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Posts Tagged ‘vaccinazioni morbillo anti-morbillo e autismo omoepatia survivalismo modernità malattia collettiva dell’anima disintegrazione sociale’

Come medico ed anche omeopata, ho la fortuna (o forse sfortuna) di conoscere fin troppo bene la querelle sui vaccini. E peraltro conosco bene anche i nomi e i cognomi di coloro che, dal lato dei cosiddetti «anti-vaccinatori», hanno nel tempo diffuso notizie prive del benché minimo fondamento sulla relazione tra vaccini e gravi malattie. Si tratta in particolare della relazione tra vaccinazione anti-morbillo ed autismo. Ora, non c’è bisogno nemmeno di essere degli statistici, per sapere perfettamente, in qualità di medici, che tra vaccinazione ed autismo vi è esattamente la stessa relazione causa-effetto che esisterebbe tra l’autismo e l’essersi buscato un bruscolino in un occhio in una giornata ventosa. È dunque del tutto consapevolmente in male fede chi, come medico, sostiene cose come queste. E qui le cause dell’errata presa di posizione possono essere tanto eticamente ammissibili (l’eccesso di tipo ideologico e retorico), quanto anche eticamente inammissibili. Vi sono state infatti indagini (con tanto di atti processuali) che hanno sollevato il gravissimo sospetto di interesse privato nel caso di alcuni medici che hanno con ostinazione sostenuto fanfaluche come queste.
Dall’altro lato vi è però la del tutto legittima perplessità di chi, come medico, ha una visione diversa da quella cosiddetta «ufficiale» nei confronti della pratica vaccinale. Ed in questa cerchia di medici vanno annoverati gli onesti e consapevoli omeopati e più in generale naturopati. Ne vanno esclusi invece coloro che giungono, su questa base, a ritenere che la pratica vaccinale introdotta da Jenner (e poi progressivamente perfezionata da Pasteur in poi) sia da considerare un vero e proprio crimine contro l’umanità. Può infatti anche essere vero che (come costoro pretendono di dimostrare statistiche alla mano) le malattie infettivo-contagiose siano diminuite non per l’effetto delle vaccinazioni, ma invece solo per il miglioramento delle condizioni economico-sociali ed igienico-sanitarie. Questo non toglierebbe però affatto l’assoluta necessità di tenere alto il livello vaccinale almeno per scongiurare il ritorno di malattie devastanti e spesso difficili o impossibili da curare, come polio, difterite e tetano. E del resto l’attuale cronaca (il ritorno del morbillo a causa del calo nel numero di bambini vaccinati), unitamente alla ben nota epidemia di difterite che ci fu in Russia (per lo stesso motivo) dopo il crollo del regime sovietico, dimostrano bene quanto importante sia invece il ruolo delle vaccinazioni, a fronte del ruolo giocato anche dalle condizioni economico-sociali.
Naturalmente però non è affatto privo delle sue giustificazioni il sospetto nutrito in generale, da medici omeopati e naturopati onesti, nei confronti delle vaccinazioni. Ciò specie a fronte di uno scenario entro il quale la (certamente non disinteressata) fortissima pressione delle case produttrici fa sì che il numero di vaccinazioni praticate ai bambini aumenti in modo progressivo e di fatto illimitato. Ed anche qui vi sono senz’altro interessi molto vasti. Qui, insomma, gioca un ruolo un criterio abbastanza sospetto (se non insano), e cioè quello di una sicurezza sempre più ossessiva ed ermetica nei confronti degli eventi accidentali che possono costellare la nostra esistenza.
Ma proprio in ragione di tale criterio, fin dall’inizio della pratica vaccinale non si è fatto altro che generare un’infezione del tutto artificiale; alla quale l’organismo umano si trova poi di fatto costretto a reagire, ri-adattando così il suo sistema immunitario. Non vi è dubbio che si tratta di un fenomeno coercitivo, e quindi in una qualche misura anche «innaturale». Non fosse altro per il fatto che è opinabile che, in assenza di vaccinazioni, quel determinato individuo (per qualsivoglia ragione) non avrebbe mai avuto contatto con quel determinato germe patogeno. A fronte di tutto ciò viene allora davvero spontaneo sospettare che in tal modo (e specie con il crescere esponenziale delle vaccinazioni) il nostro organismo venga condotto a forza verso una crescita fuori misura (in medicina detta ipertrofia ed iperplasia) del proprio sistema immunitario.  E non è quindi davvero lontano il sospetto che anche a ciò possa essere ricollegato all’oggettivo aumento delle malattie allergiche, degenerative e cancerose nel mondo moderno. Su questo esistono peraltro indagini serissime; che constatano la frequenza molto minore di allergie nelle popolazioni di paesi non avanzati, in cui gli organismi sono esposti alle infezioni naturali e non invece a quelle artificiali (vaccini).
