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Archive for 2 agosto 2014

Abstract.

In questa recensione del “Diario intimo” e dei “Pensieri” del poeta francese Sully Prudhomme prendiamo in sintesi atto della rilevantissima evidenza di una riflessione filosofica entro un discorso sostanzialmente poetico.
Nonostante sia poetica, tale riflessione non ci sembra però affatto per principio non-filosofica , anzi essa appare essere per certi versi ancora più profondamente pensante di quella della filosofia pura. Ma proprio in quanto alternativa di pensiero, essa appare anche essere connotata da un atteggiamento naturalmente critico verso quest’ultima, o almeno sembra poter essere  il campo di possibili deduzioni in questo senso. E ciò a partire da una posizione in cui la dimensione del sentimento viene significativamente opposta a quella del pensiero, ma senza affatto ambire a sostituirlo.
In ogni caso l’intensa riflessione filosofica da noi riscontrata nei testi di Prudhomme (specie intorno a temi prossimi alla Fenomenologia ed alla dottrina dell’Essere) ci sembra supportare un’ipotizzabile posizione filosofico-poetica connotata da una rilevante tendenza ad un Realismo oggettivista, ma affatto in senso riduzionista. E tale posizione, squisitamente filosofica, ci sembra di grande rilievo nel panorama filosofico moderno. Essa sembra infatti affiancarsi naturalmente al Realismo religioso, fortemente prossimo alla metafisica, che nell’ultimo secolo ha assunto una posizione fortemente critica verso il tendenziale soggettivismo del pensiero moderno.
In particolare ci sembra che entrambi i realismi (nel generale recupero del valore del concetto di un “mondo fuori di noi” ed in generale dell’oggettività) valorizzino quella posizione naturalmente ingenua dell'”uomo comune” che troppo è stata disprezzata e stigmatizzata dal pensiero moderno.
Sia su questa base che inoltre sulla base delle evidenze riscontrate direttamente nella riflessione di Prudhomme, ci sembra infine che nel complesso la posizione filosofico-poetica si approssimi fortemente alla metafisica religiosa.
Pertanto, anche in relazione a nostri altri recenti studi, diremmo che tale prospettiva può essere considerata occupare una “terza posizione” (appunto molto prossima a quella della metafisica integrale) in uno scenario di pensiero nel quale teologia, fede e sentimento, si oppongono polarmente a filosofia, ragione ed intelletto.

Testo.

Crediamo si possa senz’altro dire che tra i tanti filosofi-poeti che hanno costellato la storia della letteratura vi siano forse i migliori filosofi. E ciò molto probabilmente perchè essi filosofi puri non lo sono.
Di questo bisogna tenere conto davanti alla famosissima severa condanna contro la poesia che fu pronunciata da Platone nella Repubblica. E però tale condanna va lasciata in tutto il suo valore, ed affatto revocata, in quanto le sue motivazioni (vedi María Zambrano, Filosofia e poesia, Bologna : Pendragon 2010) andarono molto probabilmente molto al di là delle apparenze. Non si trattava in realtà di opposizione pregiudiziale alla poesia, ma molto più del porre in primo piano le esisenze di una paideia finalizzata alla morale politica come interesse primario della filosofia. E ci sembra che la recente scoperta (Giovanni Reale Per una nuova interpretazione di Platone alla luce della “dottrine non scritte, Milano: Bompiani 2010) di un Platone legato nel suo pensiero più all’oralità che non agli scritti confermi che questi ultimi obbedirono forse a scopi solo marginali rispetto a quelli invece ben più profondi affidati all’insegnamente orale.
Del resto ciò appare ulteriormente confermato da un’altra deduzione possibile sulla base dell’investigazione del Reale (Giovanni Reale Per una nuova interpretazione di Platone alla luce della “dottrine non scritte,IV, XVI, p. 513), e cioè il fatto rappresentato dall’assoluta secondarietà, secondo Platone, della creatività artistica rispetto all’autentica onto-creatività concepibile solo al livello del vero soggetto creante, cioè l’Assoluto.
Solo a questo livello si può parlare infatti di un Essere “vero”, e come tale anche autentico creatore. Si tratta del livello ideale, anche se al di sopra di esso c’è collocare ancora il livello del vero Assoluto, e cioè quello dell’Uno. In ogni caso il “vero essere” è da collocare al livello delle idee, mentre alle “cose” corrisponde appena un essere apparente. Il livello intermedio tra i due è proprio quello artistico, per il quale si può parlare solo di un “essere debole”. E pertanto, a livello creativo, si può parlare solo di una mera “riproduzione”.
Se dunque si tiene conto dell’autentica “cosmolatria” dello spirito greco nel suo osserssivo umanesimo (Fritjof Schuon, Logica e Trascendenza, Roma : Mediterranee 2013, p. 146-147), si può comprendere facilmente la preoccupazione pedagogica di un filosofo che intendeva scongiurare la così forte tendenza ad umanizzare il divino identificandolo alla fine interamente con l’umano
Non è pertanto per nulla improbabile un Platone che, in fondo, non condivida lui stesso la condanna decretata contro la filosofia.
Del resto sarebbe difficile credere il contrario, visto che il filosofo ateniese è riconosciuto unanimemente dagli studi tradizionali come un filosofo squisitamente “esoterico” (Fritjof Schuon, Logica e trascendenza ; L.M.A. Viola, Religio aeterna, Forlì  : Victrix 2004)  e quindi prossimissimo alla “metafisica integrale” (Georges Vallin, La prospettiva metafisica,  Forlì : Victrix 2007). E quest’ultima può essere considerata come a sua volta estremamente prossima alla filosofia-poesia almeno nella posizione che essa occupa riguardo alla filosofia pura (Vincenzo Nuzzo, Fritjof Schuon, La logica del Trascendente, in : https://cieloeterra.wordpress.com 2014).
Il punto centrale delle nostre riflessione su alcuni testi di Prudhomme ( Sully Prudhomme, Diario intimo ; Pensieri, in : Sully Prudhomme. Premio Nobel per la Letteratura 1901, Milano : Fabbri 1965) sarà pertanto proprio questo : ‒ la filosofia-poesia è, in certo modo ed in un certo senso, un’anti-filosofia. Ma (come abbiamo dimostrato nel saggio or ora citato), esattamente come accade per la metafisica integrale, ciò non significa affatto che essa sia una non-filosofia, e cioè che essa rinunci a pensare. In questo possiamo e dobbiamo confermare la nostra affermazione iniziale : ‒ i filosofi-poeti sono forse proprio i migliori filosofi.
Il perchè vedremo di chiarirlo commentando i testi di Prudhomme.
Del resto, comunque, basta solo fare dei nomi per riuscire subito a convincere chi d’istinto trovasse inusuale questa tesi : ‒ Virgilio, Dante, Giordano Bruno, John Milton, Blake, Goethe, Novalis, John Keats, Leopardi,  Hölderlin, Nietzsche, William Butler Yeats, Pessoa, Yukio Mishima….
In ogni caso si può dire che essi abbiamo abbondato soprattutto nella modernità, e ciò non è affatto strano se si considera il tradimento della originale ed originaria vocazione della filosofia entro il pensiero moderno (Pierre Hadot, Che cos’è la filosofia antica?, Torino: Einaudi 2010 ; Vincenzo Nuzzo, “La ‘filosofia antica’ di Hadot è veramente antica?”, in : https://cieloeterra.wordpress.com 2014).

