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Posts Tagged ‘filosofia religiosa metafisica distruzione della metafisica husserl fenomenologia heidegger marion levinas henry kevin hart teologia e filosofia filosofare religioso’

Nell’articolo con questo titolo (che qui presentiamo) ci siamo sforzati di esaminare in maniera quanto più ampia possibile il dibattito ufficiale attuale su questo tema. Abbiamo così esaminato una serie di articoli recentemente pubblicati, i quali cercano di dare un’immagine complessiva di quella disciplina che oggi reca il nome di «filosofia religiosa».
Si tratta per la precisione di una disciplina sostanzialmente filosofica, che intanto però si pone comunque in stretta relazione con gli attuali studi teologici. E l’obiettivo di tale collaborazione appare essere il sostanziale tentativo di fondamentare questi ultimi per mezzo dei metodi filosofici più attuali. In qualche modo si tratta insomma dell’antica aspirazione della Scolastica cristiana. Solo però essa vede ormai protagonista la filosofia, e non invece la teologia. Quest’ultima resta infatti in un atteggiamento semmai di sola ricezione.
In primo piano sta qui senz’altro il metodo fenomenologico husserliano. È il metodo che ha avuto come proprio obiettivo quello di chiarire le essenze effettive di tutti i possibili oggetti della conoscenza umana; inclusa naturalmente quella religiosa, ossia quella che ha come proprio oggetto l’esperienza umana del divino. Nell’ambito dell’attuale filosofia religiosa tale metodo viene però rappresentato da pensatori che hanno condotto una critica molto demolitoria ad Husserl; e ciò sostanzialmente nel mantenersi sulla scia della critica heideggeriana alla fenomenologia di quest’ultimo. Pertanto l’attuale filosofia religiosa può essere considerata «fenomenologica» soltanto nella misura in cui essa venga riconosciuta come esistenzialista in termini sostanzialmente heideggeriani. E proprio in questi termini l’elemento centrale della visione dell’intera disciplina è da considerare lo sforzo di “distruzione” della metafisica. Sforzo che poi vede attivi non solo i filosofi ma anche gli stessi teologi. La religiosità così proposta comporta quindi in primo luogo la totale esautorazione (ed anche cancellazione) delle tradizionali verità metafisico-religiose.
Ecco allora che un aspetto fondamentale dell’intera filosofia religiosa qui all’opera è quello rappresentato dalla «ricerca» di autentiche nuove verità da parte della ricerca teologica.
E ciò avviene soprattutto per mezzo di un’esegesi innovativa che noi nell’articolo non abbiamo esitato a definire come sostanzialmente «neo-formativa», e quindi condotta a partire dalle pure prese di posizione pregiudiziali del moderno esegeta. Laddove però dietro queste ultime vanno riconosciute le ben più condizionanti tendenze di pensiero del secolo; e cioè esattamente quell’aspirazione «decostruttiva» che una larga fetta della filosofia moderna (quella comunque ancora incentrata sull’uomo e sull’etica) ha fatto propria ed ha sviluppato restando sulle tracce di Heidegger.
Con queste premesse sono già ben chiari i tratti distintivi dell’intero scenario dell’attuale filosofia religiosa. Tratti che sono da considerare sostanzialmente negativi. L’attuale filosofia religiosa consiste infatti nel lavoro congiunto di filosofi fortemente modernisti – il cui pensiero è poi sostanzialmente in linea con una più generale filosofia iconoclastica e rivoluzionaria, i cui intenti sono a-religiosi ma anche spesso francamente anti-religiosi – e di teologi, i quali sentono l’esigenza che la loro opera si adegui totalmente ai dettami della più attuale filosofia. Come abbiamo messo in luce nell’articolo, si tratta quindi in primo luogo di un gioco «professorale» ed intellettualistico.
Ed esso non solo appare essere appena fine a sé stesso, ma inoltre davvero sembra avere pochissimo a che fare con l’autentica e viva esperienza religiosa – tanto nei suoi aspetti più pratici, quanto anche in quelli più contemplativi. Ci siamo però sforzati anche di chiarire il fatto che tale complessiva disciplina non può essere considerata una vera filosofia religiosa proprio in relazione ai suoi aspetti più filosofici. In definitiva infatti l’obiettivo generale di tutti i pensatori e studiosi in essa coinvolti appare essere quello di una totale filosofizzazione della teologia. E ciò viene inteso nel senso che in tal modo venga generata una «teologia filosofica» radicalmente diversa da quella di tradizione scolastica. Tale disciplina intende dunque di fatto abolire qualunque reale barriera divisoria tra «teologia» e «filosofia». Il senso di tale intenzione non è però quello di configurare un discorso religioso che «filosofa» nel mentre resta intanto sé stesso, ossia muovendosi sul piano delle Verità sovrannaturali e trascendenti. La teologia qui in causa aspira invece semmai a muoversi sul piano di quel moderno filosofare, il quale più che mai vuole avere come proprio oggetto la più totale immanenza. E proprio su quest’ultimo piano, allora, la nuova teologia filosofica intende ricostruire il discorso religioso (e la relativa esperienza) totalmente ex novo.
Ebbene di tale complessivo orizzonte di pensiero e ricerca noi abbiamo tentato di ricostruire criticamente i tratti – attenendoci comunque intanto all’analisi del pensiero dei principali pensatori coinvolti (Lévinas, Marion, Kevin Hart, Henry, Derrida, Heidegger etc.), che viene condotta dagli studiosi autori degli articoli esaminati.
Ed abbiamo quindi cercato di illustrare a fondo i motivi in base ai quali non si potrebbe né dovrebbe in alcun caso parlare a tale proposito di un’autentica filosofia religiosa. I motivi da noi analizzati sono stati vari, ma quello principale va senz’altro considerato la voluta assenza totale della metafisica da tale scenario di pensiero e di studi.

N.B.: L’autore sarà ben lieto di fornire (a chi gliene volesse fare richiesta scritta) una copia cartacea dell’articolo completo che costa di circa 20 cartelle Word.

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