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In questo articolo presentiamo sostanzialmente l’interpretazione di Platone offertaci da Paul Friedländer nell’estesissima e molto bella monografia da lui dedicata al pensatore ateniese [Paul Friedländer, Platone, Bompiani, Milano 2014].
La nostra proposta non è però casuale, perché essa parte dal presupposto che lo studioso tedesco sia stato uno degli interpreti di Platone che più è stato capace di fornirci un’immagine davvero fedele e completa del suo pensiero. Ciò in particolar modo tenendo presente il riduzionismo al quale esso viene sottomesso praticamente da sempre. Secondo diversi autori [Giovanni Reale, Per una nuova interpretazione di Platone alla luce della “dottrine non scritte”, Bompiani, Milano 2010 I, II-III, p. 74-111], ed anche secondo lo stesso Friedländer, ciò è iniziato già con Aristotele.
Ebbene, tale riduzionismo si può riassumere nelle seguenti forme: – 1) quella della moderna filosofia istituzionale, che vede un Platone unilateralmente epistemologistico e paradigma di un rigore razionalistico-scientista assoluto (senza alcun cedimento mistico-religioso o esoterico), e che risale sostanzialmente ad Hegel ed al neo-kantismo (Natorp); 2) quella degli studi tradizionali, che riconosce in Platone addirittura una sorta di non-pensatore, interprete impersonale e passivo della Tradizione esoterico-sapienziale e misterica (definito retoricamente come “il divino Platone”); 3) quella del platonismo cristiano, che riconosce il valore di Platone solo in quanto riducibile alla propria dottrina.
L’unica interpretazione non riduzionistica ci sembra quella dei cosiddetti “nuovi studi” platonici (scuola di Milano e di Tübingen) [Giovanni Reale, Per una nuova… cit.]; entro i quali del tutto giustamente è stato posto in luce che il livello più autentico e pieno della visione del pensatore è quello dei sommi Principi (dottrina orale) dell’essere più ancora che quello delle Idee (dottrina scritta). Questa interpretazione esclude comunque recisamente che Platone possa essere davvero inteso come un pensatore esoterico-iniziatico. E questo è comunque un atto riduzionistico.
Ebbene, ci sembra che invece Friedländer riesca a mantenere un sapiente equilibrio tra tutte queste interpretazioni, mostrandoci così che il pensatore ateniese fu un po’ tutto ciò che entro di esse viene solo unilateralmente affermato dai riduzionisti, ma senza che il suo pensiero possa in alcun modo essere ridotto entro un’unica prospettiva. Il particolare, però, egli mette in luce che, pur essendo stato senz’altro un pensatore mistico-religioso, misterico ed esoterico (specie riconoscendo nel più misterioso e profondo ”Indicibile” il centro stesso della sua riflessione), Platone si rifiutò sempre di abbandonare il piano di una conoscenza rigorosamente scientifica anche del Sommo Ente metafisico.
Proprio in relazione a questo, ci sembra che lo studioso introduca importanti elementi di correzione della dottrina metafisica onto-intellettualistica sviluppatasi poi nel contesto della cosiddetta “gnosi” platonica, e rappresentata ai giorni nostri da un autore come il Vallin.
In particolare ci sembra che le precisazioni di Friedländer permettano di chiarire le notevoli oscurità di una dottrina metafisica dell’unione a Dio, entro la quale l’accento posto sulla “conoscenza” (in concorrenza con l”amore” e con l’”essere”) finisce per essere poco chiaro ed inoltre anche contraddittorio. Con grande danno alla più estrema metafisica religiosa e contemplativa stessa.
Su questa base abbiamo sviluppato la nostra analisi del testo di Friedländer in relazione a tre criteri di indagine circa l’illegittimità del riduzionismo applicato al pensiero di Platone ‒ 1) la sua non assimilabilità ad alcuna forma di religiosità confessionale (specie se teologico-dogmatica) e di mistica cieco-fideistica; 2) la sua non assimilabilità ad alcuna forma di filosofia militante, dogmatica ed autarchica (specie di tipo idealistico-razionalista); 3) la sua non assimilabilità all’onto-intellettualismo metafisico nella sua insostenibile ambizione di costituire una pura “via di conoscenza”.
NB: L’autore sarà lieto di mettere a disposizione il testo completo dell’articolo (in forma cartacea) a chi gliene facesse richiesta scritta.

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