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Posts Tagged ‘lello & irmao porto aveiro guimaraes’

Ecco che cosa può capitare ad un falso luogo di culto della così falsa cultura moderna. La stupenda libreria liberty e neogotica portuense Lello & Irmāo viene oggi direttamente coinvolta nell’uscita mondiale dell’ultimo libro della serie Harry Potter. Ma la libreria Lello & Irmāo aveva da tempo dovuto correre ai ripari a causa della massiccia e devastante invasione di turisti curiosi di cui era divenuta vittima dopo che alcune scene di Harry Potter erano state girate al suo interno. Ecco veri e propri eserciti di sfaccendati – tenaci calpestatori di suolo a tempo perso, fotografatori petulanti, sciamanti in un rigoglioso e rilassato trionfo di culetti basculanti, cosce e schiene nude ed ombelichi da mille e una notte (che pochissimo hanno a che fare con qualunque vera intellettualità) – scatenati nel percorrere da cima a fondo la libreria come formiche, con ingorghi stratosferici e peraltro senza comprare nemmeno un libro. Insomma, per farla corta, la libreria ha dovuto mettere per strada un botteghino che vende vaucer di ingresso, con i quali si ha uno sconto sull’acquisto di un libro. Solo così si può oggi entrare in Lello & Irmāo. Ed ancor più in occasione dell’uscita mondiale dell’ultimo libro di Harry Potter. Risultato: – file epiche. Peggio ancora di quelle di Disneyland. Ma io ho una figlia adolescente e quindi mi sono dovuto sobbarcare la fila, l’ingresso, le formiche e gli ingorghi. Ben presto però me la sono battuta, e non senza, come si dice in portoghese, espraguejar (bestemmiare) ad alta voce. «È proprio così che si uccide un luogo della cultura», blateravo fuori di me. Il che vale poi in qualche modo per l’intero Portogallo.
Tuttavia, nonostante la profanazione, c’era comunque molto da vedere e da raccontare. E non parlo dei culetti, bensì della grande ed oggettiva bellezza del luogo. È così, dunque, che appare oggi un luogo che all’inizio del secolo fu ardito e fantasmagorico scenario di appassionanti esperienze letterarie nella città nevralgica di un paese nel quale il nuovo non compare mai senza essere intimamente intrecciato all’antico. Qui nella sua forma più suggestiva, e cioè nelle forme di uno strabiliante barocchismo liberty che da ogni lato sconfina verso il più misterioso ed oscuro gotico. Ecco il motivo del passaggio di Harry Potter per questo autentico luogo del più fervido immaginario collettivo. Ma veniamo ai fatti. Appena si fa ingresso nella libreria subito lo sguardo è catturato dalla tortuosa scala in carvalho impressionantemente intarsiata, che si biforca ben presto in due eliche addentrantesi nel piano superiore. Nel seguire queste vertiginose torsioni verticali lo sguardo incontra poi i delicati ma maestosi costoloni color ghiaccio chiaro che si chiudono in alto in volte gotiche tra losanghe di un delicatissimo ed elegante rosa. E, dopo la fuga dall’inferno, è sempre tutto questa bellezza che lo sguardo cerca risalendo la facciata in grigio, ocra e corallo, e spiando l’interno dalle vetrate policrome. Così lo sguardo si arrampica lungo la facciata fino alla guglia centrale sormontata da un vessillo rosso-bianco, e questo sventola infine gaio perdendosi nel sognante e sempre sospirante cielo azzurro portoghese.
È con queste immagini in fondo agli occhi che si prende commiato dalla libreria Lello & Irmāo giurando a sé stessi che non vi si metterà mai più piede. Ed è così che ci si avvia verso il (di prammatica) giro in battello sotto gli altissimi ponti del Douro. Poi si va al litorale di Matosinhos dalle spiagge immense e splendenti. Che continuamente le fredde nebbie atlantiche sommergono in uno scenario da Donegal, mentre le sirene mandano segnali disperati e ti assale la voglia irrefrenabile di un whisky. Poi si abbandona Porto per la così veneziana Aveiro, i cui canali di acqua verde sono solcati a ciclo continuo da ricurve gondole multicolori, mentre alti e magri edifici si levano à la mode de Amsterdam. Dappertutto brulicanti mercati del pesce e ristoranti popolari dove si mangia il pesce davvero alla grande. Mentre una selvaggia voglia di vivere, animata dagli umori ed afrosi marini, ti ricomincia a pulsare violenta e briosa nelle vene.
