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Posts Tagged ‘filosofia analitica richard rorty ontologia distruzione ontologia’

Prendendo spunto da un particolare passo del libro di Richard Rorty dal titolo La filosofia e lo specchio della natura (Bompiani 2013), mi vedo costretto a deduzioni circa la filosofia analitica alle quali non ero pervenuto nemmeno confrontandomi durissimamente con essa nel corso del mio corso di dottorato.

In quell’occasione ero giunto alla conclusione piuttosto generale che i filosofi moderni provano un’avversione incoercibile verso qualunque cosa abbia l’aspetto di una convinzione. E mi sembrava che non vi potesse essere dubbio circa il fatto che oggi appaiono tali proprio in primo luogo le idee religiose. Non a caso sono proprio quelle che dall’Accademia filosofica vengono accolte con la maggiore freddezza ed antipatia, se non acerrima opposizione.

Ma mi sbagliavo, ed in difetto. Infatti non si trattava né solo dei filosofi in generale né solo delle convinzioni. Si trattava invece proprio della filosofia analitica nella sua natura. Che è poi quella equivalente alla sua stessa aspirazione : ‒ l’aspirazione non solo di imporsi in modo definitivo sulla filosofia di ogni tempo, ma anche di farlo in modo tale da vibrare ad essa un colpo talmente mortale da avere poi modo di dire che, dal suo avvento in poi, non vi è di fatto più alcuna filosofia. Cosa del resto del tutto comprensibile ‒ ed a veder bene, nemmeno da prendere troppo sul serio ‒, dato che, entro i perenni corsi e ricorsi della storia della filosofia, con quella analitica stiamo di fatto assistendo al sorgere di un nuovo Positivismo. Infatti buona parte delle aspirazioni de-costruzioniste (ossia, per dirla tutta, demolitorie) da parte della filosofia analitica derivano dall’esigenza di far valere ormai un criticismo del tutto diverso da quello filosofico classico, ossia un criticismo ormai chiaramente scientista.

Ed usare a tale proposito l’espressione «empirismo» è ormai davvero troppo poco. Perché la folta e già ramificatissima compagine della filosofia analitica ‒ filosofia della mente, filosofia del linguaggio, filosofia logica …. ‒ punta non solo a far valere contro la filosofia «tradizionale» le obiezioni rivolte ad essa da sempre da parte dello scetticismo empirista, ma punta anche a fare proprie le conquiste della più sofisticata ed ambiziosa scienza sperimentale.

Tuttavia tutto ciò può essere compreso solo se ci si pone davanti alle constatazioni, davvero superanti ogni immaginazione, che si possono fare quando (pur dovendo superare comunque un certo disgusto) ci si addentra nelle dottrine specifiche di questo genere di filosofia. E tale occasione ci viene offerta proprio dal passo del libro di Rorty di cui parlavo all’inizio. Precisamente si tratta del capitolo dedicato dall’autore alle «persone senza mente» (I, II p. 149-263), e precisamente nel contesto di una critica davvero demolitoria dello stesso concetto di «mente». Che viene di fatto attribuito all’intera filosofia (non solo moderna ma anche antica), ossessionata com’è sempre stata (già da Platone in poi) a trovare nel soggetto conoscente la certezza dell’essere. E qui davvero non viene riconosciuta alcuna differenza di valore tra il concetto di «anima»” e quello «mente». Ebbene l’argomento a cui ricorre Rorty è quello ben conosciuto tra i filosofi analitici dei, per così dire, mondi alternativi (o anche «mondi possibili») . Argomento che qui viene menzionato ipotizzando un mondo immaginario di «antipodiani» che siano del tutto sprovvisti del concetto di mente. Ma comunque (ovviamente) essi non sarebbero del tutto privi degli stati mentali (connessi alle relative percezioni) di cui siamo provvisti noi che invece del concetto di mente disponiamo. Il problema viene discusso in particolare alla luce delle osservazioni di Saul Kripke, che è poi uno dei maggiori usuari dell’argomento dei «mondi possibili» (pag. 169).

