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Posts Tagged ‘leon bloy simone weil bloy e simone weil ebraismo gnosi platonismo agonia di cristo essere mondo etica’

Abbiamo appena ultimato un articolo dedicato all’esplorazione della possibile prossimità esistente tra il pensiero di Léon Bloy e quello di Simone Weil. Ed in tale lavoro si sono poi delineate due ulteriori specifiche questioni; e cioè quella del valore da attribuire all’Ebraismo religioso e quella del posto che la dottrina gnostica (specie nella sua dimensione platonica) può assumere nelle due visioni congiunte.
Preliminarmente abbiamo però dovuto chiarire due aspetti prevalentemente filologico-filosofici.
Il primo aspetto consiste nella possibilità reale di attribuire a Bloy la natura e qualifica di «pensatore». Ed abbiamo pertanto esposto i motivi per i quali ciò ci sembra non solo possibile ma anche necessario.
Il secondo aspetto consiste nella mancanza (almeno per quanto a noi risulta) di prove documentali di un’effettiva relazione tra i due autori. Laddove poi una di tali prove potrebbe consistere nell’eventuale lettura delle opere di Bloy da parte di Simone Weil. Tuttavia, aldilà della stretta relazione che vi fu tra Bloy e l’amplissimo circolo di intellettuali cattolici che ruotò intorno ai coniugi Maritain, non ci sembra che vi siano altri indizi per una prossimità (anche solo indiretta) tra i due pensatori. A nostro avviso non resta pertanto altro che ritrovare tale prossimità (solo vagamente filologico-documentale) nel fatto che entrambi furono dei ferventi mistici.
In ogni caso la nostra indagine ha messo in luce le somiglianze, tra Bloy e Weil, che effettivamente possono essere ritrovate nell’analizzare i testi del primo; ricollegando poi così gli elementi in essi identificati con altrettanti relativi luoghi testuali e dottrinali del pensiero della seconda. Ci riferiamo comunque in particolare ad uno specifico testo dell’opera di Bloy, e cioè La salvezza dai giudei. Proprio questo testo pone in primo piano il tema dell’Ebraismo religioso; e che l’autore mette sul tappeto come una vera e propria “questione giudaica”. È immediatamente evidente il fatto che già solo questa definizione porta con sé rischi davvero molto grandi di avvalorare (se non impersonare) l’effettivo anti-semitismo che traspare innegabilmente nei testi dell’autore. Tuttavia ci siamo anche sforzati di mostrare come l’intento di fondo di Bloy – e cioè quello di additare nella spregevole antropologia etico-politica universale del Mercante e dell’Usuraio l’unico colpevole del prolungarsi infinito dell’Agonia di Cristo, ed in tal modo anche il solo colpevole dell’irrimediabile bruttura del mondo (specie quello moderno) – riscatti pienamente le specifiche forme retoriche con le quali il suo discorso si presenta a noi. In ogni caso è proprio in relazione a tutto questo che nei testi di Bloy emergono anche significativi appigli per sospettare in lui una presa di posizione fortemente gnostica. Anche quest’ultima fu infatti (ed in maniera molto simile a quanto sostenuto dal nostro autore) fortemente critica verso il Dio vetero-testamentario (da essa identificato come un vero e proprio maligno Demiurgo).
Tutta questa serie di elementi può poi essere ritrovata anche nel contesto del pensiero di Simone Weil – sebbene entro un discorso le cui forme sono spesso molto diverse. In ogni caso ciò che ci è sembrato approssimi più i due autori è il fatto che entrambi imperniano la propria concezione dell’Essere (e quindi del Mondo stesso) su una visione metafisico-religiosa e teologica al centro della quale sta proprio il fenomeno del rovinoso abbassamento volontario di Dio per mezzo dell’Incarnazione e della Croce. Ecco allora che il fenomeno dell’interminabile Agonia di Cristo (molto direttamente sottolineato da Bloy) si propone a noi come un modello per concepire l’Essere ed il Mondo partendo primariamente da un punto di vista valutativo e quindi davvero strenuamente etico. Si tratta insomma di un modello che non consente in alcun modo di ammettere sconti di pena a quel mondo immanente la cui essenza vuole essere espressamente deteriore. Ed è chiaro che si tratta molto più del mondo etico-civile (ossia quello umano) e molto meno invece del mondo immediatamente naturale.
Ebbene questo ci è sembrato essere il frutto più rilevante dell’indagine che abbiamo intrapreso. Il pensiero dei due autori congiunti si offre quindi a noi come un unico luogo di pensiero, nel quale noi possiamo ritrovare le ragioni davvero profonde per un vissuto del mondo che vuole essere estremamente disincantato senza però inclinare in alcun modo allo scetticismo religioso. L’invito che i due pensatori congiunti ci rivolgono è infatti radicalmente contrario a quest’ultimo.

PS.: L’autore sarà ben lieto di mettere a disposizione il testo completo dell’articolo (in forma cartacea) a chi gliene facesse richiesta scritta. Il testo completo consiste di 14 cartelle Word

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