Ma vediamo subito cosa possa significare essere filosofo-poeta alla luce del significato che ciò ha avuto nella vita ed opera di Prudhomme (Gabriel d’Aubaréde, La vita e l’opera di Sully Prudhomme, in : Sully Prudhomme. Premio Nobel per la Letteratura 1901, p. 23-45).
Prima però di addentrarci in queste precisazioni, dobbiamo far rilevare che tale significato corrisponde del resto impressionantemente a quanto abbiamo sostenuto anni fa in un nostro saggio (Vincenzo Nuzzo, Domani io tornerò.  In: https://cieloeterra.wordpress.com 2004). Il poeta-filosofo corrisponde ad una tipologia antropologica psicologica e spirituale che noi in molti nostri scritti abbiamo descritto come l'”inerme”. Le sue caratteristiche sono molteplici (in primis, com’è ovvio dalla definizione, vi è quella dell’inoffensività) ma quella che deve risaltare qui è soprattutto quella dell’essere di fatto un “non nato”, ossia, in parole povere, un uomo che non è di questo mondo. Caratteristica che è poi connaturata al poeta (Vincenzo Nuzzo, Il poeta, un fesso che ascolta. In: https://cieloeterra.wordpress.com 2004), che impresta alla tipologia qui delineata la fondamentale caratteristica  del recare nel proprio intimo una ferita profonda ed inguaribile (la quale rende impossibile accettare il mondo così com’è eppure rende capaci di amarlo in un modo che non ha pari ‒ e la psicologia fa qui solo un volgare riduzionismo banalizzante parlando di cose come “ferita dei non amati” e “puerilismo” : ‒ Peter Schellenbaum, La ferita dei non amati, Como : RED 1995; Marie Luise von Franz, L’eterno fanciullo, Como : RED 1989). Il che implica l’essere ad un tempo ingenuo, introverso e cronicamente diverso e disadattato rispetto alle diverse condizioni medie dell’umanità e della mondanità. Una delle conseguenze di ciò è il dominio nella sua vita psichica e spirituale di una passionalità sentimentale (propria del poeta) che gli impedisce di darsi a qualunque forma di logica rigorosa. E ciò lo rende per definizione inadatto alla filosofia intesa come incentrata su questo tipo di logica. Affatto però inadatto alla filosofia. Infatti, come dimostrato da Schuon (e nella nostra recensione di commento), la filosofia, ancor più se autenticamente metafisica (e come tale forse ancora più intensamente e genuinamente filosofica), non manca nè di intellettuale nè altresì di logica.
Da tutto ciò emerge comunque che la condizione del filosofo-poeta non può non andare di pari passo con un determinato genere di attitudine esistenziale. Attitudine esistenziale che poi si rivela decisiva nella sua presa di posizione verso la filosofia.
Nell’introduzione ai suoi testi da parte del D’Aubaréde tutto ciò emerge piuttosto chiaramente per Prudhomme. Una sua sintetica affermazione lo dimostra più di ogni altra cosa : ‒ “Sono poeta, sono filosofo? Ringrazio Dio di non avermi mutilato per fare di me l’uno e l’altro”. La filosofia pura è dunque mutilazione dello spirito. Come non concordare visto che la filosofia del puntiglioso rigore,  insiste tenacemente sulla sistematica restrizione di orizzonti per prevenire un loro allargamento, sentito come pericoloso in quanto “non scientifico” (ne fa fede quella moderna filosofia accademico-canonica che proprio questo richiede nel giudizio circa l’adeguatezza dei temi trattati)?
Il primo tratto della filosofia-poesia, così come qui delineatosi, appare essere dunque quello dell’ampiezza di orizzonti dello sguardo. Sguardo, ovviamente, tanto più intellettuale quanto più poetico.

(Il resto dell’articolo, di 14 cartelle, sarà volentieri messo a disposizione dall’autore in copia cartacea a chi lo richiedesse)

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