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Archive for giugno 2016

Presentiamo qui in forma di abstract i contenuti discussi nel nostro saggio dal titolo «Il Platone proibito e l’Idea come la più reale delle cose». Il saggio si basa sull’elaborazione ed integrazione di una serie di articoli sul pensatore greco che abbiamo già recentemente pubblicato in questo blog.
Il nostro lavoro ha perseguito lo scopo specifico di presentare il pensiero di Platone da un punto di vista radicalmente diverso da quello usuale entro gli studi filosofici ufficiali. Di tali studi viene qui sottolineato l’effetto coartante che essi hanno sull’immagine obiettiva del pensiero platonico. Dall’altro lato viene deplorata poi la loro forte tendenza ad istituire un canone interpretativo estremamente dogmatico, in forza del quale viene di fatto proibito qualunque genere di studi platonici che si discosti dai contenuti e metodi imposti dalla Filosofia istituzionale.
Il nostro scritto si incentra pertanto propria sulla critica a tale canone; e l’elemento centrale di tale critica è la rivendicazione della piena legittimità di una lettura dei testi platonici che si svolga in modo indipendente dal condizionamento istituzionale. Tale rivendicazione non ha però assolutamente lo scopo di aprire la strada a letture arbitrarie ed anarchiche (e dunque illegittimamente «creative») del pensiero platonico, bensì ha un obiettivo diametralmente opposto. Essa infatti punta a far sì che il testo platonico parli da solo al suo lettore e gli comunichi pertanto in modo indisturbato il suo profondo messaggio; che è poi un messaggio metafisico-religioso sostanzialmente tradizionale e spiritualista. Nel perseguire tale scopo siamo partiti dall’ipotesi che la lettura non condizionata del testo platonico garantisca proprio questo, rivelando in tal modo una propria naturale capacità di entrare in sintonia con lo spirito profondo del pensiero di Platone. Cosa che però non costituisce affatto un merito del lettore, bensì risale all’intenzione stessa del pensatore di parlare proprio in questo modo a chi ne legge i testi. Pertanto, data l’importanza che recentemente è stata data all’insegnamento orale di Platone (Reale), è opinabile che questo suo parlare diretto attraverso i testi costituisca un aspetto piuttosto misterioso del permanere del suo spirito in mezzo a noi.
Partendo da questo abbiamo però comunque preso in considerazione anche un vasto orizzonti di studi alternativi del pensiero platonico. E ne abbiamo indicato due forme principali: – 1) quella tradizionale (annoverante autori come Godel, Raphael, Muscato e Schuon); 2) quella filosofica (annoverante autori come Reale, Koyré, Spanio, Muscolino, Sciacca e Montoneri). Ci siamo anche sforzati di chiarire le differenze esistenti tra questi due tipi di studi, ma soprattutto abbiamo posto in evidenza il loro comune ricadere al di fuori della sfera di studi canonico-filosofici. Il che ci ha permesso poi di sottolineare che non tutti gli studi platonici di tipo filosofico rientrano nei limiti del canone istituzionale. La nostra riflessione su tali aspetti ha costituito di fatto la prima parte del nostro esame del pensiero platonico, e cioè quella dedicata alle questioni molto generali della critica interpretativa. Ciò è stato da noi fatto con specifica attenzione al fenomeno del riduzionismo al quale il pensiero di Platone viene sottomesso dalla moderna critica, e cioè da parte di tutti coloro che oggi vengono considerati i suoi «specialisti». L’elemento principale che di tale riduzionismo abbiamo posto in luce è stato quello della proibizione dell’ipotesi secondo la quale Platone sarebbe un pensatore profondamente religioso, mistico, misterico, iniziatico, esoterico e tradizionale. Proibizione che poi ha come effetto la forte riduzione di portata dell’ipotesi secondo la quale egli sarebbe un pensatore profondamente morale, fortemente interessato all’essere, e soprattutto interessato ad una filosofia che sia soprattutto prassi di crescita e risveglio spirituali.
