Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘edith stein platone platonismo neoplatonismo conoscenza amore conoscenza e amore georges vallin friedlander sankara dionigi l’areopagita giovanni della croce teresa d’avila frithjof schuon’

ABSTRACT.
Questo articolo ha lo scopo di portare a compimento la tesi, da noi da tempo sostenuta, secondo la quale il pensiero di Edith Stein sarebbe riportabile ad un paradigma platonico (se non a Platone stesso). Tale tesi è giustificata a nostro avviso dall’evidenza dello spiritualismo essenzialista (immaterialista ed interiorista) che si manifestò già dalle prime fasi dell’opera steiniana e trovò poi prolungamento nella sua critica all’individuazione sostanzialista del tomismo. Per poi sfociare in un’ontologia anch’essa essenzialista (“cristo-centrica”), nella quale culminò il concetto di “spirito oggettivo” da lei già messo in risalto nella fase intermedia del suo pensiero (Der Aufbau der menschlichen Person). A ciò si aggiunge poi, nell’ultimissima fase della sua opera, l’oggettivo interesse da lei mostrato per il neoplatonismo apofatico (Dionigi l’Areopagita) collateralmente alla mistica dell’unione a Dio (Giovanni della Croce, Teresa d’Avila). Il significato platonico attribuibile a tali evidenze urta però contro la totale assenza di documenti o affermazioni della pensatrice che giustifichino un suo attivo e convinto rapportarsi a Platone quale modello di pensiero. Sebbene la sua conoscenza dell’opera del pensatore greco sia stata molto ampia e profonda. Tutto ciò consente pertanto al massimo di supporre un platonismo del tutto indiretto ed impersonale, se non addirittura inconsapevole (sebbene la così forte suggestione dell’evidenza comunque resti). E tale conclusione lascia la tesi complessiva piuttosto nel vago.
Tuttavia, approfondendo i nostri studi platonici (in una seconda fase della nostra investigazione su questo tema), e soprattutto approdando all’opera di Georges Vallin (dal titolo Via di gnosi e via d’amore), ci è sembrato che probabilmente sia ben più utile muoversi da un punto di partenza del tutto opposto. E cioè dall’ipotesi (basata sui nudi fatti) che la Stein non sia affatto platonica. Ma restando con ciò comunque di fronte al fatto che il suo pensiero suggerisce fortemente un’interpretazione platonica. Tale ipotesi è insorta in noi prendendo atto della straordinaria coincidenza tematica con diversi aspetti del pensiero steiniano, che sussiste entro l’esposizione valliniana di una metafisica tanto “integrale” quanto rigorosa ed estremistica. Una metafisica che istituisce una nettissima linea divisoria tra “via di conoscenza” (trascendentismo basato su un rigoroso intellettualismo essenzialista) e “via d’amore” (immanentismo basato su un sostanzialismo religioso). In estrema sintesi lo studioso ritiene che solo la conoscenza unisca per davvero intimamente l’ente finito ad un Infinito (per la via dell’onticità intellettuale che essi condividono), mentre la (solo apparente) “relazione” d’amore non è altro che il frutto della costatazione della radicale separazione dei due termini. Per questa via, dunque, la fenomenologia dell’unione mistica non potrà mai recare ad una reale unione, che invece resta pienamente accessibile sulla base della condivisione della stessa natura onto-intellettuale del finito e l’Infinito. Tale piena possibilità è identica a quella messa in luce da Frithjof Schuon nel sostenere la pienezza di una conoscenza intellettuale dell’Assoluto divino (CIAD). Va comunque detto che tale complessiva metafisica si incentra soprattutto sul non-dualismo di Śankara, ma è comunque riportabile in larga parte anche alla visione platonica (più ancora che a quella neoplatonica). Anche per Vallin, infatti (così come anche per Friedländer), solo Platone afferma una dottrina rigorosamente intellettualistica del rapporto tra immanente (finito) e Trascendente (Infinito).
Orbene, per la sua radicalità e completezza, tale esposizione ci sembrava prestarsi molto bene a fungere da metro per la trattazione degli stessi temi entro la metafisica steiniana. E sta di fatto che tale confronto evidenziava costantemente l’insufficienza di quest’ultima (in termini di strenuità e pienezza dei concetti) rispetto al metro scelto (e quindi, in una qualche misura, soprattutto molto al di sotto delle proprie reali possibilità). Ed il motivo più prossimo di tale insufficienza ci sembrava potesse essere proprio la mancata scelta, da parte della Stein, di dare un’effettiva forma platonica al suo pensiero. Se ciò invece fosse avvenuto, la sua metafisica avrebbe potuto raggiungere quella valliniana in rigore, strenuità e completezza. Questo permette allora di mettere senz’altro in evidenza l’oggettivo non-platonismo della Stein. Ma nello stesso tempo permette anche di mettere in evidenza la sua giustificazione in forza della volontà espressa da parte della pensatrice di rinunciare al riferimento platonico che invece il suo pensiero avrebbe potuto ben avere per natura (e forse anche vocazione). Non crediamo che tale atto di rinuncia debba essere stato necessariamente consapevole ed esplicito, e nel presente lavoro ne abbiamo indicato i motivi. In particolare ci sembra essere stata decisiva in tal senso la (per così dire) istituzionalità del suo incontro con Tommaso ed Aristotele.
Su questa complessiva base ci sembra che sia possibile dare una forma più organica (e probabilmente anche definitiva) alla nostra tesi dell’approssimabilità platonica del pensiero steiniano. Ciò con la principale conseguenza dell’ipotesi secondo la quale si può supporre che, qualora la vita della pensatrice non fosse stata recisa così precocemente, la sua visione (una volta assolti i doveri istituzionali da essa contratti con la filosofia e la dogmatica teo-metafisica) avrebbe potuto piegare decisamente verso Platone ed il platonismo.
N.B. : L’autore sarà lieto di inviare l’articolo completo, in formato cartaceo, a chi volesse fargliene richiesta scritta.

Read Full Post »