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Archive for 23 marzo 2016

Si, forse è vero quello che si dice : – non c’è bisogno di un esercito per fare ciò che i terroristi hanno fatto e vanno facendo! L’attacco è dunque semplicissimo. Ma non lo stesso, pare, si dovrebbe dire per la risposta che ad esso si dovrebbe dare. Almeno così si dice. Infatti lo slogan che gira sui media tende a voler rendere complessa e soprattutto sottile la nostra percezione della minaccia militare dell’Isis, così come la risposta da dare ad essa. Affidando così il giudizio sui fatti a riflessioni diverse da quelle che vengono ritenute troppo becere, grossolane, superficiali ed infine soprattutto inutili e controproducenti. E con queste ultime riflessioni si intendono certamente quelle dell’uomo della strada, il quale di fronte ad una minaccia militare tende spontaneamente a pensare in modo appunto militare.
C’è naturalmente da chiedersi se questo genere di uomo (senz’altro un «libero pensatore» nella sua spontaneità) esista ancora per davvero, in tempi di formattazione intellettuale come quelli attuali.
Ma facciamo finta che esista. È evidente che, dal sofisticato punto di vista appena illustrato, quest’uomo semplifica troppo, e precisamente nel senso dello sfrondare l’eccesso di complessità per andare all’essenziale. Come però senz’altro si deve in casi di emergenza. Dato che l’eccesso di complessità sempre paralizza. Sta di fatto che comunque le opinioni di quest’uomo godono pessima stampa.
Eppure possiamo essere davvero certi del fatto che il gettare acqua sul fuoco (facente appello alla sottigliezza del giudizio e della reazione), che svalorizza tale opinione,  davvero costituisca una risposta migliore di quella che intanto si vorrebbe scongiurare? Risposta ritenuta infatti troppo rozza ed inadeguata.
Al pensatore verranno qui immediatamente in mente le considerazioni di Machiavelli ed Hobbes. E più recentemente anche quelle di Max Scheler (Politica e morale). Ma soprattutto devo qui ricordare che, «nazista» o meno che sia stato (in qualche modo lo è stato di certo), Carl Schmitt ci aveva dato già nel dopoguerra (La teoria del partigiano) le coordinate per muoverci in questo vero e proprio pantano. Ed esse sono oggi più che mia valide.
Dunque, la semplicissima verità di riferimento enunciata dal pensatore è la seguente : – il nemico «interno» è per definizione il più forte in quanto dispone di un’arma davvero invincibile. Tale arma consiste nel poter contare in modo certissimo con la debolezza costituzionale dell’avversario (oggi colui che cerca di difendersi dal terrorismo). E tale debolezza consiste proprio nella nostra generale tendenza ai devastanti e paralizzanti «distinguo». Che è poi proprio il «sottil-pensante» gettare acqua sul fuoco della spontanea tendenza a difendersi in modo davvero deciso. Chiamiamolo anche «buonismo», oppure «garantismo».
Ebbene io credo che, finché i terroristi sapranno di trovarsi sempre e comunque davanti a questo genere di reazione, non avranno mai alcun vero motivo per preoccuparsi. Infatti il loro successo sarà sicuro. Possiamo quindi moltiplicare a volontà analisi e proclami perfino roboanti. Ma nulla cambierà mai se essi resteranno nei limiti del tutto prevedibili della retorica democraticista e garantista appena descritta. Qualunque grido di guerra lanciato in questo linguaggio sarà infatti sempre un miserando e patetico belato. Che ovviamente non farà paura proprio a nessuno.
Ma sta di fatto che quella che siamo vivendo è indubitabilmente una guerra. Anche se noi facciamo di tutto per far finta che essa non sia stata mai dichiarata. Ne va infatti del poter continuare a condurre la vita dissipata che ci sta più a cuore. Vita che esige lo status almeno apparente della «pace». Ordunque, ogni guerra ha un nemico, che lo si accetti o meno. Ed ogni nemico si combatte per davvero solo e soltanto incutendogli paura, anzi terrore. Nessun esercito all’assalto, per quanto composto di soldati valorosi, ha la minima chance di vittoria se non incute paura al nemico. Insomma, come da sempre si  sa, «à la guerre comme à la guerre!». E quindi smettiamola una buona volta di belare e piagnucolare. Non diciamo che, di fronte alla minaccia terrorista, dobbiamo continuare a vivere come viviamo (cioè come se niente fosse) non permettendo così che il terrorismo «cambi il nostro stile di vita». Dire questo significa non aver compreso davvero il senso profondo degli eventi. Perché il nostro stile di vita è improntato esattamente a quella debolezza rilassata, viziosa e corrotta che è proprio quanto nel nemico eccita il disprezzo e la conseguente voglia di combatterci, schiacciarci ed annientarci. E bisogna dire che lo meritiamo non poco! Del resto è proprio su quest’indignazione che si basa buona parte della certezza di vittoria del nemico. Voler vincere contro un nemico spregevole è infatti del tutto spontaneo. Dunque addirittura fonte di gioia.
