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Archive for 26 Mag 2013

Il racconto narra del re Agide IV, che visse a Sparta tra il 265 ed il 241 a.C., ed inoltre vi regnò per pochi anni, entrando poi nel novero di quei re per così dire veramente “galantuomini”, i quali pagarono il loro purissimo idealismo politico con il ludibrio e la morte.

Vittorio Alfieri ne parlò in una delle sue tragedie, non a caso dedicata al quel Carlo I di Inghilterra che, come Agide ed altri pochi altri re di questa fatta, trovò la morte nel corso della rivoluzione di Cromwell. E peraltro proprio per le sue convinzioni religiose.

La vicenda è narrata da un punto di vista molto personale, il cui nucleo è quello del valore da noi attribuito alla politica ideale, cioè intensamente etica, vissuta da un Agide immaginario (e molto autobiografico) sullo sfondo di un processo di evoluzione spirituale che lo porta poco a poco a chiarire il mistero dell’identità profonda, divino-umana, di ogni uomo.

Anche in questo racconto trovano voce molte letture contemporanee allo scritto, letture filosofiche e letterarie : ‒l’Apologia di Socrate ed il Critone di Platone, Il Poema sulla natura di Parmenide, gli scritti dei filosofi presocratici, la metafisica indù dei Veda, della Baghavadgita e delle Upaniṣad, la metafisica mazdeico-avestica e la metafisica ebraica dello Zohar (molte delle riflessioni qui esposte sono quelle già da noi trattate nel saggio La rivolta della fedeltà in nome del mistero e contro la ragione).

Anche qui si rende presente comunque l’Oblomov di Gončarov, da noi considerato prototipo umano della Quiete come supremo valore metafisico. Ed inoltre lo scenario storico-culturale è dedotto dall’opera di Arnold Toynbee dal titolo “Il mondo ellenico”, entro il quale è nata in noi la suggestione del possibile operare entro la vicenda di Agide del mistero delle due divinità concorrenti con il Cristianesimo al tempo dell’Impero romano, e cioè Mitra e Giove Dolicheno.

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Si tratta del racconto di un percorso spirituale nel contesto di un’esperienza esistenziale estrema e finale, nel corso della quale si verifica la ripresa di contatto da parte del protagoista con una vecchia casa di famiglia da tempo derelitta ed abbandonata.

L’intera vicenda si svolge in San Giovanni, una cittadina limitrofa a Napoli e da tempo ingoiata nella sua degradata periferia industriale. È quindi una storia dedicata al valore degli emarginati e degli ultimi, che si tratti di uomini o anche di cose.

Ciò che viene descritto è comunque un vero percorso di resurrezione, che si compie sullo sfondo di un misterioso processo che a sua volta, decorrendo sotto gli eventi, punta al raggiungimento di una condizione di stasi e quiete ponentesi interamente al di fuori dei valori così ossessivamente perseguiti dalla moderna società.

Il tessuto narrativo si interseca comunque con una riflessione filosofica incentrata  sulle tesi esposte dal filosofo goriziano Carlo Michelstaedter nel libro dal titolo “Persuasione e rettorica”, che egli scrisse come tesi di laurea poco prima di suicidarsi.

Come ulteriori presenze filosofiche e letterarie fanno capolino nel tessuto narrativo anche l’Apologia di Socrate di Platone, I pensieri di Confucio, e l’Oblomov di Gončarov.

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Questo scritto si basa, come materiale di lavoro filosofico e testo di riferimento comportamentista, su un manuale dedicato a medici, genitori ed insegnanti, che espone  a fini pratici (educativo-riabilitativo) i fondamenti di una dottrina psico-neuro-fisiologica e psico-neuro-comportamentale.

Tali fondamenti sono a loro volta basati su evidenze sperimentali dedotte tanto da studi anatomo-fisiologici sul cervello umano, quanto da studi psicologici sul comportamento umano, quanto infine da esperienze accumulate nella prassi psico-terapeutica ispirata ai principi cognitivo-comportamentali (nella forma particolare della riabilitazione di disturbi aggressivi del comportamento e di disturbi dell’apprendimento).

La tesi tecnico-pratica di fondo del libro è che i disturbi di apprendimento siano trattabili su un piano riabilitativo del tutto equivalente a quello sul quale vengono trattati i disturbi del comportamento in generale.

Il procedere tecnico esposto viene riagganciato al principio generale, tipicamente comportamentista, che il comportamento viene strutturato dai “premi” (o “rinforzi positivi”) e de-strutturato dalle “punizioni” (o “rinforzi negativi”).  (altro…)

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Questo saggio rappresenta un’esplorazione critica della legittimità di esistere da parte del moderno vitalismo, specie nei suoi risvolti religiosi.

Ci riferiamo con ciò al valore incondizionato attribuito all’idea di un Dio Vivo ed incarnato in opposizione all’idea invece di un Dio-Uno-Tutto assolutamente trascendente, e da considerare amoroso e creatore solo nella misura in cui ne viene fatta salva l’inviolabilià e l’assoluta purezza metafisica.

L’esplorazione viene condotta per mezzo dell’esame della visione di filosofi, teologi, storiografi e mitologi.

Per vitalismo religioso si intende comunque qui quel movimento di idee, specie teologico, che tende, nel criticare la Chiesa- Istituzione, a sostenere il valore alternativo rispetto ad essa di un Dio incarnato (il Cristo), il nucleo del cui messaggio sarebbe sostanzialmente sovversivo rispetto a tutto ciò che è tradizione, ordine e legge.

In particolare la critica espressa  in questo libro è rivolta contro la tendenza del moderno vitalismo religioso a sottrarre ogni valore allo statico, specie nella sua forma civile-comunitaria tradizionale (le forme della città e della civiltà, che affermano e rivendicano il loro diritto inalienabile ad esistere e persistere), per attribuire invece tutto il valore al solo dinamico.

Dopo il saggio dedicato al conservatorismo, si tratta insomma con questo altro scritto dell’esame della possibilità di sostenere in modo risoluto il valore del Passato nel contesto di un presente moderno che invece contro di esso si schiera anche dal punto di vista religioso.

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