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Posts Tagged ‘giobbe sventura dolore gnosi’

“Parlò il Signore a Giobbe dicendo: «Vorrà il censore contendere con l’Onnipotente? Chi pretende correggere Iddio, risponda a tutto». Rispose Giobbe al Signore: «Eccomi ben piccino; che ti posso rispondere? Mi metto la mano alla bocca. Ho detto una cosa? Non replicherò. Due ne ho dette? Non continuerò» (40, 1-5).
«Eccomi!». Sta qui la chiave per affrontare e portare a termine quell’esperienza del dolore e della sventura che prima o poi tocca tutti noi. È la resa dell’uomo di fronte a Dio che però si compie nello stesso esatto momento in cui la sua capacità di penetrazione intellettuale diviene massima. Qui l’uomo rinuncia a tutte le sue antecedenti amare riflessioni ed imprecazioni contro Dio. E si dispone dunque finalmente ad abbeverarsi alla Fonte che intanto desidera con tutte le Sue forse istruirlo. Sta infatti solo nella finale consapevolezza il superamento effettivo dell’esperienza di dolore-sventura.
Nelle sue parti finali, il Libro di Giobbe, ci mostra dunque come Dio ci introduca allo sconvolgente segreto esoterico stesso che è nascosto sotto l’esperienza del dolore. Qui Egli parla insomma con un linguaggio addirittura nietzschiano, e ci indica nell’indomabile forza vitale (quella delle stesse belve feroci) la risorsa posta (fin dall’inizio) a nostra costante disposizione per superare qualunque male possibile, abbattendolo ed annientandolo. Perché tale potere cada nelle nostre mani, è però da parte nostra necessario un iperbolico salto ontico che da soli mai potremmo compiere. È una rottura di piano tra l’ignoranza puerile, della quale siamo vittime nel mentre anneghiamo nell’immanenza (irrecuperabilmente separata dalla Trascendenza), e la sapienza che ci tocca invece dall’altro lato.
Dio in Giobbe ci invita a fare proprio questo salto. Ed esso consiste nel pervenire all’uso effettivo di quella stessa forza che genera le stelle nel fondere possentemente la materia. Il Libro di Giobbe non è dunque affatto un testo di tranquillizzante e normalizzante retorica teologico-morale, che ci inviti alla sottomessa e cieca pietas fideistica. È invece un libro che ci introduce ad un autentico credo da eroi. Ma mai Titani deicidi! È il credo che è sempre stato sostenuto anche dalla più equilibrata dottrina gnostica, ossia il credo nell’umano-divinità.

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