Abbiamo però anche chiarito che, se la nostra indagine (sorretta dall’ausilio degli studi alternativi, tradizionali e non) vuole difendere il punto di vista del lettore spontaneo dei testi platonici, tuttavia la nostra intera riflessione (con le connesse prese di posizione) viene comunque svolta su un piano propriamente filosofico. Il che implica che il nostro lavoro vuole costituire un tentativo di rilettura demistificante di Platone che venga dall’interno e non dall’esterno della filosofia; una filosofia che però vuole anch’essa sfuggire al canone entro i cui limiti oggi il pensiero viene a forza ricondotto. Si tratta insomma di una demistificazione dell’immagine di Platone che intende avere anche la valenza di un lavoro di liberazione della vera filosofia; liberazione dal giogo al quale essa è sottomessa da parte delle moderne Istituzioni di un pensiero che si presenta come «rigorosamente filosofico» ma in realtà è solo pseudo-filosofico. Pertanto un lavoro come questo non poteva non avere proprio il pensatore greco come suo oggetto; e ciò perché senz’altro Platone era ed è il paradigma assoluto per la Filosofia di ogni tempo.
Sulla base di tali premesse abbiamo poi esaminato approfonditamente il pensiero platonico attraverso un’ampia indagine testuale organizzata in tre parti (corrispondenti però nell’opera alle parti dalla seconda alla quarta): –1) la prima dedicata all’opera di rintracciare assonanze platoniche in diversi testi esoterico-sapienziali tradizionali; 2) la seconda dedicata all’esame degli stessi testi platonici; 3) la terza dedicata all’esame di una parte della letteratura critica alternativa prima menzionata.
Per mezzo di tale complessivo esame abbiamo dato giustificazione alla tesi sostenuta nell’introduzione e nella prima parte, ed inoltre abbiamo dedotto una serie di rilevanti elementi dottrinari (generali e specifici) di tipo filosofico-metafisico che sono poi stati discussi nelle conclusioni. Tali elementi sono stati da noi indicati come il frutto filosofico più pregiato della riconsiderazione di Platone che può avvenire da un punto di vista interpretativo che a sua volta si muova sostanzialmente secondo lo spirito ed i metodi degli studi tradizionali. Sintetizzandoli brevemente, diremmo che si tratta dei seguenti caratteri del pensiero platonico: – 1) la centralità in esso della preoccupazione religioso-morale; 2) la postulazione di uno strettissimo intreccio di Conoscenza ed Essere entro il quale il primo interagisce costantemente con il secondo in senso onto-formativo ed inoltre nel senso di una vera e propria trasfigurazione morale; 3) il rientrare dell’auto-conoscenza animica («conosci te stesso») in un onto-dinamismo ciclico (simile a quello neoplatonico) che è alla fine riducibile al vasto movimento su sé stesso del Principio quale suprema Identità; 4) la postulazione della primarietà del concetto di essenza quale Idea sul concetto di essenza quale Forma; cosa che sottolinea soprattutto la radicale trascendenza dell’Idea (nella sua onticità paradigmatica) nel suo ruolo onto-formante; 5) la postulazione della portata epistemologica, ontica ed anche onto-generativa dell’Idea, con il delinearsi di un concetto molto prossimo a quello di creazione; 6) la riducibilità della dottrina platonica integrale (livello delle Idee e livello dei Principi) alla dottrina di una Totalità di Realtà includente anche l’Invisibile; 7) la postulazione della dinamica filosofico-dialettica come una vera e propria pratica di risveglio spirituale che preluda alla conoscenza finale della più trascendente Verità.
L’elemento centrale della nostra investigazione è restato però costantemente quello dell’analisi del significato autentico e profondo dell’«Idea» entro l’intendimento platonico. E ciò in relazione alla nostra tesi centrale, secondo la quale l’intera visione di Platone illustra di fatto ciò che noi abbiamo in questo lavoro abbiamo definito come la «dottrina dell’idea-cosa». Con tale dottrina intendiamo sostanzialmente l’affermazione sintetica inclusa nel titolo, e cioè quella secondo la quale l’Idea e solo l’Idea è la vera, piena ed autentica cosa. E ciò perché solo l’Idea costituisce la vera, piena ed autentica realtà dell’essere, ossia la realtà incorporea, immateriale, spirituale, divina e trascendente.
Proprio questo ci è sembrato il più forte e generale elemento che ricollega Platone alla sapienza tradizionale, specie nella forma delle dottrine vedico-upaniṣadiche.
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Abstract.

Questa indagine si muove sulla scia di due precedenti nostri lavori – dai titoli “Il moderno riduzionismo di Platone – come aprire la gabbia?” (MRP) e  “Platone nei testi esoterici e sapienziali – il platonismo pre-platonico e para-platonico” (PTES). Il suo scopo specifico è sostanzialmente quello di portare sul piano degli stessi testi di Platone lo sforzo di fare emergere il suo integrale pensiero, preservandolo così dalla così drastica restrizione operata su di esso dal vigente canone interpretativo. Che è poi un canone istituito dalla moderna Filosofia accademica solo apparentemente per garantire una conoscenza «scientifica» del pensiero platonico. Il vero scopo della Filosofia è invece solo quello di garantire sé stessa, ovvero la definizione di «filosofia» che essa pone alla propria base, e che essa poi (in modo però non unanime) tende a fondare proprio in Platone. Un Platone che sia stato però completamente stravolto e tradito.