Ebbene senza entrare nel merito di un’argomentazione troppo complessa per interessare i non filosofi, veniamo direttamente al dunque. Che è questo : ‒ quella che esista un essere assoluto (trascendente i mondi possibili), e quindi un’ontologia di fondo (fissante come esattamente solo le cose che possiamo conoscere) non è altro che una penosa illusione. La verità è infatti (se è lecito ancora usare il termine) che qualunque ontologia è sempre appena relativa al corrispondente mondo. Appunto il mondo possibile.

Ebbene ciò può essere anche del tutto vero. Vero soprattutto sul piano puramente logico, ma alla fine anche sul piano fattico. Assolutamente nulla vieta infatti che esistano mondi completamente diversi dal nostro (agli antipodi), ed assolutamente nulla vieta che in essi vigano circostanze di essere radicalmente diverse. E pertanto può essere del tutto giustificato sostenere che il concetto di essere è in sé del tutto inapplicabile. Con ciò siamo insomma giunti alla conclusione che il concetto di essere è puramente relativo. E questo per il semplicissimo (lapalissiano) fatto che esso non può essere altro che il nostro concetto di essere. Ma non è già questa forse una scoperta dell’acqua calda? Forse che le grandi menti filosofiche (e soprattutto metafisiche) del passato potevano non sapere che, nel mentre formulavano un concetto fondamentale di essere, questo era e restava appena relativo al nostro mondo?

Ma non fermiamoci a questo. Perché la verità è che con tutto ciò la filosofia analitica ha intenzione di affermare il più formidabile relativismo della conoscenza che sia ma stato affermato. Esso si basa infatti sulla radicale negazione dell’ontologia. Cosa che non avevano osato mai fare perfino i più accaniti epistemologi. Ma non basta ancora. Perché la filosofia analitica aspira a questo perché vuole rendere sicura la verità come mai finora era stato fatto. Ed è esattamente a questo scopo che essa scientemente distrugge ogni cosa. Con davvero spirito nietzschiano, insomma, essa distrugge per costruire qualcosa che sia davvero autentico.

Ma ‒ c’è da chiedersi ‒ l’abolizione radicale e definitiva dell’ontologia serve davvero a questo? Ed inoltre, l’argomento qui usato fa davvero piazza pulita dell’ontologia? Relativa o meno, infatti, sta di fatto che entro un determinato mondo l’ontologia è e resta comunque utile a chi quel mondo lo abita. Su di essa si basa infatti non solo la verità della conoscenza, ma anche (e forse soprattutto) l’integrazione, la stabilità e forse anche la felicità di quel mondo e dei suoi abitanti. Ebbene, è davvero così poco tutto questo?

Dunque a cosa serve porre una questione così distruttiva se non solo e soltanto a distruggere? E questo verrebbe poi fatto solo in nome le necessità oggettive alle quali ci costringe la davvero più rigorosa logica? Ma la logica non è forse anch’essa solo nostra, e cioè di questo (specifico) mondo? È invece essa è forse assolutamente universale (omni-vigente) proprio come l’ontologia che si intende recidere alle fondamenta?

Ma non basta nemmeno questo. Ciò che soprattutto bisogna chiedersi è questo : ‒ e se lo stesso argomento dei mondi possibili fosse una produzione (stupida) tipica del nostro mondo? Ovvero tipica del nostro tempo? Il tempo della vasta Distruzione!

Infatti sembra proprio che l’intero capitolo dedicato da Rorty ai «senza mente» sia rivolto molto meno alla soluzione di questioni logico-analitiche e molto più invece proprio alla distruzione sistematica della conoscenza (Vernichtung).

E possiamo essere proprio certi che la conoscenza che ne nascerà sarà migliore della precedente?

Sembrerebbe proprio di no. Dato che, oltre al termine «frustrazione», usato da Rorty con vero gusto nel constatare l’impossibilità che un’ontologia fondi alcunché, egli constata anche che lo stesso problema che gli sta più a cuore (quello della distinzione «tra entità fisiche e mentali») è d fatto reso insolubile proprio dalla presupposizione di un mondo di «antipodiani».

Insomma, come sempre, c’è da chiedersi se tutto ciò non abbia altro che un unico vero senso, ed estremamente banale : ‒ la produzione illimitata di quelle cattedre e carriere che in filosofia senza «critica» non vengono prodotte. E dunque, se non c’è alcuna necessità di critica, perché mai non crearla?

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