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Archive for novembre 2013

Ci riferiamo qui alle riflessioni indotte su di noi da lezioni professorali (alle quali stiamo assistendo) su un Heidegger al cui pensiero non viene ammessa alcuna possibile critica. La nostra tesi è invece che Heidegger sia stato, proprio nei momenti più alti e cruciali della sua visione (denuncianti senz’altro una potenza di pensiero forse senza pari nel suo tempo, e forse proprio per questo estremamente problematiche da  un punto di vista morale), esponente di uno spirito del tempo dai tratti fortemente demoniaci

Lezione: “Dasein: vivere e pensare l’Essere come tali nell’evento ci costituisce come Dasein. Ereigniss :  principio originario. Evento : instaurare  l’essere, pensare e (immediata) correlazione essere-pensare. Evento : dimensione di temporalità. Il conoscere arriva al presente dall’assenza. E così si tratta di appropriazione: fare proprio l’esistere, fare esistere l’uomo, ciò che è suo. Lasciarlo nell’essere che gli è (già da sempre) destinato come proprio, il Dasein…..”

Commento: Quello di Heidegger è un maledetto pensiero circolare. Fa incontrare l’Essere a ciò che egli definisce l’Essere stesso e glielo fa incontrare come un soggetto che è anche oggetto, lasciando quindi fuori qualunque altra residua possibilità. Ossia lasciando fuori proprio un Essere che sia oggettivo proprio quale escluso da questo spazio privato. Cioè trascendendo, quale Incondizionato, qualunque ambito ontico (il Dasein) che pretenda invece di racchiuderlo nel proprio inviolabile spazio. Non a caso egli si rifiuta quindi categoricamente di dire cosa l’Essere sia oggettivamente, pretendendo poi che esso sia pensato (e detto) solo dall’ente che immediatamente lo impersona, il Dasein. Il che chiude il circolo in un modo insidioso e maligno : lo fa ammettendo che vi è una creatura possibile frutto dell’Essere (in quanto vera e propria cosa) e poi negando che possa anche lontanamente esserlo, nell’affermare che solo essa è l’Essere in quanto lo pensa nell’unico modo pensabile, quello concreto. Per mezzo di questo insidioso e maligno artificio sofistico egli rende di fatto il Dasein padrone inviolabile dell’Essere, cioè come Colui che lo è, lo pensa e lo dice. Fuori di questo non può esserci altro Essere. Ricordare il dialogo nei Karamazov tra Ivan e l’apparizione di Satana nei suoi deliri. O anche i suggerimenti di Mefisto a Faust. Satana formula sempre la stessa seduzione : “Sarete dèi!” Beierwaltes, Platonismus und Idealismus, pag. 8 (Capitolo : Deus est Esse ‒ Esse est Deus) :  “Il termine ‘onto-teologico’ è stato introdotto nella presente discussione da M.Heidegger.  È tesi di Heidegger che la Metafisica, a causa della sua formulazione onto-teologica,  cioè attraverso il fatto che essa ha sempre pensato l’Essere come “Qualcosa” e questo “Qualcosa” sempre come Dio, non sarebbe stata mai veramente capace di pensare l’Essere. Attraverso ciò essa sarebbe sempre ricaduta nella dimenticanza dell’essere (Seinsvergessenheit). Le premesse e conseguenze di tale tesi non possono essere qui discusse. Basti dunque solo questo :  del tutto dubbio è che la tesi di Heidegger possa lasciarsi verificare veramente nella concreta forma storica della Metafisica. Infatti, tenuto conto del fatto che lo stesso Heidegger non è in grado di dire in modo impegnativo e vincolante cosa l’Essere sia, si può sempre invocare l’ipotesi che la filosofia neoplatonica fino a  Meister Eckhart, attraverso il concetto di “Sovra-Essere (“Über-Seins”), si sia emancipata da qualunque ‘Seinsvergessenheit’ . E con ciò abbia inteso per Essere esattamente  ciò che Heidegger sembrava con ciò voler dire…”. Insomma, cosa sia l’Essere era stato già detto eccome molto prima di Heidegger, cioè nel pieno di una metafisica che fu anche profondamente cristiana. Era anche già stato detto, nel pieno della metafisica tradizionale (che parlava esplicitamente di Dio come Essere), che l’Essere non può essere nè detto nè pensato proprio in quanto è altamente divino, e quindi come tale ineffabile. E per poterlo fare non era stato necessario alcun Dasein, o soggetto-oggetto dell’Essere.