È così che si arriva all’austera e bellissima Guimarães, culla della nazione portoghese e sua essenza perdurante. Città fatta tutta di grigio e possente granito. È immersa tra dolci colli e verdi valli, dominate da monasteri e fortezze merlate. L’essenza antica ed intangibile del Portogallo, quella medievale, è ancora tutta qui, testimoniata e perfino ancora proclamata dalle due possenti campane della torre del Mosteiro di Santa Marinha echeggianti nella valle. Mentre il cielo estivo è decisamente mediterraneo, e tutto sotto di esso ride e splende. Sta di fatto però che, in un mondo ormai totalmente dominato dal danaro, anche questo Mosteiro, così come tanti altri, doveva essere stato trasformato in una Pousada Historica, cioè in un raffinato albergo. Dunque la sua interminabile estensione di altissime sale, a perdita d’occhio e cintate di elegantissimi azulejos (un tempo luogo di soggiorno di aristocratici studenti di teologia), è stata opportunamente corredata di sterminate sale da colazione. Ed il suo parco secolare ha dovuto veder sorgere una piscina. E così anche le celle monacali, ora arredate con grandi e soffici letti, TV, frigobar e bagni con doccia, hanno cambiato decisamente faccia. La porta però resta quella antica. Così che, nel fare ingresso nella stanza, si può ancora fingere di essere un monaco. Serve, perché sul tavolino ti attende una rivista patinata di moda (Wink Issue, n° 11) il cui primo l’articolo dal titolo Fifty schades of Geres ti narra le vicende della suora-zoccola. Una monaca bellissima che perde progressivamente i suoi veli al cospetto di un giovane ecclesiastico anch’esso conturbantemente bello e, ad ogni pagina, sempre più nudo. Per poi poco a poco trasformarsi una baccante. Tutto turisticamente estremamente coerente. Anche qui dunque tutto lo spazio possibile per l’insieme perfetto di culetti appetitosi e culinaria intrigante.
Sta di fatto però che l’antico ed austero Portogallo è ancora comunque tutto qui. In qualche modo intatto, e dunque sorprendente per chi finora non l’aveva ancora visto. Era proprio così quel così arretrato paese «troppo irto di conventi» che il modernismo ad un certo punto fu fermamente deciso a spazzare via per sempre. Eppure l’identità era restata, sepolta tra queste valli poverissime e poi dimenticata. Ma in questo nascondiglio essa si è purificata dalla storia, ritrovando in tal modo la sua forza primigenia. E così ora la stessa città moderna, adagiata morbidamente sul fondo della verde valle sotto il peso dei rintocchi campanari, serba quest’identità che aspetta ancora di essere espressa. Ora che la storia ha fatto finalmente giustizia delle forme esteriori di allora. C’è insomma ancora un’utopia, quella delle più pura ed a-storica visione teocratica (per la quale combatterono e morirono re, guerrieri e missionari, specie quelli gesuiti), che non è stata affatto ancora espressa nella sua integralità. La sua essenza si concentra tutta in un ideale che è ben più platonico ed ultra-confessionale che non invece cristiano: – Bene, Vero, Giusto e Bello. Fu in suo nome che la Reconquista prese da qui le sue mosse riversandosi sull’intero paese. Ma essa agì con tutti i limiti di ciò che è storico. E quindi non solo si macchiò di ingiustizie e crimini, ma soprattutto lasciò non realizzato ciò a cui nel profondo della propria anima essa stessa puntava. E cioè la Città Celeste. Storicamente per definizione irrealizzabile. Essa è infatti appunto un’utopia. Quella portata a sud con la forza delle armi era pertanto l’idea utopica forgiata tra queste colline e montagne. Un’idea in sé pura ed integra come le acque di questo luogo.
Strano davvero. Il così curioso liberal-modernismo di qui, franato poi nel salazarismo, pur essendo davvero riuscito a rinnovare il Portogallo (sebbene ora langua comunque sotto il tallone della Merkel), non ha mai potuto eliminare l’antichissimo centro generatore di tale così pura utopia.

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