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Posts Tagged ‘contro la filosofia filosofia accademica deleuze jan patocka husserl edith stein pierre hadot giorgio giacometti obbedienza idealismo realismo mondo fuori di noi’

Qui vengono sostenute le ragioni per prendere posizione contro la filosofia accademico-ortodossa-pura. Ragioni scaturiscono da cose semplicisissime. In questa riflessione da due quasi banali notazioni dall’interno del mondo della filosofia. La prima dottrinaria e la seconda di costume.

Prima notazione : dottrinaria.

Mentre mi affatico sul II volume delle “Idee per una fenomenologia pura” di Husserl, sono portato a riflettere su un aspetto fondamentale del percorso di pensiero compiuto dalla filosofa che sto studiando per la mia tesi di dottorato, Edith Stein. Al Capitolo IV del Libro II (del II volume di Idee), precisamente al paragrafo 44, Husserl chiarisce come vadano intesi gli oggetti “originari” e li divide in oggettivi (più precisamente quelli colti intersoggettivamente e quindi costituenti  un “mondo fuori di noi” esteriore) e soggettivi, cioè costituenti un mondo di oggetti della coscienza che configurano un mondo  fuori di noi interiore. Cioè di fatto un mondo fuori di noi che molto più è un mondo “dentro di noi”. E solo qui, egli dice, è possibile cogliere la piena singolarità dell’oggetto cioè il suo essere “individuale-unico”. Ne consegue che l’oggetto può anche essere colto originariamente nella sua oggettività-esteriore, ma esso non diviene mai un unicum se non viene trasposto nel mondo del soggetto. Che è poi esso stesso un unicum e pertanto, al suo livello, coglie sè stesso come tale esattamente così come (proprio solo lì) coglie gli oggetti come “unica”. Tutto ciò significa che il mondo vero è il mondo dentro di noi molto più che invece il mondo fuori di noi. Si è molto dibattuto sull’accusa di idealismo rivolta ad Husserl dai suoi allievi (tra cui la stessa Stein), e si è sostenuto che questa accusa si smonta da sola in quanto quello di Husserl è in realtà molto più un “realismo trascendentale” che non invece un “idealismo trascendentale”. Eppure dov’è mai più evidente, tra le affermazioni di Husserl, che qui egli sostiene proprio un  idealismo? Il vero mondo, infatti, è solo quello proiettato nella sfera soggettiva, cioè nella coscienza. Qui Platone è molto prossimo, almeno il Platone come interpretato dalla filosofia  moderna da Schleiermacher in poi (che però a mio avviso non è affatto quello vero!) Ora, prescindendo anche dalla giustificazione dell’attribuzione ad Husserl di un realismo trascendentale (tesi che ha un suo solidissimo fondamento), non è che anche questo idealismo husserliano possa essere considerato in sè spregevole. Anzi tutt’altro! Esso infatti soddisfa in pieno l’esigenza dei filosofi (per contratto) di porre in primo piano l’aspetto conoscitivo del mondo. Ma il problema è questo : ‒ basta questo a superare veramente la posizione del realismo integrale che sostiene la necessità di un vero e proprio esplicito “mondo fuori di noi”? Ed è quest’ultima in fondo veramente una tesi propria della filosofia pura, o non è piuttosto invece molto più tesi di una filosofia di vita (come quella rivendicata come autentica filosofia da estimatori della filosofia antica, del genere di Pierre Hadot e Giorgio Giacometti, ed allo stesso modo rivendicata da pensatori moderni come Jacques Deleuze e Jan Patocka), cioè una filosofia che veramente grado di nutrire l'”uomo comune”? I filosofi possono avere le loro ragioni, ma è evidentissimo che  il mondo dentro di noi, per quanto intersoggettivo, non avrà mai la stessa consistenza ontologica del mondo fuori di noi. E ciò perchè quest’ultimo è semplicemente indipendente in modo veramente pieno dal soggetto. Esso è un mondo che può non soddisfare affatto il filosofo puro, ma invece soddisfa in pieno l’uomo comune. E lo soddisfa proprio perchè quest’ultimo, infinitamente più saggio del filosofo (!!!), coglie, nel mondo pienamente esteriore, la sua indipendenza dal soggetto come un inestimabile valore.

Seconda notazione : di costume.

Fate un esperimento. Provatevi ad esprimere apertamente ad un “addetto ai lavori” (cioè un filosofo pienamente inserito nel mondo della filosofia ortodossa) le vostre perplessità critiche sull’autenticità dello spirito con cui viene correntemente condotta la vita filosofica accademica e la sua “investigazione”. Apriti cielo! Costui si spaventerà a morte e farà l’offeso. Risentito vi dirà allora che bisogna saper rispettare le idee altrui. E perchè la filosofia accademica ortodossa rispetta le idee veramente originali circa il fare filosofia? Ella consente una filosofia creativa e di ampie vedute? E consente di esprimere queste  idee per mezzo di una critica radicale? La risposta è chiarissima : no! Dov’è allora il rispetto? Esso sussiste evidentemente solo a senso unico. E dunque siamo onesti e diciamo le cose come sono. Non parliamo di “rispetto” ma parliamo di dovere di “obbedienza”. Come ricordatoci da  Valentina Duceschi sulla base di Deleuze, la filosofia è “una macchina monumentale e intimidatrice, che fa sentire inadeguati tutti noi”. Essa è insomma un pesantissimo apparato che sequestra la cultura ed esige dazi e tributi di ogni genere (tra i quali in primo luogo la cieca obbedienza) per elargirla goccia a goccia in  modo che chi se ne vuole nutrire possa farlo solo alle sue esigentissime condizioni. Ed i “tutti noi” qui intesi siamo tutti coloro che, inclusi quelli che si considerano “filosofi”,  non rinunciano mai ad essere in primo luogo “uomini comuni”. Cioè coloro che, per quanto filosofi, non rinunciano ad essere umili. Così, a mio avviso, fu Edith Stein. Non per nulla ancora oggi ella è di fatto esclusa dalla storia della filosofia.

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