio volante. Gli ingegnieri si metteranno dunque subito al lavoro, smontando pezzo per pezzo l’oggetto alla ricerca specifica di strutture e funzioni adatte a garantire il volo. Ma non trovandole, essi giungeranno alla conclusione che quell’oggetto è solo un’oggetto e non invece un apparecchio volante. Essi concluderanno insomma che quell’oggetto non può in alcun modo volare.
Ebbene, si tratta di una conclusione appropriata o meno?
Non lo è senz’altro in quanto essa non è in grado in alcun modo di spiegare la principale evidenza che caratterizza l’oggetto, e cioè la sua totale alienità. Ecco allora che il pur così sicuro e categorico giudizio emesso (in base a quelle evidenze che sono poi le stesse alle quali si appella la medicina puramente chimica) si basa totalmente sulla negazione affermativa di un’evidenza invece assolutamente lampante.
Ne consegue che la sua affermazione veritativa apparentemente assoluta è invece solo relativa.
Ebbene è stato sulla base di una presa di posizione di questo genere che il Tribunale inquisitorio (con il quale mi sono confrontato nella discussione) ha posto quelle condizioni inderogabili in forza delle quali esso era certo in partenza che l’Omeopatia mai e poi mai avrebbe superato l’esame. È evidente che è in atto qui quella stessa protervia che negli antichi Tribunali di Inquisizione (però paradossalmente anti-scientisti) tentava di estorcere al reo abjure e confessioni di crimini mai commessi. Nel caso specifico si chiedeva qui l’esibizione di prove la cui assenza avrebbe provato con certezza assoluta il crimine di truffa degli Omeopati a danno dei pazienti. In questo desolante scenario (che non ha per la verità in alcun modo l’aspetto di una discussione scientifica) mancano ormai solo le camere di tortura con relativi strumenti. (altro…)

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