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O patria mia, vedo le mura e gli archi

E le colonne e i simulacri e l’erme

Torri degli avi nostri,

Ma la gloria non vedo,

Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi

I nostri padri antichi, Or, fatta inerme

Nuda la fronte e nudo il petto mostri….” (Leopardi)1

Per la verità non so se tutto questo sia storia, sogno o appena una privata allucinazione. E nemmeno so se ciò che viene qui narrato e considerato possa avere un vero valore storico, morale, filosofico e politico per la nostra gente ed il nostro paese.

Giudicate pure voi stessi.

L’inizio di tutto è in un lontanissimo passato, ma gli eventi di cui si narra appaiono essersi sorprendentemente svolti in fondo nello spazio di appena ventiquattrore.

Gli eventi storici da cui prende le mosse questo racconto si svolgono intorno al periodo che va tra la fine del 300 e gli inizi del 400 dC, anno dopo il quale, nel 401, i Visigoti, spinti dagli Unni, entrarono finalmente in Italia, dando così uno sfogo finale all’immensa pressione che i popoli slavo-germanici avevano iniziato ad esercitare sui confini dell’Impero Romano da oramai almeno due secoli, e così mettendo fino una volta per tutte alla millenaria potenza di Roma.

Tali eventi erano stati preceduti da un’immane catastrofe militare, quella di Adrianopoli nel 378 dC, dove l’esercito romano aveva subito un tracollo da cui non si sarebbe mai più ripreso.

Dopo questa decisiva sconfitta, nel 395 dC il generale romano Stilicone aveva poi cercato di nuovo, ma invano, di fermare i Visigoti in Tracia. Ed inoltre poi in Italia, dopo l’avvenuta invasione, nel 402 dC, si tentò ancora con la battaglia di Pollenzo, in cui truppe romane furono ancora guidate da Stilicone, di cacciare i Visigoti dall’Italia.

Tuttavia anche questo fu del tutto inutile.

Dopo pochi anni anche gli Ostrogoti avrebbero invaso l’Italia, e successivamente una massa immensa di popoli germanici, superato il Reno, si sarebbe rovesciata sulla Gallia schiacciando le truppe romane che soggiornavano al confine. Vane furono nei decenni che seguirono perfino le prodezze del magister militum Ezio, che addirittura riuscì ad infliggere una grave sconfitta agli Unni ai Campi Catalaunici nel 451 dC, in un’estrema fiammata di orgoglio militare romano. Ma intanto uno dopo l’altro, vaste aree di territorio imperiale al di fuori dell’Italia sarebbero cadute saldamente in mano barbara.

L’ora fatale per l’impero Romano era per sempre scoccata.

Tutto ciò che seguì, fino all’ascesa al trono d’Italia da parte di Odoacre nel 476 dC, non fu che la lenta agonia di un corpo ormai già votato alla morte. Ciò che recò ancora il nome di esercito romano non fu infatti in questo periodo che un’accozzaglia di truppe formate esclusivamente da ex foederati germanici, cioè soprattutto Goti e Franchi ed a cui si aggiunsero perfino degli Unni. I romani erano stati intanto del tutto privati del diritto di farne parte.

Quella che portò al trono il barbaro Odoacre, alla testa di orde di Eruli, Turcilingi, Rugi e Sciti, non fu che la marcia trionfale di una razza divenuta ormai per sempre padrona, davanti alla cui stapotenza l’Imperatore fantoccio Romolo Augustolo non potè che piegare il capo ed il ginocchio, in un atto che sancì la definitiva umiliazione della razza romana ed italica.

Tutto ciò che sarebbe accaduto in Italia, da allora fino ai giorni nostri, non sarebbe stata che l’eco, infinitamente riverberata , di questi terribili e maestosi eventi.

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