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 L’antica Irlanda

 

Quanto a me, ecco, oramai, direbbe un eroe tragico, il destino mi chiama!”1

 

Maharaj : C’è un’unica soluzione : scoprire chi sei. Qual’è la causa del tuo essere, del tuo ‘io sono’?. Un tempo non avevi nozione di essere o di essere stato. Ma, in questo momento, tu sai di essere. Perchè?. Scoprine la causa. Solo tu puoi sapere perchè sei, solo tu sai perchè ti è stato offerto di essere. Non chiedere ad altri, ma ricerca da solo. E non preoccuparti degli altri, occupati solo di te stesso” 2

 

Conosciamo la verità non solo con la ragione ma anche con il cuore3

 

Então à montanha foi dito que saisse da água. / imediatamente houve grandes montanhas4

 

La mia patria era la contea del Clare, in Irlanda. Ma ormai da tempo non più.

La mia casa era in un luogo isolato, in piena campagna, e solo pochi selvaggi tratturi passavano da quelle parti. Così vedevamo solo di rado la faccia di altri uomini che non fossero quelli della nostra famiglia e delle pochissime altre che vivevano nei nostri dintorni.

La nostra casa, isolata anche dalle altre si trovava allo sbocco di una valle tra due alture coperte di boschi che di allungavano in un sistema di alte giogaie che chiudevano la valle ad est.

Aldilà di esse scorreva placido e maestoso il lontano Shannon.

Altre più basse alture si estendevano dallo sbocco della valle in poi verso il mare, poco prima del quale si susseguivano ondulate e brulle colline coperte di erba.

Dal luogo dove eravamo, il mare distava all’incirca tre giornate di viaggio, camminando di buon passo

La costa laggiù era un susseguirsi continuo di baie e piccole insenature con rocce basse e frastagliate, spiagge di ciottoli e lagune chiuse da basse creste rocciose che si prolungavano nel mare, alternate a catene di scogli ravvicinati, che, lasciando tra essi strettissimi passaggi, si susseguivano continuando la linea rocciosa che separava quasi completamente le lagune dal mare aperto. Il mare all’interno era cristallino e quando il sole brillava nel cielo sereno, esso acquistava tutti i toni del verde smeraldo e del celeste acquamarina, mescolandosi con le smaglianti pagliuzze d’oro dei fantasmagorici e cangianti riflessi del sole sui ciottoli del fondale.

Una di queste lagune, ampia, aperta e selvaggia, era meta preferita delle mie escursioni.

La sabbia della spiaggia era di un puro color avorio e preceduta di pochissimo da una fittissima vegetazione di pinastri che in alcuni punti si spingeva fin quasi nell’acqua. La linea rocciosa che separava lo specchio d’acqua dal mare aperto era molto distante dalla spiaggia, direi almeno due terzi di miglio, così che lo sguardo poteva spaziare a lungo prima di incontrare la spessa linea candida della risacca oceanica.

Ci andavo in autunno ed in primavera quando il lavoro dei campi e la custodia del bestiame mi lasciavano tempo e quando le condizioni climatiche non lo proibivano.

Qualche volta invece ci arrivavo pascolando l’intero gregge, dopo una settimana o più di transumanza tra le colline e le brughiere .

Abbandonavo il gregge dentro uno steccato che io stesso avevo costruito, lasciandovi a guardia i cani e mi spingevo nel profondo bosco di pinastri fino a raggiungere la spiaggia dopo circa un’ora di cammino. Nel bosco di spingevano diversi ruscelletti provenienti dalle vicine colline ed in un punto essi si univano in un profondo e cupo stagno dall’acqua verde scuro, sulle cui sponde pure spesso mi soffermavo prima di giungere alla spiaggia.

Qui mi piaceva sostare distendendomi sulla riva erbosa a contemplare i grossi gabbiani che attraversavano l’occhio di cielo che lo sormontava mentre ascoltavo il lontano rombo del mare che si spingeva fin lì portato dal vento.

Giunto presso la spiaggia, costruivo una piccola capanna di tronchi e canne in immediata prossimità della spiaggia e passavo intere giornate a guardare il mare che rumoreggiava e biancheggiava al di là della bassa scogliera, disseminata quà e là di più alti roccioni, che chiudeva la laguna.

Credo che proprio lì siano nati in me tutti i pensieri della mia inquietudine e vi siano stati seminati da qualche divinità delle acque, forse dalla stessa Boyne, i semi che sarebbero poi germogliati nelle mie estasi future.

 

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