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Archive for novembre 2014

Caro amico,
come al solito mi hai stimolato a pensare.
Nella mia lotta alla filosofia (sempre parallela al mio percorso), sto iniziando a rivalutare la critica del tuo caro Wittgenstein (ed in parte anche quella ancora più de-costruttiva di un Deleuze). Proprio le difficoltà che sto incontrando, mi hanno infatti fatto capire che, per superarle, non c’è altro modo che entrare in quelle che sembrano essere vere e proprie “regole del gioco” (gioco, dunque, linguistico). Ed è esattamente questo lo sforzo (immane) che sto cercando di fare.
Nonostante le pretese arroganti della filosofia canonica, ciò significa però che il pensare di questa filosofia, essendo in realtà appunto appena un fatuo “gioco”, non costituisce affatto un pensare paradigmatico, ovvero, come essa contrabbanda, il modello assoluto del pensare in termini di rigorosa correttezza. Molto più lo è invece il pensare proprio di quel sapere esoterico-metafisico che noi due conosciamo e che condividiamo. Sapere che di certo così facilmente scompare davanti al modello di pensare canonico. Ma non perché sia inferiore, bensì proprio perché è superiore. Dovendosene distanziare, bisogna quindi di fatto pervertire profondamente la propria attitudine a pensare. Cioè di fatto approdare ad un non-pensiero.
Insomma sto iniziando a comprendere che, nonostante si possa restare atterriti davanti a quelle che sembrano, nei filosofi, una precisione, una complessità ed una profondità di pensiero assolutamente inarrivabili, in realtà, una volta smascherate (e quindi anche possedute), si tratta solo appena di banali formulette terminologiche. Quella a cui esse fanno appello è quindi per definizione appena un’abilità tecnica con le parole, cioè pura retorica, ed in particolare, in altre parole, retorica “sofistica” nel pieno senso del termine. E così i filosofoni eleggono a loro maestri e precursori pensatori anti-sofisti per definizione, come Socrate e Platone, ma sono loro stessi a tradirli continuamente. Heidegger è stato sommo filosofo proprio nel radicalismo di tale tradimento. Egli infatti è il più grande sofista che sia mai esistito. Sta di fatto che però oggi un filosofo di grido deve essere un sofista.
Ma c’è un altro aspetto fondamentale e riguarda una critica demolitoria radicale delle pretese della filosofia di essere “scientifica” (correggimi se sbaglio). Dove la “scientificità” è basata appena su solo pedanti prove testuali : chi più ne ha, più ha credito, successo e potere. La verità mi sembra essere invece che, se proprio vogliamo fare appello alla scientificità, dobbiamo allora proprio portarci sul terreno della scienza naturale, specie sperimentale (che io aborro, ma alla quale qui devo ricorrere!). Qui è scientifico solo ciò che è rigorosamente oggettivo ed affatto soggettivo, dove il soggettivo equivale all’arbitrario.
Ora in filosofia la prova di oggettività (scientifica) è sempre testuale e nello stesso tempo storica (chi, quando e dove ha detto che cosa, ed in che relazione si trova poi questo con la storia del pensiero dell’autore ‒ in un certo senso poco più che banali inciuci). Ciò non esclude affatto la soggettività arbitraria per due motivi : 1- perché non fa appello ad alcuna vera oggettività (che a rigor di termini è solo sperimentale : ripetibilità del risultato dell’esperimento) ; 2- l’impiego della prova dipende strettamente da una sua interpretazione, che è poi anch’essa solo soggettiva .
La filosofia è quindi sempre per definizione soggettiva : 1- nella formulazione di un pensiero ; 2- nella critica al pensiero stesso (che appunto richiede prove testuali).
Tutto ciò significa, secondo il mio modestissimo parere, che la filosofia non ha di fatto alcun titolo a considerarsi scientifica.
Che ne pensi?
Un abbraccio
Vincenzo

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Quando ci troviamo in quelle penose situazioni in cui ci sentiamo di essere appena un’ombra nel mondo (ad alcuni capita più facilmente e più spesso che ad altri), non dovremmo perdere la preziosa occasione che così ci viene offerta. Può darsi, anzi è molto probabile, che quasi immediatamente veniamo re-integrati nella pienezza tangibile della nostra presenza (cioè nel diritto dei nostri possessi vitali : la filosofia la chiama “ontologia”), ma prima che ciò accada non dovremmo mancare di recitare la seguente preghiera : “Sia lodato Dio nell’Alto dei Cieli. Quanto io più piccolo (fino al nulla) Tu più smisuratamente immenso. Ma la Tua immensità è la mia stessa, l’unica che mi sia concessa. L’unico essere che davvero mi spetti. Perché Tu che sei il Creatore per primo ti sei ridotto ad Ombra”.
Per comprendere questo invito a prendere atto del concetto di “de-creazione” (o “discreazione”) di Simone Weil (“L’Attesa di Dio”). Io non ne parlerò. Leggetelo! Ma forse non è un caso che un suo precedente libro si intitolasse “L’ombra e la grazia”. Non dirò di più.
Dirò solo che credo proprio che con parole come queste nell’anima ( e forse anche a fior di labbra) sia morta Edith Stein nella Settima Stanza.
L’importante insomma è sapere essere anche ombra, oltre che gettare un’ombra. Invito chi vuola a provarci : cambia la vita! Ciò che ne viene è il tesoro dei tesori : ‒ la Pace!

 

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La glaciazione

22.11.14
La glaciazione
Un giorno, non so come mi addormentai.
Mai lo seppi, ed a lungo chissà come dormii.
Il risveglio fu pura allucinazione
Nessuno più riconoscevo, e nessuno più mi conosceva.
Solo allora seppi : un’ombra sempre ero stato.
Lo scoprii quando per caso nominai Eduardo de Filippo.
Chi è?
E l’abisso si aperse. E tutto si perse.
Invano li interrogavo.
La parola sparita, sostituita dal format.
Diverse stupidità, intelligenze formattate, accanto l’una all’altra.
Divise, e comunicanti ormai per parole solo di gelo.
Non parole, non discorso, non anima.
Senza cuore, senza sangue, senza umori : né lacrime, nè sperma.
Ne più…..
Non uomini ma automi inquietanti.
Il volto? Del volto mi chiedi?
Ti risponderò, o larva che mi accompagni.
Una vasta immobilità attraversata da impulsi sinaptici.
Maestosi nel loro silenzio : immenso mare tragico…
Ogni senso svanito.
E solo gli alberi inscheletriti a tendere i neri e morti rami.
Verso cosa? La morte è il nulla.
Sorrisi, i loro, potresti chiamare. Ma lo sono?
È giunta l’estrema glaciazione.
Il silenzio dilaga.

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