Pertanto anche questo nostro appello ad una sorda normalità ha pochissimo di fiero, ed è quindi solo un patetico belare. Il belare del gregge che, alla vista del lupo, fa semplicemente come se non ci fosse. E così si illude di poter continuare a riempirsi la panza e poi deliziosamente scorreggiare e defecare. Che spettacolo indegno! No, occorre ben altro. Noi dobbiamo avere finalmente il coraggio di urlare proprio questo : – «Noi non abbiamo paura di voi, e ve lo dimostreremo proprio non continuando più a vivere come abbiamo fatto finora, cioè come larve e ‘fuchi’ (Platone, Repubblica). Invece ci leveremo come un sol uomo, come un unico esercito in armi e pronto a combattere. Ci leveremo per uccidervi! Non vivremo più per la pace ma per la guerra». Guerra però non contro l’Islam, ma contro il terrorismo islamico. Così come contro qualunque altro terrorismo. E così come contro qualunque nemico. È solo questo e nient’altro. Ed è estremamente semplice. Becero, grossolano, rozzo, brutale, poco strategico quanto si vuole. Ma è vero, e dunque autentico. E solo l’autenticità riscuote davvero credito. C’è dunque da giurare che proprio solo questo farebbe finalmente tremare ed esitare il nemico. E dunque solo così le sue armate segnerebbero il passo e forse per la prima volta arretrerebbero. Finora non è mai successo, nonostante quella roboante «prevenzione» da cui ci aspettiamo tutto. Che significa ancora una volta continuare tutti a fare i nostri porci comodi, mentre intanto  i professionisti si incaricano di combattere. Oggi quei muscolosi Rambo, sofisticatissimi, armati fino ai denti e strapagati. Eh no, no che non funziona! Toynbee (Il mondo ellenico) ce l’ha mostrato mostrandoci le fiere ed agguerritissime Legioni romane schierate invano ai confini dell’Impero, e composte appunto da questo genere di professionisti. La loro sofisticazione stessa era ed è il segno più chiaro della debolezza corrotta di ciò che inutilmente tentano di difendere. Dunque i legionari e rambo sono solo dei giganti con le gambe di argilla e con le viscere di burro. Non hanno dietro alcuna forza, alcun credo, alcuna luce. Solo una buia e lercia corruzione.  Ed i nostri  nemici lo sanno benissimo.
Così non vinceremo mai, nonostante i proclami ipocriti ed irresponsabili dei nostri politicanti. Vinceremo invece solo diventando un solo popolo in armi. Nessuno può vincere contro un popolo in arme. Perché il nemico allora saprà che potrà ucciderne 10, 100, 1000, un milione. Ma altrettanti si leveranno, con sete di vendetta ancora più grande e devastante, per schiacciare l’invasore.
E però per tutto ciò è richiesto un requisito fondamentale. Dovremmo infatti saper rinunciare a ciò che vogliamo a tutti i costi mantenere in piedi. E che in nemico vorrebbe invece strapparci. Senza sapere egli stesso che in tal modo agisce in realtà come il medico deciso ad estirpare un immondo cancro. Che è proprio il nostro amato e sacro «stile di vita europeo-occidentale, liberal-democratico, tollerante, etc….».
In verità solo corrotto. Dunque, se non l’abbiamo ancora capito, il nostro medico è proprio l’Isis! E così quello che l’Isis vuole combattere è in realtà il nostro vero nemico interno, di cui quello apparente (l’Isis stessa) è solo involucro esterno. È un nemico nato e cresciuto davvero in noi, nel nostro spirito. Cioè proprio quello che ora vorremmo salvare a qualunque costo. Tanto che le nostre più fertili menti (primo Nietzsche) ne hanno riconosciuto le sembianze negli ultimi due secoli : – Nichilismo! Che è poi l’avvilupparsi ebbro ed estatico nella propria corruzione.
Come ho già scritto (Saper morire, in http://www.succedeoggi.it), dobbiamo divenire nuovamente capaci di morire, di perdere peso, di “tramontare” (Nietzsche). Questo soltanto sarà il chiaro segno della nostra volontà di guerra. Dato che in guerra già siamo. E dunque questa guerra va vinta non appena per vincerla. Ma perché ciò che è davvero in gioco è la nostra stessa guarigione, la nostra stessa rinascita. Dipende solo sa noi far sì, credendoci, che essa sia davvero possibile.
Altrimenti, Isis o non Isis, noi siamo già perduti!

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