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Posts Tagged ‘brasile’

 

Quando i Tuatha de Danaan furono sconfitti dai Milesiani, una parte di loro fu guidata da Mannanán figlio di Lêr verso “a paradise over-seas… situaued in an unknownable island in the west…a land of perpetual pleasure and feasting, described varously as the ‘Land of Promise’…’Nreasal’s Island’ (Hy- Breasail)… some pioniers in the Spanish seas thought they had discovered it, and called the land that they found ‘Brazil’…”1

 

la più grande condanna del Brasile è quella di essere stata sempre considerata un Paradiso…”

 

Ilha na mesma latitude do sul da Irlanda…è o nome de um antigo semideus pagão e ambas as sílabas Bres e ail denotam admiração. Consiste em un grande anel de terra em torno de um mar interior pontilhado de ilhotas.

O mortal comum não pode vê-la e somente uns poucos escolhidos foram abençoados com a visão de Brazil” 2

 

 

Abitavamo in una casa di un paese chiamato San Giusto, in uno dei vicoli del paese che salivano verso la cattedrale. In quel punto sul vicolo si apriva una stretta viuzza che dopo un brusco gomito si precipitava di nuovo a forza di gradini verso il basso. Si formava dunque lì una minuscola piazzetta delimitata da un angolo retto di case incastrate l’una nell’altra, di cui la nostra era la più vicina alla ripida gradinata.

Poco al di sopra del portone di ingresso c’era un angusto balconcino che più che altro assomigliava ad un naturale foro che fosse stato aperto dagli elementi in una parete di roccia. Su di questo si aprivano le finestre della minuscola sala da pranzo, che era la prima stanza della casa e fungeva anche da cucina.

Non so se allora ne fossi cosciente – ma ora che ritorno di tanto in tanto a guardare quella vecchia casa le cui finestre oggi sembrano le orbite di un teschio, la sensazione che provo è di invincibile tristezza….

 

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Da quando due giorni fa è stata resa nota la sentenza dell’Alta Corte di Justiça brasiliana, che mandava definitivamente libero il pluri-omicida terrorista italiano Cesare Battisti, non sono riuscito più a darmi pace.

Pertanto ho scritto di quà e di là, manifestando come potevo la mia rabbia.

I politici italiani, che evidentemente, da autentici liberal quali sono, erano molto più preoccupati degli affari che dell’onore del nostro paese, hanno espresso la loro piuttosto timida protesta formale, credendo così di aver messo a posto la loro coscienza. L’opinione pubblica, occupata a sua volta con le consuete distrazioni, di fatto tace.

È dunque con questo cupo spirito che mi sono accinto a scrivere questo articolo, che rappresenta l’unica forma a mia disposizione per assolvere all’obbligo che sento di prendere posizione rispetto a ciò che è accaduto.

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