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In questo articolo presenteremo al lettore i libri di due autori e nello stesso tempo la filosofia che ruota intorno ad uno spinosissimo tema storico.

Quello del nichilismo.

I libri sono “Il nichilismo europeo” di Martin Heidegger1, ed “Oltre la linea” di Ernst Jünger2.

Il libro di Heidegger era nato dalla revisione ed elaborazione, nel 1940, del ciclo di lezioni che egli, in piena guerra, aveva tenuto a Freiburg su Nietzsche.

Alla stesura di quest’ultimo volume partecipa di fatto anche Heidegger con lo scritto in forma di lettera indirizzata ad Jünger dal titolo “Su «la linea»” e che nell’edizione cui ci riferiamo compare nel capitolo intitolato “La questione dell’essere”. Questo scritto comparve nel 1955 nel volume pubblicato in onore di Jünger in occasione del suo sessantesimo compleanno.

Ma anche lo scritto di Jünger era comparso, sebbene anni prima, nel 1949, in un volume dedicato a sua volta ad Heidegger per il suo sessantesimo compleanno.

Era questo, come dice Franco Volpi nell’introduzione ad Oltre la linea, un momento cruciale della vita di Heidegger. Dopo che, in seguito ad una serie di alterne vicende, nel 1946 il Senato accademico dell’Università di Freiburg aveva decretato l’interdizione dell’insegnamento.

In seguito a questa sentenza il filosofo aveva attraversato l’inverno forse più terribile della sua vita e per poco non si era suicidato.

Evidentemente l’umiliazione aveva portato allo scoperto tutti gli errori che, pur nelle ottime intenzioni che lo avevano mosso, avevano comunque costellato la sua carriera. E questa profonda revisione di sé stesso e del suo pensiero senz’altro aveva fatto di lui un pensatore sensibilmente diverso da quello precedente.

Fino ad un certo punto però, perché proprio in questo suo confronto con Jünger egli non sembra affatto voler recedere da una certa ostinazione nel mantenersi su una posizione ideale che, se è ormai lontana dalla passione che seguì il suo famigerato discorso all’Università d Freiburg nel 1933, tuttavia sembra essersi raccolta in un gelido e piuttosto sprezzante demonismo, che gli impedisce del tutto di accogliere l’altra passione, quello del suo partner di dialogo, il quale pronuncia nel suo libro una chiara e netta condanna del nichilismo storico.

Perché proprio di questo si tratta con questi due libri, cioè della possibilità di comprendere il nichilismo affrontandolo e guardandogli in faccia, senza cioè rifiutarlo nettamente o fuggire davanti ad esso, oppure di tentare di giustificarlo, finendo per parlare semplicemente in suo nome.

Ma lo scopo di questa recensione è proprio quello di sottolineare l’aspetto più importante di tale questione, e cioè quello morale. Attraverso l’analisi critica dei due diversi approcci al nichilismo, quello di Heidegger e quello di Jünger, si tratta soprattutto di dare forza all’idea che non è possibile confrontarsi con il nichilismo senza condannarlo.

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