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Posts Tagged ‘diritto’

Il libro qui da noi recensito è quello di Charles Dickens dal titolo “Una storia tra due città”1.
Più che una storia che si svolga tra due città, questa è una storia che si svolge tra due tribunali,uno nella Londra monarchica ed imperialista e l’altro nella Parigi ormai già pienamente repubblicana e rivoluzionaria.
E per quanto entrambi i due luoghi siano farneticanti, il primo non è in realtà altro che l’avvisaglia del secondo. Nonostante la sua aggressività, esso resta così nei limiti di una sostanziale innocenza e comunque di una fisiologia della severità che si mantiene entro l’accettabile, visti anche i costumi del tempo.

In ogni caso comunque tra questi due luoghi se ne profila inevitabilmente un terzo, e questo è si veramente estremo e fatale. Esso è la cella.
Non a caso però questo luogo viene collocato dal narratore entro l’orizzonte del tribunale rivoluzionario e non invece di quello conservatore. Evidentemente è proprio entro lo spazio di quell’orizzonte che esso si rivela più pienamente per ciò che è.
La cella è prima quella del dottor Manette e poi quella di Charles Darnay, discendente degli spregevoli Evrémonde. Ed è sempre in Francia ed a Parigi che essa si trova.
Ma non è finita qui, perché questi tre luoghi segnano il limite, insieme dinamico e statico (dove il dinamico è rappresentato dai tribunali e lo statico dalla cella), tra due regimi e due segmenti della storia, quello dell’Antico che finisce e quello del Moderno che inizia.
Ed allora è proprio la cella, ancor più che il tribunale, ciò che più significativamente segna il trapasso tra i due. (altro…)

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Quante sono le voci di protesta che si levano oggi! E quante di nuove se ne levano ogni giorno lamentando infamie in termini di diritti calpestati! Diritti che si ritiene essere stati fino a quel momento ignorati o ad arte o con violenza occultati.
E certo Dio solo sa (molto di meno noi uomini!) quanto sia necessario che esse si levino in questo mondo sempre più infame!
Eppure ciò non cambia il disagio ed il fastidio determinati dal dilagare delle voci di protesta  : ‒ è decisamente troppo!
Ieri, ascoltando RAI-Radio 3, un programma su uno spettacolo teatrale-musicale (purtroppo non ne ricordo più l’autore) credo sudafricano o almeno vertente su temi sudafricani, veniva presentata la voce di una cantante la cui arte consiste nel vocalizzare versi di protesta.
È una protesta attiva questa, e che peraltro si pone al centro di una fenomenologia estetica ed artistica.
Qualcosa insomma su cui non si può affatto scherzare in senso dispregiativo.
Anche perché, come ho detto, Dio solo sa quanto sia necessario che le voci di protesta si diffondano. E quale mezzo migliore dell’arte per farlo?
Eppure non vi è spazio per scherzare con questo nemmeno in termini celebrativi. (altro…)

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