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Posts Tagged ‘filosofia e passione’

È una lettera vera questa, scritta ad un filosofo istituzionale a margine della discussione sul rifiuto di un mio articolo di filosofia in quanto “poco scientifico”.
Mi sembra utile pubblicarla in quanto dimostra con quanta marziale efficienza, e con quale potenza di armamento, il mondo della filosofia renda praticamente ermeticamente sigillata la propria cittadella. Nella quale di fatto hanno totale diritto di parola, e senza alcun limite, solo coloro che vi occupano un ruolo istituzionale. Questi possono infatti sostenere tutte le assurdità che vogliono, anzi proprio su questo si basano le più fulgide carriere.
L’arma efficientissima mediante cui tutto ciò viene realizzato è il rifiuto di fatto di prendere in considerazione la qualità delle idee proposte in un testo, e ciò in nome di un puro e mero canone formalistico. Un canone che, con poche, vuotissime e stupidissime regole, riesce di fatto a tenere fuori, con efficienza implacabile, tutto ciò che “ha un anima”. Assorbendo invece solo tutto ciò che non ne ha. Ovvero ciò che, testuali parole del mio interlocutore, “…è scientifico” proprio in quanto non “ha passione”.

Ecco la lettera dal titolo “ Proprio le idee o appena la forma…?”
Caro X…..,
ammesso che tu abbia il tempo di leggere queste pure e mere divagazioni (proprio come davanti ad un bicchiere di vino), le sottopongo alla tua cortese attenzione. Si tratta naturalmente di riflessioni critiche, ma ti prego di non considerarle contraddittorie della stima e gratitudine che provo per te. Esse peraltro sono contro la filosofia come istituzione, ma questa non sei tu e quindi non si rivolgono di certo a te personalmente.
Si tratta di punti della tua lettera che continuano a tornarmi in testa.
Essi mi hanno riportato alle lunghe lotte che ho condotto contro lo stesso identico spirito scientista all’interno della medicina, specie quando ero all’università.
E si tratta in generale della critica a ciò che viene dato per scontato come un “canone”. Ma ogni canone è sempre solo oggettività artificiosa e non invece reale.
Ecco le riflessioni rispetto alle tue critiche alla “scientificità” del mio articolo di filosofia:
1- Le auto-citazioni : Perchè mai un testo che abbia interesse deve essere necessariamente “un coro a più voci“? Perchè mai non può invece essere interessante un’esperienza personale, come lo è il viaggio ermeneutico attraverso un testo?. Dove chi parla è lo spirito, opportunamente “impressionato” del lettore Perchè la verità dovrebbe stare maggiormente nei più e non in uno solo? Forse è allora il conformismo e non la verità che ci interessa (o meglio, ci interessa quella verità che meno probabilmente crea imbarazzo)? E conformista non è forse proprio la doxa come opinione dei più?
2- L’Io narrante : Perchè mai l'”io” dovrebbe essere meno lecito del plurale majestatis “noi” ? Cambia qualcosa nelle idee espresse ? Non è solo vuoto formalismo ? E non è allora proprio solo in nome di tali vuoti formalismi che si omette di giudicare invece le idee contenute in un testo ?
3- Passione versus ordine dialetttico del testo : L’ordine dialettico (da generale a particolare) è appena un qualsivoglia ordine! Giusto ? Perchè mai allora esso dovrebbe rendere il testo degno di attenzione ed interesse, cioè più capace di “insegnare”, in modo maggiore di un altro qualsivoglia ordine ? E perchè mai allora un testo invece “narrativo” (quello dello spirito che narra un altro testo, interpretandolo, dove parla  un io narrante) dovrebbe essere meno degno di attenzione?
4- Idee o forma : Cosa veramente si giudica, mediante i criteri di scientificità che mi hai menzionato : la qualità delle idee o invece appena l’attrattività seduttiva della forma cioè il bel pacchetto? E siamo proprio sicuri che, con questo filtro inquisitorio così stretto, non arrivino al dibattito scientifico proprio forse le idee di minore qualità ? Quelle cioè delle menti (e soprattutto dei cuori collegati alle menti) che non si fanno alcuno scrupolo nel sacrificare le idee alla forma ?

Ma, ti ripeto, queste sono solo considerazioni davanti ad un bicchier di vino.
Io non sono nè posso essere in grado di opporre alcun rifiuto fondato alle regole che tu mi hai menzionato e che sono, a ragione o a torto, le regole vigenti. Come ebbe a dire Socrate in prossimità della sua morte anticonformista : le leggi sono sante in sè, e ad esse bisogna inchinarsi. Ed io esattamente come lui, e cioè nel dissenso, mi inchino comunque a queste leggi.
Questo però non vuol dire che gli spiriti vivi e vegeti debbano sentirsi dispensati dal giudicarle interiormente.

Un abbraccio

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