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Posts Tagged ‘ipertrofia dell’Io’

Chissà se a qualcun’altro, oltre che a me, ha dato nell’occhio il fatto che da un po’ di tempo a questa parte le correnti conversazioni tra persone sono caratterizzate da un intercalare che prima, mi sembra, non esisteva in questo modo specifico, oppure aveva un uso completamente diverso.
Si tratta dell’impiego dell’espressione “Allora!”.
Non mi riferisco naturalmente all’uso dell’espressione come usuale impiego linguistico, ma invece al suo impiego specifico come formula per introdurre un discorso ed inoltre, anzi soprattutto, alla forte intonazione retorica che tale impiego ha assunto.
Non  può sfuggire quindi il fatto che questa formula ha assunto un significato molto particolare, e che in questo suo specifico significato (il nuovo significato della neutra espressione allora) essa è venuta a sostituire altre forme dell’intercalare prima usuale nelle conversazioni.

Vediamo di capire in che consiste questo specifico e nuovo significato, ascoltando come sempre le subliminali allusioni che possono essere colte quando si viene a contatto con tale espresione.
Un modo per fare questo è il tentativo di tradurre questo “Allora!” in altre, e più esplicite, affermazioni.
Esso sembra insomma equivalere ad una o più delle seguenti espressioni.
Non mi importa un fico secco di ciò che pensi tu. Questo è ciò che penso io!”
Quello che hai detto finora non ha alcuna importanza, e la verità è invece questa. Ascolta!”
Ti ho finora ascoltato educatamente, ma non mi hai detto nulla che già non sapessi. Ora ti spiego come stanno veramente le cose!”
Non hai proprio nulla da insegnarmi ed ora te lo farò capire!”.
Quello che hai detto può essere vero per te, ma siccome di questo non mi interessa minimamente, ciò che conta è quello che è vero per me!”
Sta zitto che è meglio!”.
Oppure.
A me nessuno me la fa e nessuno me la da a bere!”
So io quello che ci vuole!”
Io ho e so tutto ciò che mi basta per fargliela vedere a questa gentaglia. E te lo dimostro!”
Lascia fare a me, che è meglio!”.
Non mi importa nulla del mondo. Conto solo io e nessun altro!”

E dunque, come si può constatare, con questo “Allora!” si tratta in modo piuttosto generale di una formula di disprezzo e di aggressività nei confronti delle opinioni se non della persona del proprio partner di conversazione, ovvero l’altro, detto una volta il prossimo. In termini più allargati si tratta poi anche di una formula di rivendicazione aggressiva ed armata, cioè di un vero e proprio grido di guerra lanciato dal singolo verso la collettività. E nello stesso tempo si tratta altresì di  un lirico peana solipsistico al valore incondizionato della propria persona.

Intendiamoci, i bulli della conversazione sono sempre esistiti. Ma qui si tratta di qualcosa di molto diverso, perchè insieme alla sbruffoneria fa la sua comparsa appunto la rivendicazione, ossia l’ossequio incondizionato tributato a sè stessi secondo il motto “Tu vali! E quindi hai il diritto di pretendere incondizionato rispetto per il semplice fatto che esisti!”

E cosa quindi questa formula potrebbe aver potuto venire a sostituire?
Mi sembra evidente che si tratta di tutte quelle una volta usuali formule di reciproca cortesia.
Formali, magari anche vuote e perfino ipocritamente piccolo-borghesi quanto si vuole, ma quanto  infinitamente più delicate!.
In altre parole : ‒ 1)  rispettose dell’altro e delle sue opinioni! 2) esprimenti un ossequio  incondizionato del singolo nei confronti di ciò che lo circondava, ovvero deferente umiltà!

Insomma siamo davanti ad un altro insopportabile segno della modernità.
Più specificamente mi sembra si tratti della vera e propria inflazionistica ipertrofia dell’Io alla quale le ultime generazioni sono state consegnate da un genere di educazione e da una specifica filosofia politica al centro dei quali vi è il valore incondizionato dell’individuo singolo con tutto il suo corredo di diritti, istinti da sfogare e desideri da soddisfare. E conseguenti rivendicazioni da scagliare intorno a sé come acuminate frecce contro altri singoli e contro qualsiasi genere di collettività.
Non è certo un caso che si osservi l’uso di questa formula in diretta relazione con l’anno di nascita, cioè da parte di quelle generazioni che hanno avuto i loro natali più o meno dall’inizio o metà degli anni settanta in poi, ed i cui membri quindi hanno oggi tra i trenta ed i quaranta anni

Insomma un ben triste e squallido segno.
Non sarebbe allora il caso di iniziare a disavvezzarci da questa così deplorevole ed insopportabile abitudine. Ovvero, come si sarebbe detto una volta, chiaro segno di maleducazione!

 

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