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Archive for 19 novembre 2015

Bisogna tenere accesi i palchi…», dixit Tiziano Ferro. Citato, inoltre, anche un Paul McCartney che avrebbe minacciato (di «…doversela vedere con lui») chi attenta in qualunque modo alla libertà.

È insomma la risposta del mondo occidentale dello spettacolo a quel terrorismo che pretende di rappresentare l’Islam. Evidentemente però non potendolo affatto. Come perfettamente spiegato oggi su Rai radio 2 da un intellettuale islamico – il terrorismo del Califfato appena si limita a sfruttare la religione per fini politici, e perfino (sembra) economici.

Ma il mondo dello spettacolo, in particolare quello appena menzionato, ha davvero da dire una parola autorevole entro una tematica così delicata, profonda e complessa? Non parlo naturalmente qui dello spettacolo al quale è (forse) da attribuire una s maiuscola. E cioè quello fatto da chi vive comunque in modo mortalmente serio i problemi civili ed esistenziali (che sia anche solo in un modo puramente estetico).

Insomma, affermazioni come quelle citate non appartengono forse fin troppo ad una cultura che pretende di porsi come autorità all’identico modo del paninaro di recente successo che si fa pubblicità attraverso un elogio della tenacia? La tenacia di chi non molla mai a fronte dello scopo di giungere finalmente a guadagnare soldi a palate. Appunto vendendo panini! E così risale dall’evidenza del suo successo ad una vera e propria retorica morale che dovrebbe poi fare scuola. Costituendo appunto un’autorità, e cioè un modello da imitare. Retorica entro la quale si sprona ad impersonare il (supposto) valore del «boia chi molla» quale promessa di sicura ricompensa per una tenacia che tranquillamente, e soprattutto indifferentemente, può puntare al Bene-Bello-Giusto così come al più bieco e volgare utilitarismo capitalista-consumista. Sta di fatto che in Occidente, almeno sul piano del vissuto quotidiano medio, sembra proprio questo genere di cultura quello che fa modello, e così costituisce di fatto un’autorità morale. Almeno sul piano medio, e quindi per la forza della sua estensione, è di fatto la sola autorità morale che conosciamo. E ri-conosciamo!

Bè l’appello di Tiziano Ferro (trascinante con sé anche un McCartney che probabilmente, pur essendo appena un uomo di quel tipo di spettacolo, meritava ben altro contesto) non si appiattisce forse proprio su questo piano? La risposta morale al terrorismo, risposta che dovrebbe essere in primo luogo spirituale (per ambire ad avere davvero un valore), dovrebbe insomma essere quella di perpetuare, davanti all’orrore, le nostre svagate feste orgiastiche collettive? Ebbene, se la loro esistenza è senza dubbio segno di «libertà», al di là di questo, quali valori in esse vengono rappresentati, affermati, ed infine appunto proposti come modello? Dato che ci troviamo sul piano dello spettacolo (e precisamente di un certo genere), la risposta può essere una sola : – divertimento! Tout court! Cultura solo se decidiamo di attribuira a tutto ciò proprio tale valenza. Ma è solo una decisione. Giustificata quanto si vuole, ma comunque arbitraria.

Ora, ci siamo chiesti davvvero perché il terrorismo sta fiorendo e prosperando proprio nel seno della cultura islamica?

Ebbene, io non pretendo di certo di dare una risposta esaustiva a questa così complessa questione. Certamente sociologi, politologi ed esperti della materia, sapranno dare una risposta ben più esaustiva e corretta della mia. Pertanto non posso che proporre altro che un solo punto di vista. Che però credo abbia l’importanza di un punto di vista che si sforza di cogliere l’essenza del fenomeno (o almeno una parte di essa).

Ci siamo chiesti perché gli attori di questa tragedia sono islamici europei? Cioè nemmeno abitanti della Banlieu, come giustamente è stato notato, ma invece abitanti di rispettabilissime e borghesissime villette a schiera. Ma chi sono costoro? Essi sono gli esponenti di una seconda (o magari anche terza e quarta) generazione di immigrati? E chi è l’immigrato ? Egli è sostanzialmente un emigrante ! Dico emigrante! Noi italiani (specie del Sud) conosciamo bene il senso ed il peso di questa parola. Ebbene, l’emigrante è uno che va via dal suo paese anche perché tutto sommato lo vuole. Ma non lo vorrebbe se non dovrebbe. E senza farla tanto lunga, cosa implica questo? Implica in primo luogo il cordoglio. Nascosto quanto si vuole sotto le motivazioni razionali, ma comunque presente. Sempre e comunque. Ma il cordoglio non indebolisce appunto le motivazioni che spingono all’abbandono della propria terra. Fortissime, altrimenti inefficaci. Ed anche qui non è il caso di farla tanto lunga, per cui impiegherò una sola parola per descrivere la negatività della situazione dalla quale si fugge : – «Noia!». Sentimento al quale possono essere riconosciuti tanti altri volti, corrispondenti poi alle emozioni e situazioni collegate : – miseria, desolazione, sconforto, senso di vuoto, impotenza…! E chi più ne ha più ne metta.

Ebbene, i padri, nonni o bisnonni dei nostri terroristi islamico-europei lasciavano tutto questo, e che nella loro anima e nel loro cuore poteva ben riassumersi appunto come «noia», per varcare il mare e stabilirsi in grige, sorde e gelide metropoli del Nord. Cosa potevano trovarvi se non l’esatto opposto stesso della «noia», che intanto continuavano ad avere nell’anima e nel cuore. E cioè qualcosa di sorprendentemente ancora più terribile. E cioè il «cordoglio». Ossia l’ancora più desolante e disperante esperienza della perdita definitiva della propria identità. Ma intanto erano lì e non potevano più tornare indietro – più ancora che per sé stessi, lo stavano facendo per i loro figli, nipoti e pro-nipoti. Ma costoro, comunque, avrebbero fatalmente ereditato, insieme a queste ottime intenzioni, proprio il «cordoglio». Non ho bisogno di dire di più!

Una sola cosa ancora, però. Qual’era il volto di quel paese in cui essi erano nati ma nel quale comunque, fatalmente, per ciò che avevano anch’essi nel cuore e nell’anima, erano anche stranieri?

Era il volto del tutto opposto a quello del loro remoto e sordido paese della «noia». Il volto riassunto, tra l’altro, proprio da elementi come «libertà» e «divertimento». Al di là di tutto, lussi per ricchi e viziati! Lussi che il loro remoto paese della «noia» mai si era potuto permettere, e mai nemmeno avrebbe potuto farlo.

Ma ora proprio quel paese remoto inizia a pulsare inviando nell’etere messaggi che parlano contro tutto quello che essi sono intanto chiamati a vivere in quel salvifico Occidente nel quale continuano, intimamente, ad essere stranieri.

Ecco! Se volete, ciò può essere la spiegazione di tutto.

E volete allora davvero che il tenere-accesi-i-palchi possa essere una risposta adeguata a tutto questo?

Suvvia, siamo seri!

 

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