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Archive for 30 giugno 2016

Presentiamo qui in forma di abstract i contenuti discussi nel nostro saggio dal titolo «Il Platone proibito e l’Idea come la più reale delle cose». Il saggio si basa sull’elaborazione ed integrazione di una serie di articoli sul pensatore greco che abbiamo già recentemente pubblicato in questo blog.
Il nostro lavoro ha perseguito lo scopo specifico di presentare il pensiero di Platone da un punto di vista radicalmente diverso da quello usuale entro gli studi filosofici ufficiali. Di tali studi viene qui sottolineato l’effetto coartante che essi hanno sull’immagine obiettiva del pensiero platonico. Dall’altro lato viene deplorata poi la loro forte tendenza ad istituire un canone interpretativo estremamente dogmatico, in forza del quale viene di fatto proibito qualunque genere di studi platonici che si discosti dai contenuti e metodi imposti dalla Filosofia istituzionale.
Il nostro scritto si incentra pertanto propria sulla critica a tale canone; e l’elemento centrale di tale critica è la rivendicazione della piena legittimità di una lettura dei testi platonici che si svolga in modo indipendente dal condizionamento istituzionale. Tale rivendicazione non ha però assolutamente lo scopo di aprire la strada a letture arbitrarie ed anarchiche (e dunque illegittimamente «creative») del pensiero platonico, bensì ha un obiettivo diametralmente opposto. Essa infatti punta a far sì che il testo platonico parli da solo al suo lettore e gli comunichi pertanto in modo indisturbato il suo profondo messaggio; che è poi un messaggio metafisico-religioso sostanzialmente tradizionale e spiritualista. Nel perseguire tale scopo siamo partiti dall’ipotesi che la lettura non condizionata del testo platonico garantisca proprio questo, rivelando in tal modo una propria naturale capacità di entrare in sintonia con lo spirito profondo del pensiero di Platone. Cosa che però non costituisce affatto un merito del lettore, bensì risale all’intenzione stessa del pensatore di parlare proprio in questo modo a chi ne legge i testi. Pertanto, data l’importanza che recentemente è stata data all’insegnamento orale di Platone (Reale), è opinabile che questo suo parlare diretto attraverso i testi costituisca un aspetto piuttosto misterioso del permanere del suo spirito in mezzo a noi.
Partendo da questo abbiamo però comunque preso in considerazione anche un vasto orizzonti di studi alternativi del pensiero platonico. E ne abbiamo indicato due forme principali: – 1) quella tradizionale (annoverante autori come Godel, Raphael, Muscato e Schuon); 2) quella filosofica (annoverante autori come Reale, Koyré, Spanio, Muscolino, Sciacca e Montoneri). Ci siamo anche sforzati di chiarire le differenze esistenti tra questi due tipi di studi, ma soprattutto abbiamo posto in evidenza il loro comune ricadere al di fuori della sfera di studi canonico-filosofici. Il che ci ha permesso poi di sottolineare che non tutti gli studi platonici di tipo filosofico rientrano nei limiti del canone istituzionale. La nostra riflessione su tali aspetti ha costituito di fatto la prima parte del nostro esame del pensiero platonico, e cioè quella dedicata alle questioni molto generali della critica interpretativa. Ciò è stato da noi fatto con specifica attenzione al fenomeno del riduzionismo al quale il pensiero di Platone viene sottomesso dalla moderna critica, e cioè da parte di tutti coloro che oggi vengono considerati i suoi «specialisti». L’elemento principale che di tale riduzionismo abbiamo posto in luce è stato quello della proibizione dell’ipotesi secondo la quale Platone sarebbe un pensatore profondamente religioso, mistico, misterico, iniziatico, esoterico e tradizionale. Proibizione che poi ha come effetto la forte riduzione di portata dell’ipotesi secondo la quale egli sarebbe un pensatore profondamente morale, fortemente interessato all’essere, e soprattutto interessato ad una filosofia che sia soprattutto prassi di crescita e risveglio spirituali.