Lezione: “Nel Corso di Fenomenologia del 1927 ( Introduzione all’elaborazione della progettata seconda parte di Essere e Tempo), l’intenzione di H era quella di passare da Essere e Tempo a Tempo ed Essere. Bisognava giungere a dedurre l’Essere dal Tempo, cioè la differenza produttiva determinata dal Tempo, il che configura una verità produttiva…”

Commento: Quest’uomo vuole, nel suo immenso orgoglio (dovuto alla certezza della sua straordinaia dotazione intellettuale), rovesciare l’idea dell’Essere deducendolo dal futuro e smettendo di dedurlo sia dal passato che dal presente (cioè da tutto ciò che è in qualche modo spazio che usurpa la dimensione del tempo ) ; in tal modo l’Essere che abbiamo davanti ed intorno a noi è dato non più da un’aggiunta (ciò che si sovrappone al nulla generando l’Essere come  un qualcosa positivo) ma dalla differenza. Cioè non più a partire dalla necessità che esista qualcosa in luogo del nulla, ma dalla necessità che esista qualcosa entro in nulla, un mai- o non-qualcosa che si delinea appunto come differenza (differenza produttiva), ovvero come discrepanza dal qualcosa e carenza dal qualcosa, come assenza più che presenza, apparire (fenomeno) che deve sè stesso ad un effettivo prendere forma del nulla. Cosa possibile solo in una fugacità tutta negativa, in inarcarsi di linee di contorno che rinviano non (più) a ciò che vi è dentro ma a ciò che vi è fuori di esse, cioè a quello spazio in-definito (più che finito) che è appunto il Nulla. L’ente è così una presenza negativa, dedotta per differenza da tutto ciò che non è ancora divenuto e resta ancora da divenire, ma come tale è destinato a passare a velocità incommensurabile davanti ai nostri occhi, quale pura e fugace traccia del passaggio, provenendo dal futuro e svanendo in un presente e poi passato che non assumerà mai una forma stabile. Che non sarà mai un mondo. Sarà un mondo solo e soltanto in quell’attimo fugace in cui si rivela (nello spazio di presenza-osservazione-comprensione del solo Dasein) quale possibilità giunta alla nostta portata. In una successione temporale che non decorre più temporalmente dal passato verso il futuro, ma invece incombe dal futuro come un’incommensurabile Immensità, diveniente attimo solo per lo spazio fugace del presentarsi all’immediata portata della nostra percezione. Attimo solo per un attimo. Istante solo per un istante, e solo per lo spazio fugace di un istante. Mai vero oggi, mai vero ieri. Solo domani che è qui, qui dove io sono come cià che “è qui”. Mi sembra un modo per risolvere una volta per tutte il rapporto tra fenomeno e noumeno. Qui infatti il fenomeno, quale presenza-differenza rispetto ad un vero Nulla, non si delinea sullo sfondo di alcun misterioso Noumeno, o cosa in sè. Non vi è alcuna cosa in sè, così come non vi è alcuna forma di Essere oggettivo. Cioè tutto ciò vi è ancor meno di quanto appare nella filosofia di Husserl. Si tratta di questo, ma mi sembra che molto più si tratta dell’accoglimento delle seduzioni infernali di quel Mefisto che apparse a Faust (come era apparso anche ad uomini fuori dal comune come l’Ivan dei Karamàzov), altro professore tedesco asfissiato dai libri dell’antica Ontologia. Perchè Heidegger non ha mai rivelato che la sua vera fonte era il Faust di Goethe? Forse nemmeno lui ebbe mai il coraggio di ammetterlo con sè stesso.

Si paragoni con tutto questo il Faust goethiano, che qui proponiamo nella forma de rapidi appunti che a suo tempo prendemmo durante la lettura del libro.