Tutto questo non abolisce comunque il dovere di prudenza e saggezza che il medico scrupoloso dovrebbe osservare, nell’ammettere i vantaggi delle vaccinazioni almeno nei casi sopra menzionati. Ed inoltre ciò non esime nemmeno dall’obbligo di poter affermare con certezza assoluta la dannosità della prassi vaccinale, solo e soltanto quando tale certezza esiste per davvero. Cosa che, teoricamente, sarebbe possibile solo se si confrontassero in modo rigorosamente statistico due popolazioni di individui, di cui una vaccinata e l’alta no.
Ebbene, gli «anti-vaccinatori» non si basano affatto su indagini come queste, ma invece appena su supposizioni. Sta di fatto però che nel tempo i loro argomenti (diffusi soprattutto in rete) hanno incontrato un consenso sempre crescente nell’opinione pubblica. Con la conseguenza del diffondersi di una vera e propria crescente isteria anti-vaccinale. La conseguenza di ciò è stata il calo oggettivo delle vaccinazioni. Poi il caso (o Dio) ha voluto che iniziasse a diffondersi una specie di «epidemia» (che davvero tale non è!) di meningite. Con i relativi morti. Ed infine è tornato il morbillo specie nell’adulto. Anch’esso con i suoi relativi morti. Ed ecco allora l’impennarsi puntuale e prepotente di una contro-isteria pro-vaccinale.
Qual’è allora la lezione che dovremmo trarre da tutto questo? Essa, come spesso accade, travalica la medicina, ed investe la sociologia, la politica e la cultura. Ma ancor più investe la filosofia e la metafisica. Infatti ciò che dovremmo chiederci è in che modo per davvero noi stiamo oggi vivendo; ossia in quali condizioni esistenziali, a loro volta in inevitabile correlazione con una serie di principi che vengono correntemente applicati. E qui emerge un fenomeno che sta davvero al centro di tutto ciò che abbiamo visto in forza dei fatti. Noi viviamo infatti in una condizione di perenne inquietudine ed insicurezza, che a sua volta esige sicurezze sempre più ossessive. In relazione a cosa? In relazione all’imperativo categorico che ormai tutti seguiamo ciecamente, ossia quello di vivere fisicamente sempre più intensamente e pienamente. Il che significa poi «sopravvivere» a tutto, e cioè prima di tutto alla morte (di cui la malattia è sempre un’avvisaglia). Ci troviamo così insomma di fronte ad una vera e propria malattia della nostra anima, prima che della nostra mente. Una malattia collettiva; ma molto più che «sociale».
Per questo inseguiamo sempre sicurezze ossessive; sia quando pretendiamo che i vaccini non vengano a mettere a repentaglio le nostre così preziose vite, sia quando pretendiamo che invece proprio i essi le garantiscano. E peraltro mostriamo così i segni di un’altra malattia collettiva (questa molto tipica del nostro paese): – il «complottismo». Che è poi figlio della sistematica sfiducia, nascente da quella disintegrazione della società che va mano nella mano con il survivalismo egocentrico. Noi infatti sospettiamo sempre che ci sia qualcuno che trami nell’ombra per toglierci di soppiatto e con l’inganno quello che invece ci spetta di diritto.
Dunque, tutto quello che sta accadendo non ha in fondo a che fare troppo con i vaccini, con le malattie infettive e con la medicina. Ha invece a che fare con noi tutti, ossia con la nostra consapevolezza collettiva.
Ancora una volta si tratta quindi di un campanello di allarme che ci richiama al ritorno (finalmente) alla sana ragione. Ma una ragione non priva di una capacità di sana fede. In tutti i sensi.
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