Abbiamo però anche chiarito che, se la nostra indagine (sorretta dall’ausilio degli studi alternativi, tradizionali e non) vuole difendere il punto di vista del lettore spontaneo dei testi platonici, tuttavia la nostra intera riflessione (con le connesse prese di posizione) viene comunque svolta su un piano propriamente filosofico. Il che implica che il nostro lavoro vuole costituire un tentativo di rilettura demistificante di Platone che venga dall’interno e non dall’esterno della filosofia; una filosofia che però vuole anch’essa sfuggire al canone entro i cui limiti oggi il pensiero viene a forza ricondotto. Si tratta insomma di una demistificazione dell’immagine di Platone che intende avere anche la valenza di un lavoro di liberazione della vera filosofia; liberazione dal giogo al quale essa è sottomessa da parte delle moderne Istituzioni di un pensiero che si presenta come «rigorosamente filosofico» ma in realtà è solo pseudo-filosofico. Pertanto un lavoro come questo non poteva non avere proprio il pensatore greco come suo oggetto; e ciò perché senz’altro Platone era ed è il paradigma assoluto per la Filosofia di ogni tempo.
Sulla base di tali premesse abbiamo poi esaminato approfonditamente il pensiero platonico attraverso un’ampia indagine testuale organizzata in tre parti (corrispondenti però nell’opera alle parti dalla seconda alla quarta): –1) la prima dedicata all’opera di rintracciare assonanze platoniche in diversi testi esoterico-sapienziali tradizionali; 2) la seconda dedicata all’esame degli stessi testi platonici; 3) la terza dedicata all’esame di una parte della letteratura critica alternativa prima menzionata.
Per mezzo di tale complessivo esame abbiamo dato giustificazione alla tesi sostenuta nell’introduzione e nella prima parte, ed inoltre abbiamo dedotto una serie di rilevanti elementi dottrinari (generali e specifici) di tipo filosofico-metafisico che sono poi stati discussi nelle conclusioni. Tali elementi sono stati da noi indicati come il frutto filosofico più pregiato della riconsiderazione di Platone che può avvenire da un punto di vista interpretativo che a sua volta si muova sostanzialmente secondo lo spirito ed i metodi degli studi tradizionali. Sintetizzandoli brevemente, diremmo che si tratta dei seguenti caratteri del pensiero platonico: – 1) la centralità in esso della preoccupazione religioso-morale; 2) la postulazione di uno strettissimo intreccio di Conoscenza ed Essere entro il quale il primo interagisce costantemente con il secondo in senso onto-formativo ed inoltre nel senso di una vera e propria trasfigurazione morale; 3) il rientrare dell’auto-conoscenza animica («conosci te stesso») in un onto-dinamismo ciclico (simile a quello neoplatonico) che è alla fine riducibile al vasto movimento su sé stesso del Principio quale suprema Identità; 4) la postulazione della primarietà del concetto di essenza quale Idea sul concetto di essenza quale Forma; cosa che sottolinea soprattutto la radicale trascendenza dell’Idea (nella sua onticità paradigmatica) nel suo ruolo onto-formante; 5) la postulazione della portata epistemologica, ontica ed anche onto-generativa dell’Idea, con il delinearsi di un concetto molto prossimo a quello di creazione; 6) la riducibilità della dottrina platonica integrale (livello delle Idee e livello dei Principi) alla dottrina di una Totalità di Realtà includente anche l’Invisibile; 7) la postulazione della dinamica filosofico-dialettica come una vera e propria pratica di risveglio spirituale che preluda alla conoscenza finale della più trascendente Verità.
L’elemento centrale della nostra investigazione è restato però costantemente quello dell’analisi del significato autentico e profondo dell’«Idea» entro l’intendimento platonico. E ciò in relazione alla nostra tesi centrale, secondo la quale l’intera visione di Platone illustra di fatto ciò che noi abbiamo in questo lavoro abbiamo definito come la «dottrina dell’idea-cosa». Con tale dottrina intendiamo sostanzialmente l’affermazione sintetica inclusa nel titolo, e cioè quella secondo la quale l’Idea e solo l’Idea è la vera, piena ed autentica cosa. E ciò perché solo l’Idea costituisce la vera, piena ed autentica realtà dell’essere, ossia la realtà incorporea, immateriale, spirituale, divina e trascendente.
Proprio questo ci è sembrato il più forte e generale elemento che ricollega Platone alla sapienza tradizionale, specie nella forma delle dottrine vedico-upaniṣadiche.

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