1- (Pag 35 – 39 (I 397- 481) …nel momento della tentazione, quando Mefisto non è ancora apparso, questo dice Fausta a sè stesso : ”Questo è il tuo mondo! Questo chiami un mondo!”….un dolore che non sai spiegare soffoca ogni fremito di vita…non ti circonda Natura viva…”Fuggine via ! Via nel vasto mondo!”…libro denso di misteri…conoscerai il corso delle stelle…e nella tua anima nascerà una forza…”Vano pensare che l’arida analisi / possa spiegarti questi segni sacri”  “Sono io stesso un dio ? Tutto mi si fa chiaro”

2- (Pag. 49 – 53 : I, 606-655)…Faust allo studente Wagner (che è intervenuto per caso a distoglierlo dalla sua tentazione) : …tu mi hai strappato alla disperazione, che stava per confondermi la mente….”Io, immagine di Dio, che già credevo di toccare lo specchio di eterne verità” (Ebenbild der Gottheit)

3- (Pag. 99  : I, 1330 – 1357):..Faust: tu dio delle mosche, padre di menzogne ;  Mefisto: parte di quella forza che vuole sempre il male e produce sempre il bene ….lo spirito che nega sempre : tutto cià che nasce è degno di perire, sarebbe meglio che non nascesse nulla (cfr leopardi)  ; egli è colui che afferma il non diritto delle creature all’esistenza  ; …sono parte di quella parte che in principio era tutto, della tenebra che partorì la luce….madre Notte che contende lo spazio, resta incollata ai corpi e dai corpi emana ed ostacola il cammino di ogni corpo , ma con i corpi perirà anche lei

4- (Pag. 145 : I, 2024-2026)  “Grigia è, mio caro amico, ogni teoria, / verde l’albero d’oro della vita” >

5- (Pag. 1081 : 12104-12111) Coro mistico: epilogo Faust : “Alles Vergängliche / Ist nur ein Gleichnis;/ Das Unzulängliche, / Hier wird Ereingnis ; / Das  Unbeschreibliche, / Hier ist’s getan, / Das Ewig-Weibliche / Zieht uns hinan” “Tutto il transeunte / è solo una similitudine; / l’inattingibile / qui si fa evento; / l’indescrivibile, / qui ha compimento, / l’Eterno Femminino / ci attira a sè”

6- (Pag. 1031 : II, 11433-11465) …Faust è ora sazio di piaceri e di vita (“ogni piacere l’ho preso pei capelli”)…”Desideri e non altro, appagamento, / ancora desideri, con la forza / ho assalito la vita…”…ora sente di sapere della terra quanto basta…ma sa anche che il mondo è tutto ciò che si ha ed è inutile tendere all’aldilà…”…folle chi aguzza gli occhi verso il cielo./…Stia saldo in piedi e qui si guardi intorno;/ vagare nell’eteerno a che gli serve? / ….Così percorre il giorno suo terreno/…nel progredire avrà felicità e tormento, / egli, in ogni momento inappagato!” > cfr il mondo può dare l’eccitazione della vita ma non la gioia, infatti all’uomo che possiede il mondo risponde l’angoscia, sempre in agguato dietro l’esperienza del mondo (Heidegger) …”A colui di cui prendo possesso / tutto il mondo non serve più a niente; / un buio eterno lo avvolge, /….ha i sensi fuori perfetti, / ma dentro è abitato da tenebre, / di tutti i tesori del mondo / non sa come trarre profitto. / Sia felice o no, è capriccio, / lo consuma l’abbondanza, / siano gioie, siano pene, / le rimanda all’indomani, / solo ha in mente l’avvenire, / è incapace di finire” > l’angoscia è l’ossessione dell’avvenire : l’unica ebbrezza del mondo è questa !> …ma Faust si rifiuta di ascoltarla

7- (Pag, 1041 :II, 11558-11582) …..nell’ultima infamia di togliere la terra alla povera coppia di vecchi contadini, Faust ha un sogno di rendere sicura la terra dal mare…di costruire un paradiso in terra  ; Faust è qui ingegnere ossessionato dalla costruzione, dalla sicurezza e dall’utile, perfetto prototipo del titano scientista-tecnologico moderno ;….ma abbagliato da questo, egli pronuncerà la formula che lo perderà : “All’attimo direi : / Sei così bello, fermati!” > …..trattenimento dell’attimo!

 

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