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Archive for 1 aprile 2014

Ma che significherà mai questa vorticosa girandola di nuovi “scrittori” intorno a scabrosi-temi-di-attualità?
Una volta trattavasi di letterati disoccupati, professionisti o anche dilettanti. E così più o meno andava meglio. Ma oggi sono in genere tecnici approdati alla scrittura-per-vendere : ‒ magistrati, bancari, assicuratori, ingegnieri.
Magistrati ce n’è a bizzeffe. Pare che conoscano l’uomo. Ma quale uomo? L’ homo peccans!
Perchè non i medici allora? Questi invece scarseggiano.
E non a caso l’attività letteraria degli emergenti ruota intorno a ciò che oggi più colpisce il pubblico : il morboso. Si tratta infatti del trionfo assoluto della letteratura criminalistica.
Epigoni, insomma, degli effettivamente grandi Dashiell Hammet, Raymond Chandler, Friedrich Dürrenmatt. Ma quanto più piccoli questi quà! Quanto fortuita, frivola, flebile e superflua l’intera circostanza del loro “scrivere”! Eppure ad essi quanti onori di cronaca!
Conta molto più il ruolo svolto (maxime nel caso dei magistrati), cioè la consuetudine di fatto con il marciume umano-mondano. Di questo essi sanno moltissimo. E tanto che ci hanno fatto il callo, acquisendo peraltro, come capita a polizziotti, confessori e psichiatri, anche una certa destrezza riflessa in quegli affari. Insomma sanno bene di cosa raccontano. Ed a tratti sembra quasi che ne condividano lo spirito.
E lo dimostrano i loro modi : quei vezzosi e così affascinanti resti di originari dialetti del sud resi sfarzosamente barocchi dall’inurbamento in una capitale, il sentore di rilassato consenso alla debauche del quale sapientemente rivestono la loro Weltanschauung condendola con strascinatezze dell’eloquio da consumati viveur goderecci.
Come attira tutto questo la generale simpatia! E perfino il consenso! Si dice : ‒ “Io l’ho conosciuto. È molto simpatico! Anzi, affascinante direi!”
Simpatico! Affascinante!
Fermiamoci un attimo.
A cosa vegono chiamati sempre più spesso questi professionisti dello scrivo-vendo-piaccio?
Vengono chiamati a commentare temi di pubblico dominio,  proprio come si chiederebbe a chi possiede chiavi interpretative ed argomenti di approfondimento e chiarimento di questi temi. Parlo insomma di un pensiero!
Ma dov’è mai qui il pensiero?
C’è la simpatia, il fascino dell’eloquio, dell’aspetto, del ruolo, l’ingombrante e fatuo chiacchiericcio che, come un’atomica, spiana tutt’intorno per chilometri qualunque ombra di seria ponderazione.
Ma dov’è il pensiero?
Cioè, visto che costoro sono ormai i nutritori intellettuali delle masse, qual’è mai il cibo (“spirituale”) di cui queste ultime si nutrono?
Chissà se qualcuno si accorgerà di questa riflessione?

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