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Posts Tagged ‘esistenza di dio’

Esporremo qui gli argomenti a favore di un ricorrere continuo proprio del concetto di “idea-cosa”, così come ci sono saltati all’occhio nel corso di studi che non erano in relazione con la nostra attuale indagine.
Non abbiamo difficoltà a dire che si è trattato di studi assolutamente basici, che abbiamo condotto (entro il nostro curriculum), per pura completezza di informazione, sulla base di un testo enciclopedico ; non rientrando nel nostro programma di ricerca (almeno per il momento) la lettura diretta dei testi degli autori qui menzionati. Questo non  vale però per il testo dello Sciacca che abbiamo letto approfonditamente e che commenteremo nella seconda parte di questa appendice. Il testo enciclopedico al quale ci siamo qui riferiti è la “Storia della Filosofia”  di Nicola Abbagnano [Nicola Abbagnano, Storia della filosofia,  Torino : UTET 1969].
Da queste letture abbiamo dedotto l’impressione che il tema dell'”idea-cosa”, oltre che nascere in Platone ed essere al centro della sua doppia doppia dottrina delle Idee e dei Principi, è stato anche sempre al centro stesso della filosofia successivo. Esso infatti sembra riemergere periodicamente.
Questo scritto figura comunque come appendice in uno scritto più ampio dedicato allo stesso tema e già presentato in questo blog con il titolo : ‒ Il “nuovo paradigma” di studi platonici, la dottrina delle Idee ed il concetto di “idea-cosa”.
Dalla Scolastica in poi:

Il concetto si è presentato in piena Scolastica con Anselmo [Nicola Abbagnano, Storia della filosofia,  voll III, IV,  189-199, p. 378-393] in rapporto alla sua riflessione (intorno alla prova ontologica) sui tre tipi verità.  Vi è la verità puramente conoscitiva che riguarda la cosa vera così com’è in termini conoscitivi, dove la conoscenza dev’essere conforme al modo di essere della cosa stessa, ossia alla cosa “come essa è” indubitabilmente. Qui la cosa è cosa come conosciuta e si tratta con ciò di rectitudo cognitionis. Vi è poi la verità volontaria, che riguarda la cosa vera in quanto agire motivato dal dover essere. Qui la cosa è azione e si tratta con ciò di  rectitudo voluntatis. Infine vi è verità della cosa stessa, o della cosa vera proprio in quanto cosa, cioè come ciò che esiste come cosa. Qui la cosa è come è e si tratta con ciò di rectitudo rei.
E diremmo che proprio a proposito di quest’ultima forma di verità possiamo cogliere il significato dell'”idea-cosa”, perchè la radicale onticità dell’idea consiste proprio nella verità ultima della cosa.

Il problema ricompare nel corso della disputa della media Scolastica sugli Universali [Nicola Abbagnano, Storia della filosofia,  voll III, V,  200-202, p. 394-400], dove avviene la divisione tra nominalisti, o terministi e realisti, o formalisti. I primi negano che gli Universali, o Idee, abbiamo qualunque realtà, e li considerano presenti nell’anima appena come pieni incorporei.
I secondi affermano invece che gli Universali, o Idee, si trovano nell’anima proprio come corporei e quindi si trovano anche nelle cose. Per i primi le cose sono appena cose giustificate sufficientemente da sè stesse, e non sussiste quindi alcuna continuità (fondativa) tra idea e cosa, per i secondi la cosa è invece proprio l’idea stessa, ed è quindi in continuità con essa. Per costoro, come per l’idealismo medievale in generale, quando si conoscono le cose si conoscono in realtà le idee.
Quest’ultimo corso di idee (già anticipato nella Patristica greca e latina, con Gregorio di Nissa ed Agostino, e poi giunto in qualche modo fino ad Anselmo) non avrà comunque di fatto un vero seguito (tranne che discontinuamente, in singoli pensatori, come i Mistici e Bonaventura), per cui, da questo momento il poi della Scolastica, non costituirà affatto il main stream della filosofia. Sembra essere dunque proprio a questo punto che si crea una dicotomia netta, entro la dottrina cristiana e poi in generale nella filosofia, tra l’ortodossia naturalista-concretista (sulla linea dei nominalisti) di ispirazione aristotelica, e l’eresia platonico-spiritualista. Tendenzialmente enticista la prima e tendenzialmente onticista la seconda. (altro…)

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