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Archive for 2 marzo 2017

ABSTRACT:

In questa ricerca siamo partiti dall’esposizione del pensiero cabalistico fatta da Scholem [Gershom Scholem, La Cabala, Mediterranee, Roma 1982], considerandola in particolare come possibile modello filosofico-metafisico del concetto di «emanazione» divina.
Ci sembra infatti che quest’ultima si trovi nella sua pienezza dottrinaria proprio entro la Cabala; più precisamente in quella meno toccata dal pensiero filosofico, e quindi più intuitivo-contemplativa e visionaria. Il nucleo più intimo del concetto di emanazione sta infatti nell’idea che la manifestazione dell’Ein-Sof (Uno divino) in entità sefirotiche è in realtà totalmente interiore alla realtà divina, e quindi solo apparentemente esteriore. Una volta però che ci si rappresenti comunque la sequenza manifestativa delle Sefirot (sul piano della discorsività filosofica dianoetica), l’immanenza intra-divina di queste ultime viene comunque ben rappresenta dal concetto di ininterrotta «continuità» tra Principio divino ed entità emanate. E la continuità sta poi nella sua pienezza solo in una dinamica quanto più unitaria possibile, e cioè quella fluente (da noi denominata “liquida”). Inoltre è solo in tal modo che si configura un davvero pieno onto-dinamismo che parta dal Principio manifestantesi. Pertanto i caratteri di «continuità» ed «onto-dinamismo» (nella loro pienezza) appaiono essere tipici dello stesso concetto di emanazione nella sua pienezza. Ma siccome l’onto-dinamismo pieno deve essere considerato il compimento integrale di qualunque dottrina della «produzione di essere» (Principio come Causa) e della «creazione», allora risulta chiaro che la dottrina integrale dell’emanazione va considerata assolutamente paradigmatica per qualunque concezione dell’azione onto-generativa (genericamente principiale o divina che sia).
Nell’introduzione abbiamo comunque cercato di collocare il concetto di emanazione entro lo stesso scenario storico in cui si formò il pensiero cabalistico – constatando così la sua intima prossimità a Cristianesimo, Ellenismo pre-cristiano ed Islam, specie per l’intermediazione della Gnosi. Abbiamo anche poi cercato di seguire il concetto di emanazione nel cammino da esso fatto anche nel pensiero moderno (da Spinoza in poi).
Partendo da tali presupposti abbiamo esaminato la tesi emanatista nei suoi specifici aspetti (dinamismo liquido, unità dinamica, nulla divino, «in principio») emergenti nel contesto della dottrina cabalistica esposta da Scholem. Successivamente abbiamo poi raffrontato tali aspetti, insieme alla tesi più generale, con il pensiero neoplatonico non-cristiano (Plotino, Proclo) e cristiano (Eckhart). Lo schema di pensiero di Proclo si è rivelato qui di fondamentale importanza; e ciò in quanto tendenzialmente opposto a quello dell’emanazione fluente. In ogni caso abbiamo anche discusso la dimensione neoplatonica dello stesso pensiero cabalistico.
In conclusione abbiamo constatato che il concetto di emanazione può essere colto nella sua pienezza solo se non si prescinde dalla sua concezione integralmente contemplativa (che è poi anche largamente misterico-esoterica). Esso pertanto può e deve essere discusso anche sul piano del logos puramente filosofico. Ma non esclusivamente, altrimenti si perde la possibilità di coglierne davvero la più intima essenza. Cogliere quest’ultima implica però qualcosa di più che la pienezza dottrinaria. Essa implica infatti la preziosa possibilità (sorpassando così qualunque aporia filosofica) di vivere la dottrina dell’emanazione sul piano dell’esperienza religiosa.
La solo apparente contraddizione (appena logico-analitica) esistente tra l’assoluta manenza del Principio in sé stesso e la sua (invece) piena manifestazione esternalizzante, si traduce in realtà nella ben più rilevante esperienza di un Dio che è tanto più presente quanto più invisibile. E questo richiede da parte del soggetto umano conoscente e credente una presa di posizione che trasfigura totalmente il suo modo di essere.
La Cabala, infatti, come ben illustrato da Scholem, per quanto profondamente mistico-contemplativa, è stata sempre (aldilà di alcuni suoi eccessi) una dottrina utile soprattutto al vissuto pieno e concreto del divino sul piano mondano. Naturalmente si è sempre trattato anche di una dottrina escatologica ed ancor più apocalittica; in quanto in essa è stato sempre pienamente espresso il mandato divino all’uomo di riportare (presto o tardi) il cosmo alla perfezione originaria (ossia alla riunificazione al Principio divino). Ebbene in tutto questo consiste senz’altro l’intendimento centrale della Cabala, nonostante le sue varie oscillazioni storiche. Tra queste ultime lo studioso pone bene in luce alcune devastanti derive messianico-apocalittiche (come i movimenti shabbataico e frankista) ma anche l’assolutamente pregevole dottrina ḥassidica, o chassidica (Ba’al Shem Tov). E riguardo a questa dottrina va assolutamente segnalata anche la splendida trattazione di Martin Buber [Martin Buber, Il messaggio del chassidismo, Giuntina, Firenze 2012].

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