La presente indagine si muove sostanzialmente sulla linea di quella immediatamente precedente (PTES), e ciò nel cercare di evidenziare nel testo platonico le coordinate per ritrovare in esso i contenuti e temi di un sapere squisitamente tradizionale (entro il quale vengono sottolineati il valore attribuito all’«antico» ed il grande peso che in esso ha la dimensione mitico-religiosa e misterico-iniziatica). Tale sforzo viene però posto in relazione con una serie di tropoi che sono squisitamente filosofici (più che non tradizionali), e quindi rientrano perfettamente nel corrente dibattito. Li elenchiamo qui brevemente, rinviando poi comunque il lettore al testo integrale dell’articolo: –1) il significato profondo della dottrina delle Idee e la sua corretta collocazione nel pensiero platonico; 2) l’interpretabilità del rapporto tra Verità ed Essere come espressione dell’affermazione fondamentale della radicale onticità direttiva propria dell’Idea in relazione alla cosa («dottrina dell’idea-cosa»); 3) la relazione, entro il pensiero platonico, tra la questione epistemologica e quella ontologica; 4) il peso che ha nel pensiero platonico la dimensione etico-assiologica (in senso religioso) della riflessione filosofica; 5) la possibile estensione del concetto di Idea-Principio al concetto di un Dio creatore e più in generale alla valenza onto-generativa dell’Intelletto divino (con l’incluso concetto di un’Intelligenza divina ordinatrice del kósmos);
5) la precisazione del vero e profondo significato che hanno in Platone i termini “scienza”, “sapienza”, “dialettica” e “filosofia” (nel contesto del rinvio alla sua fondamentale dottrina di una «scienza previa», che dirige la ricerca filosofica, secondo il paradigma della “reminiscenza”, verso la Verità trascendente e divina). Nell’illustrare tutti questi aspetti, il testo platonico si è rivelato ricchissimo di spunti per riconoscere pienamente in esso una visione profondamente religioso-contemplativa (e quindi mistica ed iniziatica), e ciò proprio nel suo rivendicare intanto la pienezza dell’intellettualità filosofica.
Tuttavia il principale risultato della nostra ricerca è stato l’evidenza che una lettura e conoscenza non-convenzionale (e dunque tradizionale) di Platone richiede tutt’altro che un’«interpretazione» propedeutica. Quest’ultima infatti è apparsa essere per definizione pregiudiziale in senso ideologico, e quindi necessariamente operante secondo il paradigma dell’interdizione restrittiva. La lettura non-convenzionale di Platone si è rivelata pertanto essere il contrario stesso dell’interpretazione del suo pensiero; e quindi, proprio come tale, l’unica davvero capace di lasciare che i testi platonici dicano fino in fondo ciò che essi hanno da dirci. Ciò con la conseguenza piuttosto sorprendente che i relativi studi platonici (specie se tradizionali) sono apparsi in grado di offrire alla conoscenza scientifica di Platone un contributo molto maggiore degli studi che invece pretendono di basarsi su una conoscenza rigorosamente «scientifica».

N.B: L’autore metterà volentieri a disposizione una copia integrale cartacea dell’articolo a chi gliene ne volesse fare richiesta scritta (vedi dati riportati nel blog alla voce “chi siamo”).

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Nel contesto di uno studio piuttosto ampio (nel quale abbiamo raccolto le nostre riflessioni, maturate leggendo e studiando per molti anni Platone e la letteratura critica sul suo pensiero; ed il cui titolo è “Idee per un’interpretazione anti-moderna di Platone –il Platone metafisico-religioso ed il Platone esoterico”), si è profilata la necessità di soffermarci in particolare su un’introduzione agli studi platonici così come resi possibili da una lettura del pensatore greco che sia radicalmente diversa da quella oggi considerata canonica. Lo scopo di tale introduzione vuole essere sostanzialmente quello di saggiare il campo delle possibilità lasciate a tali studi entro l’effettiva situazione attuale; e ciò con l’obiettivo di verificare il senso e le modalità di vere e proprie eventuali investigazioni testuali condotte in modo radicalmente diverso da quanto previsto dal canone vigente.
Ebbene, nel fare questa introduzione, il primo fenomeno presentatosi a noi è stato quello costituito dal forte ’imbarazzo che prova il lettore autonomo di Platone (autonomo nel senso del sentirsi completamente svincolato dalle modalità di lettura imposte dall’Accademia) nel venire allo scoperto con la proposta delle proprie riflessioni sui testi. Ed abbiamo anche cercato di esaminare questo fenomeno in relazione ai modi e le forme mediante i quali l’Accademia gli impone di fatto il silenzio. Inoltre abbiamo cercato di mostrare come l’esperienza di questo lettore di raccordi allo scenario di studi platonici esorbitante il netto limite tracciato dal canone. Scenario che è effettivamente esistente ed è articolato tra una parte rigorosamente filosofica (Muscato, Montoneri, Koyré, Reale, Festugiére, Beierwaltes, Muscolino, Spanio, Ramelli) ed una parte che invece ricade nella sfera degli studi tradizionali (Schuon, Godel, Raphael)
In tale contesto abbiamo cercato di individuare i fattori che regolano le relazioni tra il lettore da noi ipotizzato, il complessivo scenario degli studi platonici non convenzionali ed infine lo scenario degli studi platonici convenzionali e canonici. Ed i fattori che si sono mostrati operanti sono stati due (entrambi in relazione all’immagine complessiva ammissibile di Platone come pensatore): – 1) l’ammissibilità o meno di un Platone strenuamente metafisico-religioso, mistico e mitico-misterico; 2) l’ammissibilità o meno di un Platone esoterico ed iniziatico. Abbiamo dunque potuto constatare che il primo fattore segrega nettamente il campo degli studi non convenzionali da quello degli studi convenzionali; mentre il secondo fattore divide al suo interno anche il campo degli stessi studi non convenzionali.
Esso dunque isola nettamente il campo degli studi tradizionali su Platone. E proprio con questo campo di studi si è rivelato più consonante il nostro ipotetico lettore. Anche se abbiamo potuto altresì constatare che, se egli è comunque in possesso di un ufficiale status filosofico di studioso, la sua presenza di rivela allora di particolare valore ed importanza per ricucire non solo le divisioni interne della sfera di studi non convenzionali, ma anche la così netta separazione esistente tra di essa e la sfera degli studi convenzionali. Questo però è apparso possibile solo scardinando il sequestro gettato dall’Accademia sullo status congiunto di «filosofo» e di «pensatore».
Su questa complessiva base abbiamo anche constatato che comunque la presa in considerazione rispettosa del fattore «esoterismo» determina anche la necessità, in una certa misura, della naturale segregazione degli studi tradizionali dal resto dello scenario. Ed abbiamo anche visto come ciò faccia in via di principio molto più onore alle aspettative proprie del messaggio filosofico prevalentemente spirituale così come sono state formulate da Platone nel suo pensiero. Sempre su questa base abbiamo pertanto verificato che, almeno da questo punto di vista, non sarebbero assolutamente necessarie indagini sul pensiero platonico (le quali provino la liceità di una sua interpretazione non canonica). Nell’intera sfera di studi non convenzionali, infatti, ma soprattutto nella sua parte più tradizionale, le cose in tal senso sono già chiarissime. Si tratta di veri e proprio fatti ovvero evidente. Essi pertanto non solo non abbisognano di alcuna prova, ma inoltre la così netta differenziazione della conoscenza tradizionale da quella filosofico-scientifica appare addirittura indispensabile per cogliere il vero spirito del pensiero di Platone e per serbarne il valore.
Il risultato finale della nostra indagine è stato che il progetto di investigazioni destinate a svolgersi nel campo degli studi platonici non convenzionali (specie nella sua parte tradizionale) ha senso solo e soltanto per scardinare il canone (aprendo così la gabbia). E ciò in modo che il campo sia sgombro dai veti oggi posti alla proposta pubblica dei risultati non convenzionali della lettura, conoscenza e studio di Platone. Lo scopo di tali investigazioni è pertanto da considerare semplicemente quello di obiettivare in modo documentale tali risultati, in modo che ognuno ne faccia poi l’uso che crede. Tuttavia però questo dovrebbe poter avvenire sul piano di una perfetta parità con gli studi convenzionali.
In particolare comunque ci è sembrato che tali indagini dovrebbero riguardare la ricognizione delle parentele di Platone con il sapere tradizionale e l’evidenza di tali parentele sia nei suoi testi sia anche nelle stesse indagini critiche non convenzionali.

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